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11 settembre 2011

Il party all'inglese


Il padrone di casa mi ha coinvolto per tutta la settimana nelle operazioni per ripulire il suo giardino da erbacce, erba secca, canneti e dai topi morti tolti dalle canalette dell'acqua. Tutto questo per il grande party del sabato sera.

Dopo una settimana di duro lavoro sabato mattina abbiamo finalmente finito e io, libero dagli impegni, mi sono concesso un pomeriggio al centro con un amico.

Sono tornato a casa giusto in tempo per l'inizio della festa.

Ovviamente, avendo io pulito il giardino come non accadeva da anni in codesta famiglia, ero ansioso di vedere l'effetto scenico della cosa, con le luci accese, le candele e la gente sul prato rasato di fresco, ma con mia somma sorpresa all'arrivo a casa ho trovato tutti chiusi in cucina, e le luci nel giardino spente.

Dovevo aspettarmelo. Il mio più grave errore è, ed è sempre stato, pensare agli inglesi come a gente normale.

In un party italiano, tempo permettendo e avendo a disposizione un giardino enorme come quello del mio padrone di casa, si sarebbe fatto un barbecue con almeno una tonnellata di legna da ardere e una tanica di benzina, e sul fuoco vivo si sarebbe arrostito un maiale vivo e mezzo capretto, il tutto cucinato ad una temperatura impossibile da un cuoco vestito interamente con lastre di Eternit e con i guanti da fabbro di quelli in uso nei cantieri delle Ferrovie dello Stato. E per sgrassare lo stomaco insalata fresca e secchiate di vino rosso di quello forte, così forte da poter sverniciare una paratia di nave traghetto e con il potere di stordimento secondo solo alla morfina adoperata nelle cliniche per malati terminali.

E invece al mio arrivo a cena l'unico prodotto salato che ha fatto da piatto unico è stato una specie di tortina di zucchine, grande quanto una pizza margherita e altrettanto spessa.

Come altra alternativa salata c'erano carote tagliate a listelli da intingere nell'humus, cracker e diversi formaggi. C'era anche il gatto, e l'avrei azzannarlo pure se il bastardo non si fosse prontamente nascosto sotto il forno.

Non avendo molta scelta e volendo comunque restare con loro per sciogliere un po' il mio inglese ho fatto buon viso a cattivo gioco e mi sono semplicemente abbuffato di champagne, fino a rasentare il coma etilico e l'incoscienza tipica di chi fa cure a base di oppiacei.

La serata stava proseguendo allegramente, stavo tenendo conversazione con una vecchia che aveva dei baffi alla Tom Selleck e che mi raccontava di quando aveva bendato Tutankhamon per la sepoltura nelle piramidi della Valle dei Re in Egitto.

Alle dieci stavo morendo di fame e quindi feci l'unica cosa sensata che una persona digiuna e con solo alcol in corpo poteva fare, ovvero continuare a bere champagne. Alle dieci e mezza davo pacche sulle spalle a vecchietti causando ematomi e incrinando vertebre e parlavo italiano con tutti.

Qualcuno mi capiva pure, c'erano due o tre persone che parlavano un discreto italiano.

Ma a quel punto la domanda del "perché sei venuto a londra?" mi suonava più come una domanda del tipo "ma perché sei qui in questo momento storico e non in galera? ubriacone che non sei altro?"

Comunque, proprio mentre stavo amabilmente conversando di meccanica quantistica (da quel che mi ricordo io, ma poteva tranquillamente essere altro, tipo le similitudini fra la merda di piccione e il correttore liquido) la padrona di casa ha fatto l'entrata ad effetto portando il dolce.

Dolce composto da biscottini e frutti di bosco mischiati ad una tonnellata di panna montata. Un dolce mai visto prima e con un nome che ho, ovviamente, dimenticato praticamente subito. Lo stesso dolce che, posato in un angolo del piano cucina, il gatto si stava leccando neanche mezz'ora prima. Lo stesso gatto che tempo addietro aveva squartato e mangiato in giardino un piccolo piccione. Lo stesso piccione che ... no basta.

Ma probabilmente ero stato l'unico a vederlo (anche se ho i miei dubbi) o forse era per la gran fame, ma fatto sta che tutti gli ospiti si sono fiondati (e sì che c'era gente con protesi all'anca) a raccogliere piatti e cucchiaini per poter assaggiare cotanta bontà dispersa in panna, peli e saliva di gatto.

E a quel punto la mia serata è finita, ho rifiutato il dolce "no è che sono pieno, ho mangiato troppo humus, ma grazie eh" e sono andato via.

Mezz'ora dopo calavo la pasta... spaghettata di mezzanotte, evvaiiii!!




8 settembre 2011

Piccole pesti crescono



Forse è perché sono lontano da troppo tempo, o forse solo perché sono i miei nipoti, ma guardando queste due foto mi sono commosso e riempito di gioia. 


Questo post non è per voi ma per loro, per fargli sapere che mi mancano ogni giorno, e che non vedo l'ora di tornare per potermeli strapazzare di coccole (e con la grande sarà una lotta, conoscendo il tipetto).


Lo zio Dome :)







2 settembre 2011

Gloria Gaynor



È da un po' di tempo che non scrivo nulla sul blog, il fatto è che sono parecchio impegnato, il tempo a mia disposizione è poco e di solito quello che ho lo dedico a dormire, o mangiare. Stasera si è manifestata la condizione ideale per scrivere, cioè sono fortunatamente libero e sbronzo, e allora ne approfitto per tediarvi un po' con le mie scorribande londinesi (scorribande? ma come scrivo?)

In questo periodo vedo gente, faccio cose, mi muovo e perdo tempo per la city cercando di concretizzare un lavoro, perfezionare l'inglese e non morire per autocombustione chiuso a casa.

Proprio l'altra sera ero con degli amici fuori a bere in un gay bar, c'era uno spettacolo di drag queen e non se lo volevano perdere, quindi mi sono fatto convincere ad andare pure io, tentato da una birra gratis e da una palla a specchi appiccicata al soffitto (io amo le palle a specchi, mi ricordano quando ero bambino).

La giornata non era stata malaccio, per essere un venerdì mi ero dato il mio bel da fare, avevo fatto qualche lavoro per me e poi mi ero messo a disposizione del landlord (il padrone di casa) che mi aveva fatto ridipingere camera della figlioletta.

La serata stava proseguendo nel migliore dei modi, il bar era pieno di uomini che si baciavano fra di loro e le poche donne che c'erano erano in canottiera e avevano un palmo di pelo che gli usciva da sotto le ascelle.

Strano a dirsi lo so, ma ancora più strano a vedersi.

Comunque, eravamo li che parlavamo mezzo in italiano e mezzo in inglese del più del meno, e vuoi o non vuoi il discorso è finito sulla mia ricerca di lavoro e sulla situazione attuale del mercato londinese.

Ovviamente eravamo brilli, quindi il tutto si è tramutato in un discorso allucinante sulla rivolta di londra e sul suo impatto nella coltivazione della patata dolce (aveva un senso lo so per certo, ma qui da quasi sobrio non mi viene di replicare la cosa, scusatemi)

Ad un certo punto, mentre in un angolo due uomini si scambiavano metri di lingua, siamo scesi nel dettaglio della rivolta. E cosi ho scoperto che i miei due amici hanno partecipato ai primi scontri a Brixton, ridente quartiere giamaicano di londra. Onestamente non me lo sarei mai aspettato da due persone calme come Ghandi e pacifiche come una vacca indù, e invece così è stato.

"Scusate ma quindi fatemi capire, voi avete sfondato vetrine, lanciato sassi contro poliziotti e distrutto macchine?"

"Beh non proprio"

"In che senso non proprio? io ho visto gente uscire da negozi con monitor al plasma, impianti HiFi, casse di vino, voi che diavolo avete fatto?"

"Guarda noi abbiamo sfondato solo una vetrina"

E cosi mi hanno raccontato tutto. Erano in strada a Brixton, la folla stava demolendo Foot Locker in cerca di scarpe, loro erano dall'altra parte della strada, il fumo li stava rendendo neri carbone, il caldo stava seccando le loro pelli vellutate e la gente sembrava impazzita. E allora hanno fatto quello che chiunque sano di mente avrebbe fatto in quella situazione, hanno preso un sasso e l'hanno scagliato contro la vetrina di Body Shop.

"Perché proprio Body Shop?"

"Io la TV al plasma ce l'avevo già a casa, mi serviva una crema corpo e lui voleva un balsamo per i capelli secchi e qualcosa per le doppie punte"

"Capisco"

Ma purtroppo la vetrina era blindata, il sasso è rimbalzato ed è finito contro il culo di un punk enorme. Fortuna ha voluto che l'amico era troppo preso dalla distruzione per prendersela con loro, o forse era solo troppo stupido, non lo sapremo mai, quello che sappiamo è che per vendicarsi della sassata il genio si è scagliato contro la vetrina di cui sopra, sbavando e imprecando in una lingua ai più sconosciuta, cercando e infine riuscendo a demolirla.

Il più era fatto. Con il favore della notte, il fumo e la gente per strada è stato facile entrare e saccheggiare il negozio. A compiere l'insano gesto c'erano loro due e quattro ragazze obese che cercavano fanghi contro la cellulite. Non si è capito come fossero entrate le quattro grassone, visto lo stretto passaggio nella vetrata sfondata, fatto sta che prima di uscire una di loro stava bevendo il bagno schiuma profumato al cioccolato (scambiandolo per Nesquick evidentemente).

E mentre le Drag Queen agghindate come la mia professoressa di anatomia del liceo rispolveravano tutto il repertorio di Gloria Gaynor, da "Never can say goodbye" a  
"Can't Take My Eyes Off of You" il racconto volgeva al termine, con i miei due amici in fuga verso casa, con flaconi di prodotti infilati nelle mutande e la faccia nero fumo per gli incendi.

"Scusate ma alla fine, ne è valsa la pena?"
"Beh ma tu li hai mai visti i prezzi del Body Shop?"


Come dargli torto?

3 agosto 2011

I vecchi



L'altro giorno per poco non ho ucciso un vecchietto!



I vecchietti a Londra sono dei tipetti molto carucci, li si vede andare in giro sopra delle carrozzine motorizzate, e non ho ancora capito se le usano per necessità o perché semplicemente si rompono le palle a camminare a piedi.

Spesso, quando sono per strada con le buste della spesa pesanti che mi tagliano le mani in due, mi viene voglia di scalciare un vecchio lontano del suo carretto per fregarglielo e correre via, ma ho sempre paura di venire menato col bastone di legno e quindi evito.

Quando io ero ragazzino non c'erano sti carretti, quando ero ragazzino io eravamo noi piccole pesti i carretti degli anziani.
All'epoca l'estate durava tre mesi, i tre mesi più belli dell'anno, si usciva da casa la mattina e si ritornava la sera, con una piccola pausa in mezzo per il pranzo/pennichella (la pennichella non per tutti ovviamente).

Nel paesino dove sono cresciuto io, Piale, il pomeriggio si giocava a pallone in piazzetta, che poi di piazzetta non si trattava, essendo più una strada che una piazza vera e propria, ma visto che vicino c'era una chiesa per noi era la Piazza della chiesa. Segnavamo le porte con dei grossi sassi poggiati a terra, e giocavamo a calcio per ore. A me non e' mai piaciuto particolarmente il calcio, ma all'epoca ancora non avevo deciso e quindi ci giocavo con convinzione, accumulando cadute sudore e scarpe sfondate dai "tiri di punta".


Le partite erano bellissime e duravano fino alla noia o fino a quando un evento eccezionale non le interrompeva.


Non c'erano primo e secondo tempo, ma solo delle pause dettate da motivi di forza maggiore. Il passaggio di una macchina era il più frequente, bisognava liberare la strada evitando di dare pallonate volanti alla carrozzeria di turno (è successo parecchie volte) e cercando di far camminare la macchina in modo tale da non farle pestare i sassi delle porte.

Durante il passaggio auto i più veloci di noi correvano alla vicina fontanella a bere dell'acqua fresca. All'epoca ancora l'acqua si poteva bere, le persone venivano da ogni dove a riempire taniche e bottiglie e non era ancora stata contaminata dagli scavi per l'ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria che oggi ha ridotto il vecchio borgo di Piale ad un paese semi abbandonato.


Comunque, seconda alla pausa macchina c'era il "richiamo della famiglia", che è come il richiamo della foresta ma in questo caso a gridarci di andare a casa per la merenda o qualcosa di simile erano le nostre madri, dai punti più disparati del paese: finestre, balconi, angoli di strada, qualcuna mandava un fratello minore/maggiore a fare da corriere. A quel punto era pausa per tutti e si andava a mangiare qualcosa.


Altro motivo di pausa era la Santa Messa. Non che a noi fregasse qualcosa della messa, quella era solo per la Domenica o per i giorni speciali, ma a i nostri vecchi zii e nonni si, importava parecchio. Mezz'ora prima della messa le campane suonavano per richiamare i fedeli, e dalle case sbucavano, come zombie da dietro gli angoli, tutti i vecchietti del paese. Essendo tutti bene o male "propietari di un anziano parente" a turno ci toccava una vecchia zia claudicante da accompagnare fino alla vicina chiesa.


La cosa di fatto, a ripensarci adesso, non credo mi abbia mai portato dispiacere. Accompagnavo mia zia tenendola a braccetto, e parlando del più e del meno, ascoltando la sua voce leggera e il profumo tipico che hanno le persone ad una certa età. A seconda del parente si poteva viaggiare a diverse velocità, nessuna sufficientemente elevata per noi ragazzi, ma visto che a turno ci capitava una cosa del genere raramente ci si scherzava su, prima poi sarebbe capitato a tutti.


Comunque, tutto sto po' po' di parole per dire che a me, i vecchi, stanno simpatici e mi fanno tenerezza, e per spiegare che non volevo attentare alla vita del vecchio di cui sto per parlare e che ho mensionato all'inizio di questo lunchissimo post.


Da un paio di mesi ho iniziato un corso di Inglese vicino casa, devo fare una decina di minuti a piedi e sono arrivato, comodo e indolore. Sulla via per la scuola ci sono diversi negozi e spesso e volentieri ci fermiamo a fare la spesa di ritorno dal corso.


La settimana passata ci fermiamo al solito supermercato gestito da indiani e, dietro la porta scorrevole, intravediamo un povero vecchietto che, con due bastoni di alluminio e una busta della spesa in una mano, cercava di tenere la porta scorrevole aperta per poter passare. Ma visto che si trovava direttamente sotto il sensore la porta non rimaneva aperta, ma si apriva e chiudeva in continuazione impedendogli di passare.


Ad un certo punto però la porta sembra essersi bloccata, lui prende il coraggio a due mani e si lancia in avanti. Ed in quel momento succedono due cose: la porta si chiude, e io mi lancio, come un provetto superman, per impedirlo.


Purtroppo non avevo calcolato un piccolo particolare.
D'avanti alla porta c'era una rampa per disabili fatta in casa, in legno grezzo ricoperto da una guaina di plastica. La suddetta rampa aveva un bordo alto una decina di centimetri, ed è proprio su quel bordo che sono inciampato nella foga del gesto atletico.


Riepilogando, la porta si sta per chiudere con il vecchio in mezzo,
io lo vedo con il mio sguardo da super eroe e mi lancio per bloccarla, la pedana mi fa inciampare e io comincio il decollo con destinazione "vecchioland", fortuna vuole che nello stesso momento un signore più vicino a me ha la prontezza di bloccare la porta, e fortunissima ha voluto che Fede mi abbia sorretto facendomi evitare l'omicidio/suicidio.


Mi sono preso uno spavendo del diavolo, il signore non si è accorto di nulla e per fortuna tutto è finito bene.

Non so se c'è qualcosa da imparare da questa storia, forse mi devo solo fare i fatti miei, ma non ci riesco, il super eroe che c'è in me cerca sempre di emergere per salvare gli umani dalle porte scorrevoli.

Oppure la soluzione è più semplice, ho solo da capire che se Superman aveva la Criptonite come "Tallone d'Achille" io ho le rampe per disabili.


Provate a smentirmi se potete :)




26 luglio 2011

Hard Rock



Domenica sono andato a Camden Town ed Amy Winehouse è morta.
Le due cose non sono strettamente correlate, ma la cosa può dare da pensare.






La settimana passata mia madre è venuta a trovarmi, un weekend lungo assieme ad un amica e alla di lei figlioletta. Volendole portare in un posto tranquillo e sobrio ho scelto Camden. L'impatto non è stato malaccio, abbiamo percorso buona parte del quartiere senza problemi, con mia madre attaccata alla sua videocamera manco fosse Spielberg.


Pensavo potesse avere problemi con la lingua, non parlando una parola di inglese ma la cosa non le ha creato nessun problema, ha tranquillamente conversato in italiano con tutti, senza scomporsi.


Nel pomeriggio ci siamo spostati verso il centro perché la ragazzina che era con noi aveva desiderio di vedere l'Hard Rock Cafè. Arrivati a destinazione scopriamo che una fila chilometrica ci aspetta per poter andare a vedere lo shop e per comprare qualche souvenir, ci facciamo coraggio e ci mettiamo in fila dietro un gruppetto di spagnoli.


Dopo una decina di minuti siamo già arrivati quasi all'ingresso dello shop, ed in quel preciso momento succede quello che segue. 


Una ragazza italiana mi si avvicina e mi chiede:
"Scusa, ma questa è la fila per entrare all'Hard Rock?"
"si è la fila, ma per lo shop non per il ristorante, il ristorante è dall'altra parte della strada"
"mamma mia ma è lunghissima!!"


ed io, usando il tono più ironico che avessi a disposizione, aggiungo:
"si ma non ti preoccupare, un paio di ore d'attesa e te la cavi"


Detto questo la giovane mi ringrazia e se ne va. Ma forse il mio tono ironico non era poi così tanto ironico come credevo, o la ragazza era ironico-lesa come Sheldon Cooper, perché tornata al gruppo di amici che aspettavano poco distante comincia a dire a tutti che ci sono due ore di attesa.


Io sono quasi pronto per richiamarla per dirle che stavo scherzando, che al massimo in dieci minuti sarebbero stati dentro, stavo per parlare quando inizio a sentire tutti gli amici  che cominciano a ripetere la parola "due ore?!?!" scocciati e arrabbiati. A quel punto cambio idea, ormai il danno è fatto, incontrollabile, e non posso dire nulla senza rischiare un pestaggio di massa.


Quindi sto zitto, mentre il gruppetto imprecando se ne va.


Mi sono sentito in colpa per i successivi tre minuti, ovvero per il tempo che ho atteso per entrare dentro il negozio, poi ho cancellato il senso di colpa e ho sono andato avanti.


E allora mi rivolgo direttamente a voi, se un giorno finirete mai su questa pagina, magari cercando la parola chiave "Hard Rock Cafè Londra + fila chilometrica" sappiate che un po' mi è dispiaciuto, ma solo un po', perché ammettetelo, non ci voleva un genio per vedere che una fila come quella non poteva essere lunga tanto da giustificare due ore di attesa, e perché ho fatto una battuta sorridendo come un coglione (che sono) e non l'avete colta.


Alla fine vedetela sotto questo punto di vista, vi ho fatto risparmiare soldi, che tanto chi ama il rock non và a comprare all'Hard Rock, ma ruba direttamente in casa dell'artista :D.


E quindi un saluto a voi, ed un saluto ad "Emilia Vino di Casa", che si è rovinata tanto da morirne, mandando in malora un talento eccezionale e lasciando noi fans con una manciata di canzoni e, personalmente, un vaffanculo fra i denti





10 luglio 2011

Chupa Chups

Ieri sera siamo andati a Brixton a vedere un concerto.



Brixton è un ridente quartiere con forti influenze giamaicane poco distante da casa nostra, un quartierino pieno di locali, banche e soprattutto con un ampio mercato pieno zeppo di qualsiasi cosa possa servire ad una casalinga disperata, dal cibo agli elettrodomestici passando per bambini cinesi da adottare.

L'ultima volta che ci sono stato e per sbaglio ho urtato un tizio per strada, al mio "Sorry" di cortesia ho avuto per risposta uno sgambetto (fortunatamente sono rimasto dritto).

Un posticino tranquillo insomma.

Comunque, ieri sera siamo andati a vedere sto concerto, orario di inizio, come solito da queste parti, 7.30 del pomeriggio... puntuali.

Il locale si chiama Plan B e per l'evento ospita tre gruppi, i Future Islands + Friendo + Cold Pumas 
ingresso 8 pound, noi alle 8 siamo li, paghiamo e ci ritroviamo in un enorme sala dove una palla a specchi in stile Tony Manero fa da padrona lanciando ovunque scintille di luce, l'ambiente tutto sommato sembra bellino, nonostante sia a Brixton. Su qualche tavolino ci sono dischi di vinile dei gruppi che suoneranno, e un lato del quadrato è chiuso dal bancone del bar. 

Fatto un primo giro decidiamo di bere qualcosina, qui sorge il primo problema della serata, perché a londra, fino ad ora, ho solo trovato birre schifose (per me) nei pub. Per uno abituato a bere Tennent's Super ordinare e bere una Stella Artois è un incubo, praticamente è come bere acqua gassata da una bottiglia rimasta troppo a lungo aperta.

Quindi mi oriento su qualcosa in bottiglia, sperando di azzeccare una birra decente. Ne vedo una in una bottiglia ambrata e, sperando di centrare una doppio malto, la ordino.

Bene, al tatto la bottiglia è fresca al punto giusto, mi lecco le labbra pronto a testare codesta scelta, tiro la prima sorsata e bestemmio, non è birra... la porcheria che ho comprato per la modica cifra di 4 pound è sidro, ovvero una bevanda ottenuta dalla fermentazione della frutta, mmm bello schifo, ma ormai ho pagato e me la faccio piacere.

Intanto il concerto inizia e il primo gruppo ha seri problemi con le chitarre, ne cambiano 3 mentre suonano, nel complesso mi sono piaciuti, bel sound ma il cantante è intonato quanto un forno a microonde che cuoce alluminio... peccato.

Parte il secondo gruppo e con esso arriva la mia prima birra "vera" ... bevo e mi ascolto questi Friendo, carini ma nulla di che, e mentre la cantante con un taglio cesario al posto delle labbra cerca di cantare senza stonare, a me viene il bisogno di andare al bagno (non diretta conseguenza del gruppo, solo fisiologica necessità)

Lo trovo nel seminterrato e li ho la sorpresa della serata. Ad attendermi dentro al cesso c'è un negro enorme. Ok so che detta così non suona benissimo, ma è quello che è, dentro il bagno c'è un inserviente di colore enorme, grande quanto grande mi immaginavo John Coffey leggendo il Miglio Verde (se non avete tempo guardate il film).

In questo bagno, troppo piccolo per contenere più di tre persone, questo armadio di ebano occupa metà spazio e come se non bastasse un angolo della parete è occupata da una piccola scaffalatura con sopra una decina di profumi per uomo diversi, pronti per una spruzzata al volo a seconda dei gusti della clientela, una montagnola di gomme da masticare e il supporto dei Chupa Chups che solitamente si vedono nei bar o negli autogrill.

Mi metto a fare quello che devo nell'orinatoio a parete, un attrezzo di alluminio pieno di naftalina, e mentre penso che forse hanno paura che le tarme possano aggredire gli ospiti del locale, di fianco a me arriva un altro tizio. Evidentemente va di fretta perché finisce la sua minzione in un batter d'occhio, poi si getta con impeto in quel gesto proprio del sesso maschile che solitamente e volgarmente viene chiamato "sgrullata", si richiude la bottega e, senza neanche lavarsi le mani, da un'enorme pacca al nero enorme e esce fischiettando.

Ottimo, spero solo non sia il cuoco del locale.

A quel punto ho finito pure io, mi dirigo verso il lavandino e comincio a lavarmi le mani. Lo faccio e con un occhio guardo a sinistra in direzione dell'amico armadio di cui sopra, lui intanto ha preso due salviette e le tiene in mano aspettando con pazienza che io finisca l'operazione di risciacquo. Intanto nell'aria la musica del gruppo spalla è coperta da un reggae jamaicano, che nella mia ignoranza attribuisco a Bob Marley, che esce da una radiolina buttata vicino a quella che io credo sia crema idratante (gli usi alternativi li lascio immaginare a voi) e di fianco un piattino con qualche pound a mò di mancia.

Finisco e accetto con gentilezza le salviette. Non volendo proprio dare una mancia chiedo quanto costino i lecca lecca, "1 pound mate"  sti cazzi, io pensavo di prenderne 4 con un pound, ma fa nulla, ne prendo uno a caso dal mucchio, sgancio la vecchia regina Elisabetta nel palmo enorme dell'amico di Bob Marley e prendo la porta per uscire.

Sopra il secondo gruppo ha ceduto il posto a quello finale, i Future Island.

Nonostante il pubblico sia visibilmente in estasi a me non mi piacciono per nulla, anzi mi fanno venire voglia di tornare al cesso. Ma mi trattengo, mi siedo in un divanetto a fondo sala e mentre questa specie di orco ubriaco fa il suo show mi controllo la posta, sparo cazzate su twitter e ripenso all'amico del Miglio Verde, per una sera tramutatosi nella mia testa malata, in orco buono in un cesso di Brixton.




23 giugno 2011

Cibo... questo sconosciuto

A volte il mio vicino di casa mi chiede se posso andare a prendere la figlioletta a scuola, un favore che mi scala dall'affitto e che quindi, quando posso, faccio con piacere.






La piccola peste studia vicino Sloane Square, a Chelsea, un quartiere non proprio per poveracci. La piccola fortunatamente è simpatica e con la scusa parlo l'inglese e sparo cazzate senza dovermi preoccupare più di tanto.


Ormai i "bidelli" della sua scuola mi conoscono e quando mi vedono all'entrata gridano il nome della bambina per farla uscire dalla classe. L'altra volta me la sono persa (in realtà era andata a prenderla la madre e avendo il telefono scassato non avevo letto il messaggio nel quale mi avvisava della cosa) e nella disperazione ho fatto chiamare le varie maestre per chiedere con chi fosse andata via la piccola.


Al telefono sono stato descritto come "the Nanny" ... e mi sono sentito un po' Tata Francesca


Oggi l'ho, appunto, presa da scuola, arrivati a casa la lascio con la sorella diciottenne in cucina e vado a casa mia. Dopo pochi minuti mi bussano alla porta, era lei che voleva una mano di aiuto in cucina, voleva che le versassi dell'acqua bollente dal bollitore a dentro una tazza (la sorella intanto era sparita nel nulla come un Ninja).


Vado a guardare e indovinate cosa c'era dentro la tazza? 

Una manciata di Tortellini

Si i tortellini, quelli che noi facciamo al brodo o con burro e salvia. Praticamente l'usanza barbara è questa. Mettono i tortellini in una tazza (non quella grande da cereale, ma quella che si usa per il tea) ci versano dentro acqua bollente, poi ci aggiungono pesto freddo preso direttamente dal barattolo con un cucchiaino, e parmigiano grattugiato 

La vedo che fa sta schifezza e comincio a simulare conati di vomito, le dico:
"ma che diavolo stai facendo???" 
e lei fa:
“vuoi provare? è buona”
“ma sei pazza”
“ma perché?”
“perché quella non è pasta, è una schifezza”
“ma mia sorella la mangia sempre cosi”
“e tua sorella non sa cosa vuol dire pasta” (in mente mia ho aggiunto parole poco pulite)

Ma lei per tutta risposta ha continuato a mangiare contenta. Fra l’altro grattugiava il formaggio direttamente sul piano di marmo e poi con le dita lo prendeva e lo metteva nella tazza. Ho provato a spiegarle la filosofia del buon cibo, ma sarà stato il mio cattivo inglese, sarà stato il suo pessimo italiano, fatto sta che ha finito il pasto, ha ruttato, ed è andata a suonare un po' il pianoforte.

Sicuramente sono tante le cose positive qui, ma quando si parla di cibo, "nothing tripe for cats"



16 giugno 2011

Il letto nuovo

Per due mesi nella nostra casa di Londra abbiamo dormito su un divano letto. Un divano-letto di tutto rispetto devo ammettere, italiano (a detta del padrone di casa) duro come la mano di un metalmeccanico vicino alla pensione e molto, molto confortevole.






Ma per ospitare persone, amici, parenti, gente varia e variopinta in casa, però, ci siamo dovuti munire di un letto reale, e declassare il divano-letto a semplice divano, da aprire solamente con gli ospiti.


Quindi, armati di buona pazienza ma soprattutto di una massiccia dose di culo, abbiamo trovato il letto per noi, modello Malm di Ikea, letto e materasso preso da un amico a poco, pochissimo prezzo, due al prezzo di uno, insomma "du gust is meglio che uan".


Il problema si è posto subito però, come fare per portarlo a casa? 


Chiediamo la macchina al padrone di casa che, elegantemente, ci manda a cagare, dicendo che nella sua Multipla (si, ha una Fiat Multipla, questo dice tutto no?) un letto non ci entra.
Io che sono italiano e che in caso di necessità riuscirei a far entrare anche una Multipla dentro una Multipla, insisto un po', ma quando capisco che la cosa non può che finire con me in mezzo alla strada, desisto. A quel punto, come ad Archimede Pitagorico, ci si accende una lampadina sopra la testa e ci ricordiamo di un servizio che, a poco prezzo, affitta macchine e furgoni.


Il servizio si chiama Streeatcar, ci si registra pagando circa 20 pound annue e poi si può affittare, ad ore o per periodi, quello che si vuole, dalla piccola macchina al furgone. Mi registro e dopo un minuto mi chiamano per farmi l'interview. Ovviamente capisco poco o nulla di quello che mi viene detto, ad un certo punto sono quasi sicuro di aver prenotato un vecchio carro armato sovietico, ma invece, non so come, riesco a prenotare un furgone per il pomeriggio stesso, due ore per andare a prendere il letto e tornare, il tutto pagato con carta di credito in anticipo.


Mi viene mandata una mail di conferma con il luogo dove posso andare a prendere il furgone, il modello e la targa dello stesso. Con mezz'ora di ritardo vado all'appuntamento, pensando di trovare una concessionaria con vari modelli di mezzi parcheggiati d'avanti. Invece quello che trovo è un furgone, sperduto, parcheggiato in una anonima via di Brixton Road.


Non c'è nessuno ad aspettarmi, cazzo forse il mio ritardo ha fatto andar via l'addetto alla consegna. Ok io sono in ritardo, ma neanche una telefonata per chiedere se stavo arrivando?? Telefono all'agenzia per protestare e chiedere spiegazioni (che non avrei comunque capito ovviamente). Ripeto chi sono, il numero della prenotazione e la via dove mi trovo. Il tizio al telefono mi fa qualche domanda e poi mi dice di andare vicino al parabrezza del mezzo. 


Lì intravedo, attraverso il vetro, una scatoletta grigia con tre led colorati che, mentre parlo con l'amico cambiano di colore passando da rosso fino a diventare verde e a quel punto sento le portiere che si aprono. Altro che addetto con le chiavi ad aspettarmi, mi hanno aperto il furgone via satellite. Entro in un furgone nuovissimo, pulitissimo, splendentissimo e l'amico al telefono mi dice di guardare dentro al cruscotto. Io faccio castelli in aria immaginando di  trovarci una pistola, come in un film giallo di tutto rispetto, e invece ci trovo una specie di tastiera con alla base una chiave, digito il Pin che mi viene fornito per telefono e la chiave si sgancia. È fatta, cazzo ho il furgone, adesso l'unico problema è trovare la strada giusta e guidare a sinistra, fesserie direi.


In tutto questo con me c'è Daniele, che mi ha prestato il telefono per chiamare l'assistenza, e che non l'avrebbe fatto se avesse saputo che ci stavo attaccato per venti minuti. Cerco l'indirizzo di destinazione sul telefono con gugol map  e accendo il furgone... si parteeeeeeeee


Nel tragitto ho spento il Van una decina di volte (partire di seconda è da evitare), ho rischiato di ammazzare sei ciclisti e fatto il pelo ad una macchina ad un incrocio particolarmente difficile (Daniele ha perso dieci anni di vita a sto giro).


Tutto sommato è andata bene, nessun danno al furgone, ne a noi ne tanto meno al letto che abbiamo preso e portato a casa. Per riconsegnare il furgone mi sono riportato nella stessa via di partenza, ho reinserito la chiave nella tastiera dentro il cruscotto e chiuso. Via satellite hanno bloccato nuovamente il mezzo, e tanti saluti. Avendo fatto un bel po di ritardo nella consegna l'affitto mi è costato più di 8£ all'ora... uff, ma in compenso è stato un'affare, non dover scomodare nessuno per una macchina in prestito, ne doversi buttare un sacco di soldi per una ditta di traslochi.


Il servizio è eccezionale e funziona anche con le macchine a noleggio ad un prezzo ridicolo, che sia per andare a fare una spesa "grossa" al supermercato o per uscire la sera, è comodissimo. Si prende la macchina vicino a casa propria e si riporta nello stesso posto.


Niente assicurazione, bollo o benzina da fare, è tutto compreso. Alla fine ho montato il letto che era mezzanotte, e devo ammettere che Ikea ha un po' cagato questo modello di letto. Le stecche ortopediche (a modo loro) si sganciano da sole una volta si e una pure, sarò costretto a mettere una doppia sbarra di legno per sostenerle maggiormente. 


A parte questo tutto il resto è perfetto, e adesso abbiamo anche il divano-letto per ospitare amici pronti per venire a trovarci, armati di dolci e bottiglie di Amaro del Capo :P


A buon intenditor... 



22 maggio 2011

Trova le similitudini e vinci un iPad2*



Era da tempo che volevo scriverne, avevo la bozza salvata in archivio dal 1980 ma il mio pc all'epoca non esisteva e quindi ho rimandato fino ad oggi.






Del mondo Mac, la cosa che sicuramente ha fatto la differenza nelle vendite, oltre ad un sistema operativo creato per criceti che non sanno prendere decisioni, è il design.


I prodotti Mac dobbiamo ammetterlo sono fighi, cool, smart, spaccano culi, uno vede un iPad e si sente già più bello, lo compra ed è sicuro di poter conquistare il mondo, poi lo usa e si rende conto che fa cagare.


Comunque, non sono qui per criticare i prodotti di casa Cupertino, non lo faccio mai perché iniziare oggi?


Sono qui per parlare di Dieter Rams.
Chi è costui vi chiederete voi, con gli occhi a punto interrogativo e un ditino pronto a cercare su Google, vi rispondo subito.
Dieter Rams è un designer che ha fatto la fortuna dei prodotti della Braun, è un genio che dagli anni 60 crea oggetti futuristici, bellissimi, cazzo direi perfetti.


Ma no solo, è anche colui dal quale Jonathan Ive ha preso ispirazione, ispirazione, io dire dal quale ha scopiazzato a destra e a manca, ma è un mio parere eh!


Chi è Jonathan Ive vi starete chiedendo adesso?? Ma allora non sapete proprio un cazzo eh?! Jonathan Ive è il designer di casa Mac, è colui che ha progettato iMac, iPod, iPhone e altre cianfrusaglie per quello smilzo di Steve Jobs


Capiamoci, Ive è un ottimo designer, molto capace, ma ha sicuramente fatto carriera prendendo un po' troppo spunto dal lavoro di Rams. Ive ha creato oggetti che sono sparsi per il globo, sicuramente qualcuno sta anche leggendo questo post con un prodotto disegnato da lui (maledetti, compratevi un piccì). I prodotti disegnati da Dieter Rams oltre ad aver fatto la storia del design ed essere entrati nella case di mezzo mondo, sono anche esposti al MoMa di New York e in altri musei sparsi per il globo... mica cazzi eh!!!


Quindi quando qualcuno vi prende per il culo facendovi notare quanto sia figo il suo MacBook Air, rispondetegli che è una copia, che il designer che l'ha progettato ha scopiazzato un genio, che sta usando un falso, insomma menatelo. E dall'altra parte, quindi, quando vi andrà di vantarvi per il vostro bel prodotto Mac ricordatevi che è il prodotto di un furto, è una copia, insomma vergognatevi un po' cazzo! 


Di base l'Ive pensiero è sempre stato quello di progettare usando un design "onesto", e guarda caso è anche uno dei punti fondamentali del pensiero di Rams.

  • Un buon design deve essere innovativo.
  • Un buon design deve rendere il prodotto utile.
  • Un buon design deve essere dotato di estetica.
  • Un buon design deve aiutare a capire il prodotto.
  • Un buon design non deve essere invasivo, mancare di riservatezza.
  • Un buon design deve essere onesto.
  • Un buon design deve essere durevole.
  • Un buon design è la conseguenza dell’ultimo dettaglio.
  • Un buon design si deve preoccupare dell’ambiente.
  • Un buon design deve contenere il minor design possibile.

Se questo non bastasse, beh passiamo ai fatti e andiamo a vedere le similitudini.
Chi ne troverà più di dieci vincerà un *iPad2 disegnato da me sul cartone della pizza.


Partendo dalle copie software, qui sotto l'interfaccia della calcolatrice dell'iPhone e la calcolatrice Braun ET66.






Continuando con un orologio della Braun e con la sveglia dell'iPhone




E andando avanti con gli altri prodotti hardware (Radio T1000 di Braun e un PowerMac G5/Mac Pro)






Radio tascabile Braun  T3 e il primo iPod Apple




Sistema audio  Braun L60 e Apple iPod Hi-Fi





Dettaglio di un prodotto Braun e a destra uno Apple che utilizza lo stesso tipo di alluminio perforato.






Insomma, questo è quanto. Online troverete sicuramente molti altri di articoli che trattano l'argomento, ma non è mai abbastanza a parer mio.


Buona giornata e, mi raccomando, diffondete il verbo.

19 maggio 2011

Il barbecue

Il tempo a Londra fa schifo, è un dato di fatto innegabile, non si può venire qui e lamentarsi del tempo, si sà che fa cagare, fa tanto cagare che secondo me ci sono viaggi low cost per gente stitica, viaggi caratterizzati da aerei senza cessi a bordo.




Quindi lamentarsi del tempo è una cosa fastidiosa, ancora di più sentire qualcuno che lo fa. Se volevo il sole me ne stavo in italia a guardare berlusconi in televisione, il problema è che fa cagare più del tempo di Londra, quindi tanto vale stare qui.


Ma di che volevo parlare che mi sono perso?? Ah si, della mia giornata di domenica.


Domenica Stephan ha fatto il compleanno.(per gentilezza non ho chiesto quanti anni abbia compiuto e spero che al mio compleanno lui ricambi il favore.) Per festeggiare ci ha invitati a casa sua per un barbecue, con l'invito, molto British, di portare qualcosa da mangiare o da bere (ho optato per due bottiglie di vino). La giornata non era delle migliori, il cielo era coperto e tirava una brezza fresca al punto giusto, per usare un termine tecnico, una brezza scassacazzo. Eravamo una quindicina su un ampia terrazza, misti fra italiani e inglesi. In un angolo capeggiava un tavolo con salatini e bottiglie di bevande analcoliche, subito sotto una cesta piena di ghiaccio e birra e dalla parte opposta del terrazzo il barbecue con due "baldi" giovani, dalle natiche mezze scoperte, intenti a bruciare salsicce e hamburger.


Per mangiare bastava andare li con un panino aperto e metterci dentro quel cazzo che ti pareva, salsiccia, involtini, cipolle e migliaia di salse e salsette. C'era anche pasta fredda condita in vario modo, ma mi sono tenuto alla larga da un piatto di pasta cucinato da uno straniero (e a volte anche cucinata da un italiano la pasta fa schifo).


Mangiando un hamburger bruciato qui, e bevendo una birra lì, ci siamo messi a chiacchierare con tutti, ma soprattutto, era inevitabile, con alcuni italiani. Continuava a fare un freddo da banco frigo e senza quasi accorgercene ci siamo ritrovati, gira che ti rigira, tutti vicini al barbecue, a parlare di qualunque cazzata.


Fino a quando ad un certo punto ci siamo voltati e ritrovati noi, italiani, tutti imbacuccati, con le mani stese a sulla brace ormai spenta alla ricerca di tracce di calore, e dall'altra parte gli inglesi, a parlare come se nulla fosse, praticamente in canottiera e infradito.


Vi voglio vedere a sessant'anni vi voglio!!!