Copyright © Topi in soffitta
Design by Dzignine
Visualizzazione post con etichetta civiltà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta civiltà. Mostra tutti i post
22 febbraio 2012

Mandami una cartolina



Ho preso casa un anno fa circa in quel di Stockwell, ridente quartiere nella zona sud di Londra, poco sotto Victoria Station. In realtà non è molto ridente, direi molto poco ridente. Sdentata dai, uno sdentatissimo quartiere a sud di lontra.




Qui vicino c'è Clapham, una zona ricca di negozi e vita notturna. 


Clapham ha un parco enorme che, nelle giornate di sole, ospita gente per picnic e partitelle di calcio. È un quartiere davvero molto bello, cosi bello che, quando uno si sposta poco poco e arriva nella zona di Brixton, il contrasto cosi forte, fra il bello e l'osceno, amplifica la bruttezza di Brixton. Si passa dal paradiso all'inferno senza la fortuna di un passaggio in purgatorio


Tanto per farvi capire di cosa parlo, gli scontri di Londra dell'estate scorsa, sono iniziati a Brixton.


Brixton e Clapham formano con Stockwell i tre vertici di un triangolo, e io vivo a metà strada fra l'inferno e il paradiso ... più verso l'inferno a dirla tutta.


L'altro pomeriggio stavo rientrando a casa dopo aver partecipato ad un incontro a tema: 
"La parmigiana. Meglio con la melanzana fritta o grigliata?"
Ero li, sovrappensiero, sovrappeso, pensavo alle melanzane calabresi con una lacrimuccia di nostalgia e nel frattempo tornavo verso casa mandando messaggi a destra e a manca.


Sono ad un centinaio di metri da casa, c'è un bel sole che filtra attraverso i rami degli alberi e la via è desolata e tranquilla come sempre. Mi affaccio al bordo del marciapiede pronto per attraversare, guardo in entrambe le direzioni, all'orizzonte c'è solo un ragazzino di colore che sta arrivando con la sua bici. Decido che ce la faccio e comincio ad attraversare.


Arrivo a mezzo metro dal marciapiede opposto e succede il fattaccio. Il ciclista che stava arrivando mi taglia la strada a gran velocità.


Di istinto mi blocco sulle punte dei piedi, come al bordo di un cornicione, cavolo mi stava quasi per investire, tiro su le mani per bilanciarmi ed evitare di cadergli contro, tutto questo in meno di mezzo secondo, giusto il tempo necessario affinché il piccolo biker, allungando una mano ossuta, mi strappi dalle dita il telefono.


È stato un battito di ciglia, un attimo prima avevo il telefono in mano, quello dopo il palmo era vuoto e il piccolo infame mi guardava, pedalando e infilandoselo in tasca.


Da qui in poi tutte le azioni si sono svolte al rallentatore, in questo piano sequenza:


Ci sono io che mi accorgo che mi hanno scippato, io che comincio a correre, il piccolo bastardo che si alza sui pedali e si allontana in tutta fretta, io che respiro affannosamente mentre cerco di afferrarlo, io che non ci riesco, io che vorrei essere Bolt l'altleta, io che mi rendo conto che sono più Bolt il detersivo, io che grido cose assurde in una lingua che sembra inglese ma che ha le tonalità di un richiamo per anatre e che fa guaire i cani del vicinato, il ragazzo che è arrivato ormai in culonia, io che rallento e poi mi fermo ormai stremato, respirando avidamente aria con la bocca spalancata, io che urlo come un pazzo, testa in dietro e braccia alzate come Stallone nella scena della scalinata nel primo Roky!


Sono praticamente di fronte al portone di casa, entro lasciando aperta la porta, mi libero del cappotto, meno i pugni contro il tavolo continuando a gridare per la rabbia, devo muovermi, fare qualcosa, devo chiamare la polizia ma non ho un altro telefono per farlo, salgo dal mio padrone di casa, gli spiego l'accaduto, lui comincia a telefonare e fa due cose, mi blocca la scheda e avverte gli sbirri.


Nel frattempo cerco di rintracciare lo smartphone usando uno dei programmi che avevo installato in caso di smarrimento, ma non l'avevo mai configurato a dovere e, ovviamente, il programma non fa il suo lavoro.


Decido di cambiare le password delle mie caselle di posta e dei vari account social.


Saranno passati 15 minuti dal furto, e solo 10 dalla telefonata alla polizia. Sono li che mi dico stupido e mi meno la testa contro il tavolo quando il mio landlord mi avvisa che è arrivata la polizia


Cioè, mi hanno rubato il telefono, non ho scoperto un cadavere nel frigo, e dopo soli 10 minuti c'è già una pattuglia, in borghese, alla mia porta.


Esco e una signora poliziotto mi chiede se voglio andare a fare un giro con loro in macchina, per vedere se becchiamo il piccolo infame. Afferro il cappotto e mi infilo in questa macchina anonima, tutta nera e senza sigilli o altri segni distintivi che la possano far passare per una pattuglia della polizia inglese.


Mentre giriamo per il quartiere la tizia mi riempie di domande: "corporatura? vestiti? colore del cappotto? età approssimativa? tipo di bici? porta gli occhiali? e TOM???"
Mi sembra di essere ad una partita di "Indovina Chi", una partita che sto abbondantemente perdendo.


Rispondo cercando di ricordare dettagli, ma con scarso successo, sia per la velocità dell'accaduto e sia perché il piccolo infame lo faceva sicuramente di mestiere, vista la nonchalance con la quale aveva commesso il fattaccio e considerato il fatto che non aveva nulla che potesse farlo riconoscere, tipo un cappello viola. Era più scuro di una carrettata di buchi di culo*, tutto vestito di nero, con una bici nera, scarpe nere e cappotto nero, un ninja praticamente.


Quindi sono in giro, in quel triangolo fatto da questi tre quartiere, cosi vicini ma anche cosi diversi, sono in questa macchina e penso: "ma che diavolo, per un telefono perso questi si stanno impegnando cosi tanto, mi parlano di telecamere da controllare, si confrontano con altre pattuglie, anonime come la loro, stanno sprecando benzina e tempo per un furto di telefono, incredibile, in italia la polizia mi avrebbe mandato a cagare, altro che precipitarsi sotto casa."


Sono li che penso a tutte queste cose, guardando le strade del mercato di Brixton, e decido che è ora di tornare a casa,  ringrazio i due bobby e gli dico che per me possiamo anche smettere la ricerca, tanto quello non lo ribecchiamo di sicuro, ormai il telefono e smontato, morto, andato, trapassato!


Vengo riaccompagnato a casa, la signora-agente mi lascia il suo bigliettino con il suo numero di cellulare personale, con la raccomandazione di chiamare per qualsiasi problema. 


E mentre mi domando se i piedi doloranti per l'inseguimento possano rientrare nella categoria dei problemi, sorrido e ringraziando di cuore scendo dalla macchina. Ormai mi sento come dentro un film, dove gli agenti danno il proprio bigliettino alla vittima di un aggressione o, come nel mio caso, di un furto.


Saluto e torno a casa.


Alla fine non è stato il danno materiale in se a farmi arrabbiare, ma quanto sapere che, sulla micro-sd del  telefono, c'erano foto personali, ricordi, musica, cose che quel piccolo bastardo adesso può, volendo, vedere. Mi consola sapere che ho tutto salvato sul computer, alla fine non ho perso nulla, ma con il prossimo telefono farò maggiore attenzione, crittografando i dati sulla micro-sd e installando e testando i programmi contro lo smarrimento e il furto.


Anche girare armati può avere un senso, ma forse mi basterà prestare maggiore attenzione e soprattutto attraversare la strada con il telefono ben custodito in tasca.


Vorrei però aggiungere un messaggio personale per lui, per il piccolo ladruncolo da quattro soldi che mi ha derubato. A te, piccolo sacchetto fumante di merda, voglio solo dire una parola: Karma. 
Tutto torna, è matematico, e io spero tanto che il furto che hai fatto torni, nella tua misera vita, sotto forma di grappolo di emorroidi, ma un grappolo da due chili, e che ti venga proprio il giorno in cui i tuoi amici siano in vena di fare un torneo di calci in culo che abbia te come unico protagonista.


E mandami una cartolina dell'ospedale, stronzo!


Ps. La smart ricoperta con un finto prato inglese è stata l'ultima foto scattata dal mio Htc HD2 e caricata in automatico su Google +


*Questa l'ho fregata a George V. Higgins, scusami George





9 dicembre 2011

Posso esserle utile?



Quali pensieri animano la vostra testolina quando, per necessità, siete costretti ad andare al comune della vostra città? Quando la carta di identità scade, o vi serve un cambio di residenza?






Quanti litri di sangue perdete dal naso al solo pensiero della fila, degli sportelli chiusi, tre si uno no, con le giacche poggiate sugli schienali?


L'ultima volta che sono andato al comune, in Italia, era il giorno del mio compleanno e c'ho passato il pomeriggio! 
La storia che vi racconterò è basata su eventi reali. Tempistiche, situazioni, clima e colonna sonora sono frutto della realtà e non della mia mente deviata. 


Cominciamo.


Ultimamente mi sono visto costretto ad andare al comune del mio distretto, in quel di Brixton, zona sud di Londra. Il comune è relativamente vicino a casa mia, una passeggiata di una ventina di minuti attraverso una zona che sembra, a zone alterne, un po' il Bronx e un po' un mercato rionale napoletano. 


La passeggiata è piacevole, c'è un timido sole che cerca di riscaldare il mondo e in cuffia ho l'album migliore che gli Oasis abbiano mai scritto, (What's the Story) Morning Glory?.


Arrivo al comune e la prima cosa che incontro è, ovviamente, la fila. Due file in realtà, una per chi aveva prenotato prima e un'altra per il resto delle persone, ed entrambe le code finivano di fronte ad un bancone lungo circa quattro metri, dietro al quale stavano tre operosi addetti.


Abituato alle file italiane mi scoraggio da subito, ci passerò la mattinata in quel posto già lo so, sono sicuro!!! 


Nell'attesa mi guardo attorno, noto due file di pc messi li a disposizione delle persone, noto degli addetti in attesa di poter "essere utile" e dei monitor giganti con messaggi di pubblica utilità, dal: "raccogli la popò del tuo cane" a "il personale è al vostro servizio, ma non fategli girare i coglioni con comportamenti poco gradevoli che non è il caso" (ok questa l'ho sintetizzata ma il messaggio velato era quello).


Non faccio in tempo a finire la perlustrazione della sala che è già il mio turno, e saranno passati due minuti massimo.


La signora che mi serve mi chiede cosa devo fare, glielo dico, lei preme un pulsante e mi da un biglietto numerato 713, settecentotredici alle dieci del mattino??? Spero sia la continuazione del giorno precedente altrimenti sono fottuto!


Mi viene chiesto di accomodarmi in sala d'aspetto e io ubbidisco.


Per fortuna che ho il mio ebook, almeno posso leggere nell'attesa e farmi passare il tempo. Trovo un posto libero, mi metto il numero fra i denti mentre mi sfilo la borsa e il cappotto, afferro l'ebook da dentro la borsa e, prima ancora di sedermi, vedo su di un monitor che allo sportello numero 21 stanno aspettando il numero 713 ... cavoli è il mio numero, poso di nuovo il libro e mi fiondo verso lo sportello.


Lo sportello in realtà non è uno sportello come noi lo conosciamo, ma è una semplice scrivania, affiancata ad una che la precede e ad una che la segue per un totale di 31 scrivanie... tutte occupate, nessuna esclusa.


La signora che mi accoglie è straniera, parla un inglese con un forte accento indiano (come si riconosce un accento indiano? dall'alito), è diretta e va subito al sodo chiedendo come può essermi utile. Parliamo, le spiego cosa mi serve e le porgo dei documenti che avevo precedentemente scaricato dal loro sito e compilato a casa. Lei li prende assieme alla mia carta di identità della quale fa una fotocopia immediata con un piccolo scanner poggiato sulla sua scrivania, timbra quà,  firma la, domanda dettagli, mi porge dei fogli e fa firmare anche me.


Sono passati poco più di quindici minuti da quando mi sono seduto, venti da quando ho messo piede dentro il comune.


Mi dice che le devo portare ancora un ultimo documento, ma che per il momento abbiamo finito. Raccolgo la giacca e la borsa, saluto sprizzando gratitudine da ogni poro, e vado via, felice di non aver perso un'intera mattinata in inutili attese, e contento di sapere che c'è gente che ancora ama lavorare a questo mondo.


Visto che capitano spesso "botte di culo" di questo genere nella vita, non ho voluto scrivere subito questo post, ma aspettare altre 2 visite che avevo preventivato di dover fare al comune, per fare la "prova del nove" e per cacciarmi il dubbio.


Ebbene tutte le mie visite si sono svolte alla stessa maniera e con le stesse tempistiche. Il giorno che ho "perso" più tempo è stato quando ho dovuto aspettare che chiamassero il mio numero per qualcosa come 6 minuti ... nulla di più.


Se solo non friggessero pancetta per colazione ... li potrei anche amare 







3 agosto 2011

I vecchi



L'altro giorno per poco non ho ucciso un vecchietto!



I vecchietti a Londra sono dei tipetti molto carucci, li si vede andare in giro sopra delle carrozzine motorizzate, e non ho ancora capito se le usano per necessità o perché semplicemente si rompono le palle a camminare a piedi.

Spesso, quando sono per strada con le buste della spesa pesanti che mi tagliano le mani in due, mi viene voglia di scalciare un vecchio lontano del suo carretto per fregarglielo e correre via, ma ho sempre paura di venire menato col bastone di legno e quindi evito.

Quando io ero ragazzino non c'erano sti carretti, quando ero ragazzino io eravamo noi piccole pesti i carretti degli anziani.
All'epoca l'estate durava tre mesi, i tre mesi più belli dell'anno, si usciva da casa la mattina e si ritornava la sera, con una piccola pausa in mezzo per il pranzo/pennichella (la pennichella non per tutti ovviamente).

Nel paesino dove sono cresciuto io, Piale, il pomeriggio si giocava a pallone in piazzetta, che poi di piazzetta non si trattava, essendo più una strada che una piazza vera e propria, ma visto che vicino c'era una chiesa per noi era la Piazza della chiesa. Segnavamo le porte con dei grossi sassi poggiati a terra, e giocavamo a calcio per ore. A me non e' mai piaciuto particolarmente il calcio, ma all'epoca ancora non avevo deciso e quindi ci giocavo con convinzione, accumulando cadute sudore e scarpe sfondate dai "tiri di punta".


Le partite erano bellissime e duravano fino alla noia o fino a quando un evento eccezionale non le interrompeva.


Non c'erano primo e secondo tempo, ma solo delle pause dettate da motivi di forza maggiore. Il passaggio di una macchina era il più frequente, bisognava liberare la strada evitando di dare pallonate volanti alla carrozzeria di turno (è successo parecchie volte) e cercando di far camminare la macchina in modo tale da non farle pestare i sassi delle porte.

Durante il passaggio auto i più veloci di noi correvano alla vicina fontanella a bere dell'acqua fresca. All'epoca ancora l'acqua si poteva bere, le persone venivano da ogni dove a riempire taniche e bottiglie e non era ancora stata contaminata dagli scavi per l'ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria che oggi ha ridotto il vecchio borgo di Piale ad un paese semi abbandonato.


Comunque, seconda alla pausa macchina c'era il "richiamo della famiglia", che è come il richiamo della foresta ma in questo caso a gridarci di andare a casa per la merenda o qualcosa di simile erano le nostre madri, dai punti più disparati del paese: finestre, balconi, angoli di strada, qualcuna mandava un fratello minore/maggiore a fare da corriere. A quel punto era pausa per tutti e si andava a mangiare qualcosa.


Altro motivo di pausa era la Santa Messa. Non che a noi fregasse qualcosa della messa, quella era solo per la Domenica o per i giorni speciali, ma a i nostri vecchi zii e nonni si, importava parecchio. Mezz'ora prima della messa le campane suonavano per richiamare i fedeli, e dalle case sbucavano, come zombie da dietro gli angoli, tutti i vecchietti del paese. Essendo tutti bene o male "propietari di un anziano parente" a turno ci toccava una vecchia zia claudicante da accompagnare fino alla vicina chiesa.


La cosa di fatto, a ripensarci adesso, non credo mi abbia mai portato dispiacere. Accompagnavo mia zia tenendola a braccetto, e parlando del più e del meno, ascoltando la sua voce leggera e il profumo tipico che hanno le persone ad una certa età. A seconda del parente si poteva viaggiare a diverse velocità, nessuna sufficientemente elevata per noi ragazzi, ma visto che a turno ci capitava una cosa del genere raramente ci si scherzava su, prima poi sarebbe capitato a tutti.


Comunque, tutto sto po' po' di parole per dire che a me, i vecchi, stanno simpatici e mi fanno tenerezza, e per spiegare che non volevo attentare alla vita del vecchio di cui sto per parlare e che ho mensionato all'inizio di questo lunchissimo post.


Da un paio di mesi ho iniziato un corso di Inglese vicino casa, devo fare una decina di minuti a piedi e sono arrivato, comodo e indolore. Sulla via per la scuola ci sono diversi negozi e spesso e volentieri ci fermiamo a fare la spesa di ritorno dal corso.


La settimana passata ci fermiamo al solito supermercato gestito da indiani e, dietro la porta scorrevole, intravediamo un povero vecchietto che, con due bastoni di alluminio e una busta della spesa in una mano, cercava di tenere la porta scorrevole aperta per poter passare. Ma visto che si trovava direttamente sotto il sensore la porta non rimaneva aperta, ma si apriva e chiudeva in continuazione impedendogli di passare.


Ad un certo punto però la porta sembra essersi bloccata, lui prende il coraggio a due mani e si lancia in avanti. Ed in quel momento succedono due cose: la porta si chiude, e io mi lancio, come un provetto superman, per impedirlo.


Purtroppo non avevo calcolato un piccolo particolare.
D'avanti alla porta c'era una rampa per disabili fatta in casa, in legno grezzo ricoperto da una guaina di plastica. La suddetta rampa aveva un bordo alto una decina di centimetri, ed è proprio su quel bordo che sono inciampato nella foga del gesto atletico.


Riepilogando, la porta si sta per chiudere con il vecchio in mezzo,
io lo vedo con il mio sguardo da super eroe e mi lancio per bloccarla, la pedana mi fa inciampare e io comincio il decollo con destinazione "vecchioland", fortuna vuole che nello stesso momento un signore più vicino a me ha la prontezza di bloccare la porta, e fortunissima ha voluto che Fede mi abbia sorretto facendomi evitare l'omicidio/suicidio.


Mi sono preso uno spavendo del diavolo, il signore non si è accorto di nulla e per fortuna tutto è finito bene.

Non so se c'è qualcosa da imparare da questa storia, forse mi devo solo fare i fatti miei, ma non ci riesco, il super eroe che c'è in me cerca sempre di emergere per salvare gli umani dalle porte scorrevoli.

Oppure la soluzione è più semplice, ho solo da capire che se Superman aveva la Criptonite come "Tallone d'Achille" io ho le rampe per disabili.


Provate a smentirmi se potete :)




23 giugno 2011

Cibo... questo sconosciuto

A volte il mio vicino di casa mi chiede se posso andare a prendere la figlioletta a scuola, un favore che mi scala dall'affitto e che quindi, quando posso, faccio con piacere.






La piccola peste studia vicino Sloane Square, a Chelsea, un quartiere non proprio per poveracci. La piccola fortunatamente è simpatica e con la scusa parlo l'inglese e sparo cazzate senza dovermi preoccupare più di tanto.


Ormai i "bidelli" della sua scuola mi conoscono e quando mi vedono all'entrata gridano il nome della bambina per farla uscire dalla classe. L'altra volta me la sono persa (in realtà era andata a prenderla la madre e avendo il telefono scassato non avevo letto il messaggio nel quale mi avvisava della cosa) e nella disperazione ho fatto chiamare le varie maestre per chiedere con chi fosse andata via la piccola.


Al telefono sono stato descritto come "the Nanny" ... e mi sono sentito un po' Tata Francesca


Oggi l'ho, appunto, presa da scuola, arrivati a casa la lascio con la sorella diciottenne in cucina e vado a casa mia. Dopo pochi minuti mi bussano alla porta, era lei che voleva una mano di aiuto in cucina, voleva che le versassi dell'acqua bollente dal bollitore a dentro una tazza (la sorella intanto era sparita nel nulla come un Ninja).


Vado a guardare e indovinate cosa c'era dentro la tazza? 

Una manciata di Tortellini

Si i tortellini, quelli che noi facciamo al brodo o con burro e salvia. Praticamente l'usanza barbara è questa. Mettono i tortellini in una tazza (non quella grande da cereale, ma quella che si usa per il tea) ci versano dentro acqua bollente, poi ci aggiungono pesto freddo preso direttamente dal barattolo con un cucchiaino, e parmigiano grattugiato 

La vedo che fa sta schifezza e comincio a simulare conati di vomito, le dico:
"ma che diavolo stai facendo???" 
e lei fa:
“vuoi provare? è buona”
“ma sei pazza”
“ma perché?”
“perché quella non è pasta, è una schifezza”
“ma mia sorella la mangia sempre cosi”
“e tua sorella non sa cosa vuol dire pasta” (in mente mia ho aggiunto parole poco pulite)

Ma lei per tutta risposta ha continuato a mangiare contenta. Fra l’altro grattugiava il formaggio direttamente sul piano di marmo e poi con le dita lo prendeva e lo metteva nella tazza. Ho provato a spiegarle la filosofia del buon cibo, ma sarà stato il mio cattivo inglese, sarà stato il suo pessimo italiano, fatto sta che ha finito il pasto, ha ruttato, ed è andata a suonare un po' il pianoforte.

Sicuramente sono tante le cose positive qui, ma quando si parla di cibo, "nothing tripe for cats"



24 settembre 2010

Ci si può ridurre così?

Una volta era giovane, stupida (perché per andare con berlusconi furbi non si è di sicuro) e moderatamente bella. Una ragazza giovane e, bene o male, pulita.

Adesso, a qualche anno di distanza ecco come si è ridotta Letizia Noemi. L'ho vista oggi e mi sono spaventato... 
Da Repubblica.it
Vorrei tanto poterle presentarle il panda ...

23 settembre 2010

Le buone maniere e la cittadinanza attiva





Questa notte ho sognato che diventavo padre (le piadine hanno questo effetto su di me, o forse è la troppa scamorza affumicata? non saprei)


La fidanzata era quella giusta (per fortuna) ma il fatto spettacolare è che la facevo partorire io, e il bimbo nasceva dai piedi (non che le usciva dai piedi, ma che uscivano prima i piedi e per ultima la testa)... una cosa complicatissima ma che mi riusciva da Dio.


Ero felice e contento e mi sono svegliato proprio bene.


Prima di venire a lavoro ho fatto una sosta al bancomat. Mentre aspetto noto vicino all'entrata della posta la zona del marciapiede che è ribassata per permettere il passaggio dei disabili ma anche delle carrozzine, e quindi, complice il sogno fatto in nottata e anche una cognata con due passeggini che spesso e volentieri ho portato in giro per la città, mi rendo conto di quanto siano utili i passaggi per le carrozzine e di quanta poca cura si faccia in Italia, ma in generale nel mondo, per le barriere architettoniche e il loro abbattimento.


Mentre sono li che faccio castelli in aria (il ministro ovviamente) e attendo che la signora prima di me finisca le operazioni allo sportello un tizio su un Quad si affianca al marciapiede e parcheggia il mezzo proprio sul passaggio per i disabili.


Mmmmm... che fare?? Mi sento ribollire il sangue, con tutto il posto che c'è proprio li deve parcheggiare? Ma la civiltà dov'è?? Il buonsenso? Le mezze stagioni? e con l'euro tutto è aumentato davvero?


Mi struggo per tre secondi, in bilico fra la scelta di farmi spaccare la faccia a pugni e dire chiaro quello che penso oppure tacere, salvarmi dal pestaggio, ma magari costringere una giovane donna con il passeggino o un disabile (o diversamente abile... qual'è adesso il modo di dire?) a fare il giro del mondo per arrivare all'entrata della posta.


A suggerirmi la fuga ci si mette pure la faccia poco amichevole del tizio, ma voglio rischiare, sono stato capace di far partorire la mia fidanzata cosa sarà mai parlare civilmente con il giovane centauro?


Che esempio darei al mio figlio immaginario??


Quindi mi metto mantello e calzamaglia da supereroe e prima ancora che scenda dal mezzo lo apostrofo così, cercando di essere il più sereno possibile:


"mi scusi, ma non le converrebbe parcheggiare dall'altra parte della strada? qui c'è un passaggio per le carrozzine forse non se n'è accorto?"


Lui spegne il motore e scende. 


Ok adesso me le suona penso, comunque era tanto che non facevo un po' di moto, magari mi piace pure, e poi lunedì ho la visita dal dentista, se anche mi dovesse sgranare tutti i denti come un rosario rotto.


Ma lui invece scende dal mezzo e nel farlo mi risponde:
"si lo so che c'è il passaggio per i disabili, ma il problema è che serve anche a me"


E claudicando, con una gamba più lunga e una più corta, si avvia verso l'entrata della posta e se ne và