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16 ottobre 2013

La mortazza


Al banconista che affetta la mortadella cade la pinza, con la quale prende le fette, a terra; lui, come se nulla fosse, la recupera dal pavimento e continua ad usarla. 





La domanda nasce spontanea, cosa fare?
A. Non dire niente, tanto i microbi producono anticorpi, si sa;
B. Andarsene borbottando;
C. Andarsene in silenzio ma poi andare a lamentarsi dell'accaduto con il direttore;
D. Chiedere anche un etto di crudo e un po' di ricotta.

Il fatto è accaduto mentre aspettavo il mio turno.

La signora che stava servendo in quel momento ha provato a protestare, ma lui ha giustificato il gesto dicendo qualcosa del tipo "è caduta in piedi"  manco fosse la reincarnazione di un gatto ninja.

Io me ne sono andato scuotendo la testa come un vecchietto davanti ad un lavoro stradale fatto male.


Ho pagato la mia spesa e subito dopo sono andato al banco informazioni per lamentarmi della cosa.

La signora al banco, evidentemente ce l'aveva col suo collega da tempo, perché ha voluto chiamare a tutti i costi il direttore che era fuori nel parcheggio.

Ho spiegato con calma la cosa al direttore, facendo attenzione a non scatenare un putiferio. 

Il mio tono era del tipo: "guardi, è capitato questo, ma non voglio far licenziare nessuno, solo farvi prestare più attenzione, tutto qui"

Lui,scusandosi come un ladro colto in flagranza di reato, mi ha stretto la mano e mi ha ringraziato, promettendo misure drastiche.


Onestamente non sono ancora tornato al supermercato, ma non credo la cosa si sia risolta a tarallucci e vino.


E voi, che soluzione avreste adottato? A B C o D??
19 novembre 2012

Tanto per essere chiari


Vorrei solo dire qualcosa a chiare lettere, tanto per non restare in silenzio di fronte a tutto quello che sta accadendo fra Israele e Palestina sulla Striscia di Gaza.


Vorrei solamente dire una cosa ai due premier in causa e a tutti i loro compari:

Siete delle MERDE!!!

I vostri eserciti sono delle Merde!

Quello che state facendo fa schifo e meritate di marcire in un posto buio e umido per il resto dei vostri giorni!!!

Stronzi!!!

15 gennaio 2012

Babe maialino coraggioso



Giovedì ho cucinato il maiale al forno per il mio padrone di casa.






Come ogni tanto capita mi chiede di cucinare per lui e io, quando posso, lo faccio.


La cosa era facile, un rollé di maiale che ho fatto al forno con contorno di patate. Un pezzo di porco che se fosse stato vivo si sarebbe mangiato da solo tanto era buono.


Il giorno dopo, passando dalla sua cucina, noto che il piatto è stato gradito, visto che la teglia che il giorno prima ospitava il suino era sul piano cottura, con pochi resti dentro a far da compagnia a due patate secche. Ma tanto la donna delle pulizie non verrà prima di lunedì e quindi il maiale resterà, molto probabilmente, esposto fino a tale giorno, nessuno della famiglia pulirà, capita spesso, anzi è la norma.


Venerdì mi viene chiesto se è possibile fare delle Lasagne per alcuni ospiti che verranno a cena lunedì. 


Certo che è possibile, che problema c'è?


Stamattina, domenica quindi, di buon'ora vado nella loro cucina, faccio il controllo di quello che c'è e di quello che manca e mi metto al lavoro impastando uova e farina per stendere le sfoglie (si, le faccio a mano le lasagne, io!!!) 


Mentre sono intento ad impastare mi rendo conto che il signor porco è ancora li dove l'ho visto l'ultima volta, sul piano cottura, bello, secco come una prugna della Sunsweet e profumato come quando era in vita.


Faccio spallucce e vado avanti, tanto non è la mia cucina.


Dopo ore di preparativi sono pronto per comporre la lasagna, ma mi serve una teglia, la teglia col porco, per essere precisi.


La prendo cercando di non fare smorfie, visto che in quel momento la moglie del landlord è in cucina a farsi un caffè, e mentre sono li li per aprire il cassonetto del compost mi assale un dubbio, e allora chiedo:


"signora, che ci faccio col maiale?"
"ah si guarda, mettilo in un piatto"
"un piatto?" ripeto, credendo di aver capito male, anzi malissimo.
"si un piatto"
"signo' è porco, è fuori da tre giorni, è sicura che non faccia male"
"ma no dai"


E quindi, prendendo pezzetti di cotenna e di carne secca, libero la teglia e riempio un piatto (che ovviamente ho lasciato sul piano cucina, perché se lo mettevo in frigo si appestava sicuro tutto il cibo).


Speriamo almeno che la lasagna sia venuta buona
Gnamm



11 settembre 2011

Il party all'inglese


Il padrone di casa mi ha coinvolto per tutta la settimana nelle operazioni per ripulire il suo giardino da erbacce, erba secca, canneti e dai topi morti tolti dalle canalette dell'acqua. Tutto questo per il grande party del sabato sera.

Dopo una settimana di duro lavoro sabato mattina abbiamo finalmente finito e io, libero dagli impegni, mi sono concesso un pomeriggio al centro con un amico.

Sono tornato a casa giusto in tempo per l'inizio della festa.

Ovviamente, avendo io pulito il giardino come non accadeva da anni in codesta famiglia, ero ansioso di vedere l'effetto scenico della cosa, con le luci accese, le candele e la gente sul prato rasato di fresco, ma con mia somma sorpresa all'arrivo a casa ho trovato tutti chiusi in cucina, e le luci nel giardino spente.

Dovevo aspettarmelo. Il mio più grave errore è, ed è sempre stato, pensare agli inglesi come a gente normale.

In un party italiano, tempo permettendo e avendo a disposizione un giardino enorme come quello del mio padrone di casa, si sarebbe fatto un barbecue con almeno una tonnellata di legna da ardere e una tanica di benzina, e sul fuoco vivo si sarebbe arrostito un maiale vivo e mezzo capretto, il tutto cucinato ad una temperatura impossibile da un cuoco vestito interamente con lastre di Eternit e con i guanti da fabbro di quelli in uso nei cantieri delle Ferrovie dello Stato. E per sgrassare lo stomaco insalata fresca e secchiate di vino rosso di quello forte, così forte da poter sverniciare una paratia di nave traghetto e con il potere di stordimento secondo solo alla morfina adoperata nelle cliniche per malati terminali.

E invece al mio arrivo a cena l'unico prodotto salato che ha fatto da piatto unico è stato una specie di tortina di zucchine, grande quanto una pizza margherita e altrettanto spessa.

Come altra alternativa salata c'erano carote tagliate a listelli da intingere nell'humus, cracker e diversi formaggi. C'era anche il gatto, e l'avrei azzannarlo pure se il bastardo non si fosse prontamente nascosto sotto il forno.

Non avendo molta scelta e volendo comunque restare con loro per sciogliere un po' il mio inglese ho fatto buon viso a cattivo gioco e mi sono semplicemente abbuffato di champagne, fino a rasentare il coma etilico e l'incoscienza tipica di chi fa cure a base di oppiacei.

La serata stava proseguendo allegramente, stavo tenendo conversazione con una vecchia che aveva dei baffi alla Tom Selleck e che mi raccontava di quando aveva bendato Tutankhamon per la sepoltura nelle piramidi della Valle dei Re in Egitto.

Alle dieci stavo morendo di fame e quindi feci l'unica cosa sensata che una persona digiuna e con solo alcol in corpo poteva fare, ovvero continuare a bere champagne. Alle dieci e mezza davo pacche sulle spalle a vecchietti causando ematomi e incrinando vertebre e parlavo italiano con tutti.

Qualcuno mi capiva pure, c'erano due o tre persone che parlavano un discreto italiano.

Ma a quel punto la domanda del "perché sei venuto a londra?" mi suonava più come una domanda del tipo "ma perché sei qui in questo momento storico e non in galera? ubriacone che non sei altro?"

Comunque, proprio mentre stavo amabilmente conversando di meccanica quantistica (da quel che mi ricordo io, ma poteva tranquillamente essere altro, tipo le similitudini fra la merda di piccione e il correttore liquido) la padrona di casa ha fatto l'entrata ad effetto portando il dolce.

Dolce composto da biscottini e frutti di bosco mischiati ad una tonnellata di panna montata. Un dolce mai visto prima e con un nome che ho, ovviamente, dimenticato praticamente subito. Lo stesso dolce che, posato in un angolo del piano cucina, il gatto si stava leccando neanche mezz'ora prima. Lo stesso gatto che tempo addietro aveva squartato e mangiato in giardino un piccolo piccione. Lo stesso piccione che ... no basta.

Ma probabilmente ero stato l'unico a vederlo (anche se ho i miei dubbi) o forse era per la gran fame, ma fatto sta che tutti gli ospiti si sono fiondati (e sì che c'era gente con protesi all'anca) a raccogliere piatti e cucchiaini per poter assaggiare cotanta bontà dispersa in panna, peli e saliva di gatto.

E a quel punto la mia serata è finita, ho rifiutato il dolce "no è che sono pieno, ho mangiato troppo humus, ma grazie eh" e sono andato via.

Mezz'ora dopo calavo la pasta... spaghettata di mezzanotte, evvaiiii!!




23 giugno 2011

Cibo... questo sconosciuto

A volte il mio vicino di casa mi chiede se posso andare a prendere la figlioletta a scuola, un favore che mi scala dall'affitto e che quindi, quando posso, faccio con piacere.






La piccola peste studia vicino Sloane Square, a Chelsea, un quartiere non proprio per poveracci. La piccola fortunatamente è simpatica e con la scusa parlo l'inglese e sparo cazzate senza dovermi preoccupare più di tanto.


Ormai i "bidelli" della sua scuola mi conoscono e quando mi vedono all'entrata gridano il nome della bambina per farla uscire dalla classe. L'altra volta me la sono persa (in realtà era andata a prenderla la madre e avendo il telefono scassato non avevo letto il messaggio nel quale mi avvisava della cosa) e nella disperazione ho fatto chiamare le varie maestre per chiedere con chi fosse andata via la piccola.


Al telefono sono stato descritto come "the Nanny" ... e mi sono sentito un po' Tata Francesca


Oggi l'ho, appunto, presa da scuola, arrivati a casa la lascio con la sorella diciottenne in cucina e vado a casa mia. Dopo pochi minuti mi bussano alla porta, era lei che voleva una mano di aiuto in cucina, voleva che le versassi dell'acqua bollente dal bollitore a dentro una tazza (la sorella intanto era sparita nel nulla come un Ninja).


Vado a guardare e indovinate cosa c'era dentro la tazza? 

Una manciata di Tortellini

Si i tortellini, quelli che noi facciamo al brodo o con burro e salvia. Praticamente l'usanza barbara è questa. Mettono i tortellini in una tazza (non quella grande da cereale, ma quella che si usa per il tea) ci versano dentro acqua bollente, poi ci aggiungono pesto freddo preso direttamente dal barattolo con un cucchiaino, e parmigiano grattugiato 

La vedo che fa sta schifezza e comincio a simulare conati di vomito, le dico:
"ma che diavolo stai facendo???" 
e lei fa:
“vuoi provare? è buona”
“ma sei pazza”
“ma perché?”
“perché quella non è pasta, è una schifezza”
“ma mia sorella la mangia sempre cosi”
“e tua sorella non sa cosa vuol dire pasta” (in mente mia ho aggiunto parole poco pulite)

Ma lei per tutta risposta ha continuato a mangiare contenta. Fra l’altro grattugiava il formaggio direttamente sul piano di marmo e poi con le dita lo prendeva e lo metteva nella tazza. Ho provato a spiegarle la filosofia del buon cibo, ma sarà stato il mio cattivo inglese, sarà stato il suo pessimo italiano, fatto sta che ha finito il pasto, ha ruttato, ed è andata a suonare un po' il pianoforte.

Sicuramente sono tante le cose positive qui, ma quando si parla di cibo, "nothing tripe for cats"



22 maggio 2011

Trova le similitudini e vinci un iPad2*



Era da tempo che volevo scriverne, avevo la bozza salvata in archivio dal 1980 ma il mio pc all'epoca non esisteva e quindi ho rimandato fino ad oggi.






Del mondo Mac, la cosa che sicuramente ha fatto la differenza nelle vendite, oltre ad un sistema operativo creato per criceti che non sanno prendere decisioni, è il design.


I prodotti Mac dobbiamo ammetterlo sono fighi, cool, smart, spaccano culi, uno vede un iPad e si sente già più bello, lo compra ed è sicuro di poter conquistare il mondo, poi lo usa e si rende conto che fa cagare.


Comunque, non sono qui per criticare i prodotti di casa Cupertino, non lo faccio mai perché iniziare oggi?


Sono qui per parlare di Dieter Rams.
Chi è costui vi chiederete voi, con gli occhi a punto interrogativo e un ditino pronto a cercare su Google, vi rispondo subito.
Dieter Rams è un designer che ha fatto la fortuna dei prodotti della Braun, è un genio che dagli anni 60 crea oggetti futuristici, bellissimi, cazzo direi perfetti.


Ma no solo, è anche colui dal quale Jonathan Ive ha preso ispirazione, ispirazione, io dire dal quale ha scopiazzato a destra e a manca, ma è un mio parere eh!


Chi è Jonathan Ive vi starete chiedendo adesso?? Ma allora non sapete proprio un cazzo eh?! Jonathan Ive è il designer di casa Mac, è colui che ha progettato iMac, iPod, iPhone e altre cianfrusaglie per quello smilzo di Steve Jobs


Capiamoci, Ive è un ottimo designer, molto capace, ma ha sicuramente fatto carriera prendendo un po' troppo spunto dal lavoro di Rams. Ive ha creato oggetti che sono sparsi per il globo, sicuramente qualcuno sta anche leggendo questo post con un prodotto disegnato da lui (maledetti, compratevi un piccì). I prodotti disegnati da Dieter Rams oltre ad aver fatto la storia del design ed essere entrati nella case di mezzo mondo, sono anche esposti al MoMa di New York e in altri musei sparsi per il globo... mica cazzi eh!!!


Quindi quando qualcuno vi prende per il culo facendovi notare quanto sia figo il suo MacBook Air, rispondetegli che è una copia, che il designer che l'ha progettato ha scopiazzato un genio, che sta usando un falso, insomma menatelo. E dall'altra parte, quindi, quando vi andrà di vantarvi per il vostro bel prodotto Mac ricordatevi che è il prodotto di un furto, è una copia, insomma vergognatevi un po' cazzo! 


Di base l'Ive pensiero è sempre stato quello di progettare usando un design "onesto", e guarda caso è anche uno dei punti fondamentali del pensiero di Rams.

  • Un buon design deve essere innovativo.
  • Un buon design deve rendere il prodotto utile.
  • Un buon design deve essere dotato di estetica.
  • Un buon design deve aiutare a capire il prodotto.
  • Un buon design non deve essere invasivo, mancare di riservatezza.
  • Un buon design deve essere onesto.
  • Un buon design deve essere durevole.
  • Un buon design è la conseguenza dell’ultimo dettaglio.
  • Un buon design si deve preoccupare dell’ambiente.
  • Un buon design deve contenere il minor design possibile.

Se questo non bastasse, beh passiamo ai fatti e andiamo a vedere le similitudini.
Chi ne troverà più di dieci vincerà un *iPad2 disegnato da me sul cartone della pizza.


Partendo dalle copie software, qui sotto l'interfaccia della calcolatrice dell'iPhone e la calcolatrice Braun ET66.






Continuando con un orologio della Braun e con la sveglia dell'iPhone




E andando avanti con gli altri prodotti hardware (Radio T1000 di Braun e un PowerMac G5/Mac Pro)






Radio tascabile Braun  T3 e il primo iPod Apple




Sistema audio  Braun L60 e Apple iPod Hi-Fi





Dettaglio di un prodotto Braun e a destra uno Apple che utilizza lo stesso tipo di alluminio perforato.






Insomma, questo è quanto. Online troverete sicuramente molti altri di articoli che trattano l'argomento, ma non è mai abbastanza a parer mio.


Buona giornata e, mi raccomando, diffondete il verbo.

1 febbraio 2011

Per non avere dieci minuti...



Spogliatoio della palestra, qualche giorno fa, due tipi eeeenormi danno libero sfogo ai loro pensieri, o se preferite, scorreggiano dalla bocca:


"No perché sicuro l'euro sparirà, collasserà, non è possibile questa situazione, quello che prima costava mille adesso non costa cinquecento ma ancora mille, ma sono euro e quindi e più del doppio, non c'è servito a nulla quest'euro fidati"


- e io che pensavo che discorsi del genere non si facessero più ... -


"no ma io non capisco perché rompono cosi tanto, uno non è più libero di fare sesso con chi vuole che subito gli rompono le palle, cavolo quello se lo può permettere non capisco perché debbano attaccarlo! e poi uno a casa sua fa quello che gli pare no? che vogliono!!!"


- certo, prova a farti crescere due piante di maria in balcone e poi vediamo se non ti succede nulla, oppure meglio ancora, apri la bombola del gas e poi fumati una sigaretta, fammi il favore cosi vediamo che succede - 




"beh poi voglio vedere te se non te la facevi una come quella, mica sembrava minorenne? e poi meglio lui di Marrazzo, quello andava con i travestiti"


- a parte il fatto che il vecchio porco era a conoscenza della vera età di "quella", non pretendo che tu possa capire che un presidente del consiglio non si possa comportare come il vecchio depravato pedofilo che in effetti è, ma almeno capire cos'è l'abuso di potere e ammettere che non si può telefonare in questura per far rilasciare amichette varie sparando la balla sulla nipote di Mubarak, cazzo un idiota farebbe di meglio!!! e poi Marrazzo almeno di è dimesso -


"no il fatto è che io si, sono di destra, ma lo sono per il mio lavoro"


- vorrei capire quale lavoro ti costringe a diventare un fascista, quale, qualcuno mi dia una spiegazione, QUALEEEE!!!  - 


"no Berlusconi si è fatto da solo sfruttando 50 milioni di lire della liquidazione del padre"


- si peccato che erano, al cambio di oggi, circa  500 miliardi di lire, ricevuti in contanti... alla faccia della liquidazione.


Avessi avuto dieci minutini di tempo (e un foglio di carta per fare due disegnini, visti i sogetti) l'avrei aperto un comizio politico nei cessi della palestra per spiegare quale razza di merda sia berlusconi, ma andavo di fretta e quindi niente da fare.


Per non dimenticare le origini di quel porco pedofilo mafioso, ecco Travaglio che spiega il come il quando e il perché della nascita della rovina di italia (a causa di queste interviste Luttazzi venne cacciato dalla Rai con l'editto Bulgaro e poco dopo stessa sorte per Biagi e Santoro)


























14 dicembre 2010

La Reggio Calabria di Scopelliti



Visto che ci lavoro e vivo leggo e riporto quanto scritto in un articolo del Fatto Quotidiano. Per tutti quelli che hanno appoggiato l'attuale presidente della regione calabria.

Lele Mora, Scopelliti e una città piegata 



Cattiva politica, massoneria, boss e spese folli: così fallisce il modello Reggio Calabria, che si avvia al voto amministrativo della prossima primavera
“Chistu è u paisi i m’incrisciu e mi ‘ndi futtu ed ogni cosa esti fissaria”. Traduzione: “Questo è il paese del mi annoio e me ne frego e ogni cosa è fesseria”. Nicola Giunta, artista e poeta, amava tanto la sua città, poco i suoi concittadini che prendeva a nerbate con versi spietati. Dicembre a Reggio Calabria, città accarezzata da un sole che fa impazzire il calendario, dove ogni cosa è “fissaria”. I soldati per strada come a Baghdad, il Museo con i Bronzi ancora transennato, off-limits per i turisti. È “fissaria” la vita ad “Arghillà”. “Luogo di capre scosceso e scomodo”, il ghetto. Sono secoli che i camion dell’azienda municipale d’igiene non si arrampicano tra i viali spogli di queste case popolari. Carcasse d’auto, montagne di rifiuti accatastati ai bordi di palazzoni anonimi e sgarrupati. “Noi qui siamo il tacco di Dio e tutto ci è vietato”, racconta Katia Colica, giovane architetto e giornalista reggina, che su Arghillà ha scritto un bel libro. Qui il “modello Reggio” non è mai arrivato. La città metropolitana, la perla dello Stretto con le luci e le fanfare, i concerti, e i volti noti dell’eterno cafonal italiano che passeggiano sul lungomare, il dannunziano “chilometro più bello d’Italia”.

Tra Elton John, Belén e Valeria Marini
La città di Peppe Scopelliti, il sindaco della riscossa, il Ciccio Franco del Duemila ora governatore delle Calabrie. In primavera si vota e il modello Reggio, un mix di spese folli per l’immagine, eventi, amici e fedelissimi piazzati nei posti chiave, è alle corde. Le casse del comune sono secche come le fiumare d’estate, ditte e fornitori non vengono pagati, i lavoratori delle società municipalizzate aspettano da mesi gli stipendi arretrati. Basta sfogliare un po’ di delibere per tuffarsi negli anni dello scialo. La ‘ndrangheta macchia l’immagine di Reggio? E noi compriamo 100 mila salviettine rinfrescanti al profumo di bergamotto, 22.800 euro. La cultura langue? E noi andiamo ad Aspendas, Turchia, a finanziare con 40 mila euro il Festival del teatro. I reggini sono tristi? Non c’è problema, basta scucire 250 mila euro per Bravo grazie, “Tre serate di grande comicità”. La città vuole cantare? E vai con i grandi concerti: Elton John, 360 mila euro, Giro Festival, 251 mila, Fedora, nel 2004, con Katia Ricciarelli all’epoca direttore artistico del Teatro Cilea, 308 mila euro. E come farsi mancare il top del top, Lele Mora e le sue girls, i fasti di Briatore, Valeria Marini e Belén che passeggiano sul lungomare ad apertura delle “Notti bianche” (2007-2008), sorridono, stringono mani, dispensano bacetti. A portare Lele Mora in riva allo Stretto è Pasquale Rappoccio, un imprenditore a tutto campo, dallo spettacolo alla sanità, con le mani dentro la grande pasta della politica. Rappoccio è un massone della “Gran Loggia regionale d’Italia”, una delle tante logge di Reggio dove si siedono allo stesso tavolo politici, imprenditori e mafiosi, e coltiva buoni rapporti sia con pezzi da novanta del centrodestra che con ras del centrosinistra. Ha votato per Scopelliti, ma anche per il Pd, ha trescato con la destra, ma anche con Raffaele Lombardo. Nei giorni scorsi è stato rinviato a giudizio per gli scandali alla Asl di Locri insieme alla vedova di Franco Fortugno, Maria Grazia Laganà. “Lele ha fatto tutto, quando può vedere il sindaco?” chiede in una telefonata. Il sindaco Scopelliti, l’8 maggio 2006, si accorda: “Salgo con mia moglie a Milano, così con la scusa mi vedo pure la finale di Coppa Italia”.

Lele è generoso con gli amici reggini, se è necessario è pronto a mettere a disposizione il suo aereo privato per le trasferte a Milano o ad Olbia, dove Flavio Briatore aspetta tutti sulla sua barca. Tra le mille telefonate che deve fare per la sua “Medinex”, un’azienda che si occupa di materiali sanitari, i contatti con la politica per le elezioni e le notti bianche, Rappoccio trova anche il tempo per curare la trasferta in Sardegna del sindaco. Ma Scopelliti non vuole prendere l’aereo privato di Lele Mora, “qui la gente chiacchiera e poi c’è il rischio di interrogazioni parlamentari”. Tra una tartina e uno sciampagnino consumati sulla barca di Briatore all’inizio di agosto del 2006 finalmente ci si accorda per la notte bianca. La coscia lunga di Valeria Marini potrà falcare il chilometro più bello d’Italia, i reggini saranno contenti, la Guardia di Finanza un po’ meno. Perché, di Pasquale Rappoccio, le Fiamme Gialle nutrono una pessima opinione. “La Medinex – scrivono in un rapporto del 2002 – verrebbe favorita nella fornitura di materiale sanitario alla Asl di Palmi, attraverso le ingerenze del boss Antonio Gallico”. E in un’altra informativa del 2005 indicano Rappoccio come “prestanome della cosca Libri unitamente al fratello Vincenzo”. Poca roba, perché a Reggio anche i rapporti tra politica e ‘ndrangheta sono “fissaria”. Il dicembre 2008, i carabinieri filmano Antonino Serranò in compagnia di un presunto mafioso. Armeggia con una pistola. “Minchia che pallottole”, dice mentre la prova. L’arma funziona male e Serranò, da esperto, butta la colpa sul caricatore. Tonino Serranò è consigliere comunale, nel 2007 si presentò con una lista a sostegno del sindaco Scopelliti dal nome impegnativo “Io non ci sto”. Nessuno gli ha chiesto conto delle sue frequentazioni, o del perché maneggiasse una pistola nella città delle bombe ai magistrati e dei morti ammazzati. Il Consiglio Comunale lo ha eletto all’unanimità presidente della Commissione servizi. E nessuno ha chiesto conto al consigliere Michele Marcianò dei suoi rapporti con il boss Cosimo Alvaro, erede di una delle famiglie di ‘ndrangheta più potenti della Calabria. Ora il boss è latitante, ma con il consigliere Marcianò in un recente passato parlava di tessere, circoli di Forza Italia da mettere in piedi, di incarichi e prebende. “Perché con me – diceva Marcianò – prima della politica viene il rispetto”. E a Manlio Flesca, altro consigliere della squadra del governatore Scopelliti, chi chiede conto? Nessuno. Frequentava con passione Mimmo Barbieri, un imprenditore finito in galera con l’accusa di essere il referente di Cosimo Alvaro, e per lui “rappresentava un vero e proprio punto di riferimento verso l’amministrazione comunale”.

Al matrimonio non mancava nessuno
Serviva appoggio e i fratelli Barbieri erano a disposizione. Gli stessi che il 15 ottobre 2006 festeggiano i cinquant’anni di matrimonio dei genitori. E invitano tutti: mafiosi, politici e latitanti. C’è anche il sindaco Scopelliti, che brinda e stringe mani. “Allora i fratelli Barbieri erano onesti imprenditori”, si giustifica quando la notizia viene fuori. “Minchia – commenta il boss Cosimo Alvaro presente ai festeggiamenti – c’erano tutti, il sindaco, l’assessore e quelli della Margherita e dell’Udeur”. All’entusiasmo del boss fa da contraltare la mesta annotazione dei carabinieri: “La presenza di esponenti politici, nonché di personaggi appartenenti ad agguerrite associazioni mafiose, non lasciava alcun dubbio sulla centralità di Barbieri nelle dinamiche criminali e politiche di Reggio”. Ma pure questa è “fissaria”. Perché per combattere la ‘ndrangheta, il governatore Scopelliti ha sacrificato anche il weekend dell’Immacolata. È volato negli Usa per portare all’Onu la sua ricetta per sconfiggere i boss in compagnia del sottosegretario della sua giunta Alberto Sarra. “In strettissimi rapporti con i fratelli Lampada, tipiche figure criminali che si innestano pienamente nel substrato criminale, con compiti e ruoli connessi alla gestione del patrimonio di Pasquale Condello”. Lo scrivono i carabinieri, ma è “fissaria”.

Da Il Fatto Quotidiano del 14 dicembre 2010


30 novembre 2010

Il presidente

Mentre un grande come Monicelli si caccia la vita e se ne va, io mi stupisco di come in Italia ci possano essere persone come questa qui.




A prescindere dal fatto che l'abbia data a Berlusconi per cinquemila euro a botta, tralasciando il fatto che poi l'abbia raccontato a tutto il mondo sostituendo il termine "puttanazza" con quello più pronunciabile di "Escort" e pensando di sembrare comunque una professionista di non si sa cosa.


A sentirla parlare mi viene voglia di fare l'insano gesto, come il maestro Mario di cui sopra.


Ma si può essere cosi rincoglionite da farsi abbordare da uno ad un semaforo e poi finire per 5000€ a fare lavori e lavoretti ad un vecchio di 80 anni?
A sentirla parlare mi viene il dubbio se sia tutto vero o meno, tanto e oca nell'intervista!!


Forse è solo una mia impressione... mah, guardare per credere