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9 dicembre 2011

Posso esserle utile?



Quali pensieri animano la vostra testolina quando, per necessità, siete costretti ad andare al comune della vostra città? Quando la carta di identità scade, o vi serve un cambio di residenza?






Quanti litri di sangue perdete dal naso al solo pensiero della fila, degli sportelli chiusi, tre si uno no, con le giacche poggiate sugli schienali?


L'ultima volta che sono andato al comune, in Italia, era il giorno del mio compleanno e c'ho passato il pomeriggio! 
La storia che vi racconterò è basata su eventi reali. Tempistiche, situazioni, clima e colonna sonora sono frutto della realtà e non della mia mente deviata. 


Cominciamo.


Ultimamente mi sono visto costretto ad andare al comune del mio distretto, in quel di Brixton, zona sud di Londra. Il comune è relativamente vicino a casa mia, una passeggiata di una ventina di minuti attraverso una zona che sembra, a zone alterne, un po' il Bronx e un po' un mercato rionale napoletano. 


La passeggiata è piacevole, c'è un timido sole che cerca di riscaldare il mondo e in cuffia ho l'album migliore che gli Oasis abbiano mai scritto, (What's the Story) Morning Glory?.


Arrivo al comune e la prima cosa che incontro è, ovviamente, la fila. Due file in realtà, una per chi aveva prenotato prima e un'altra per il resto delle persone, ed entrambe le code finivano di fronte ad un bancone lungo circa quattro metri, dietro al quale stavano tre operosi addetti.


Abituato alle file italiane mi scoraggio da subito, ci passerò la mattinata in quel posto già lo so, sono sicuro!!! 


Nell'attesa mi guardo attorno, noto due file di pc messi li a disposizione delle persone, noto degli addetti in attesa di poter "essere utile" e dei monitor giganti con messaggi di pubblica utilità, dal: "raccogli la popò del tuo cane" a "il personale è al vostro servizio, ma non fategli girare i coglioni con comportamenti poco gradevoli che non è il caso" (ok questa l'ho sintetizzata ma il messaggio velato era quello).


Non faccio in tempo a finire la perlustrazione della sala che è già il mio turno, e saranno passati due minuti massimo.


La signora che mi serve mi chiede cosa devo fare, glielo dico, lei preme un pulsante e mi da un biglietto numerato 713, settecentotredici alle dieci del mattino??? Spero sia la continuazione del giorno precedente altrimenti sono fottuto!


Mi viene chiesto di accomodarmi in sala d'aspetto e io ubbidisco.


Per fortuna che ho il mio ebook, almeno posso leggere nell'attesa e farmi passare il tempo. Trovo un posto libero, mi metto il numero fra i denti mentre mi sfilo la borsa e il cappotto, afferro l'ebook da dentro la borsa e, prima ancora di sedermi, vedo su di un monitor che allo sportello numero 21 stanno aspettando il numero 713 ... cavoli è il mio numero, poso di nuovo il libro e mi fiondo verso lo sportello.


Lo sportello in realtà non è uno sportello come noi lo conosciamo, ma è una semplice scrivania, affiancata ad una che la precede e ad una che la segue per un totale di 31 scrivanie... tutte occupate, nessuna esclusa.


La signora che mi accoglie è straniera, parla un inglese con un forte accento indiano (come si riconosce un accento indiano? dall'alito), è diretta e va subito al sodo chiedendo come può essermi utile. Parliamo, le spiego cosa mi serve e le porgo dei documenti che avevo precedentemente scaricato dal loro sito e compilato a casa. Lei li prende assieme alla mia carta di identità della quale fa una fotocopia immediata con un piccolo scanner poggiato sulla sua scrivania, timbra quà,  firma la, domanda dettagli, mi porge dei fogli e fa firmare anche me.


Sono passati poco più di quindici minuti da quando mi sono seduto, venti da quando ho messo piede dentro il comune.


Mi dice che le devo portare ancora un ultimo documento, ma che per il momento abbiamo finito. Raccolgo la giacca e la borsa, saluto sprizzando gratitudine da ogni poro, e vado via, felice di non aver perso un'intera mattinata in inutili attese, e contento di sapere che c'è gente che ancora ama lavorare a questo mondo.


Visto che capitano spesso "botte di culo" di questo genere nella vita, non ho voluto scrivere subito questo post, ma aspettare altre 2 visite che avevo preventivato di dover fare al comune, per fare la "prova del nove" e per cacciarmi il dubbio.


Ebbene tutte le mie visite si sono svolte alla stessa maniera e con le stesse tempistiche. Il giorno che ho "perso" più tempo è stato quando ho dovuto aspettare che chiamassero il mio numero per qualcosa come 6 minuti ... nulla di più.


Se solo non friggessero pancetta per colazione ... li potrei anche amare 







25 novembre 2011

Ever mates


Solitamente non parlo del mio lavoro, anche perché sono convinto di essere bravo e se dovessi farlo ne parlerei sempre con aria di superiorità, con aria di tracotanza (mi piace come suona sta parola ma non so cosa voglia dire) con l'aria Denim, dell'uomo che non deve chiedere mai ... insomma con dell'aria ... il che fa capire molto di me



In 10 anni di onorata carriera ho lavorato, conosciuto e visto svariate agenzie di comunicazione, marketing, grafica o sviluppo software ... o pseudo tali.

Ho avuto "capi" di tutti i tipi, quelli che dormivano fino alle dieci del mattino e che un sito web era lavoro di sei mesi; quelli che non uscivano mai dall'ufficio... troppo intenti a leggere il "sole 24 ore" e a far la parte de: "sono un grande imprenditore" fino a quelli con cui sono andato volentieri a cena e che "un amaro del capo lo vuoi?" alle cinque del pomeriggio. 

Ovviamene ho anche avuto colleghi di ogni genere. Colleghi con cui ridere che sono diventati amici e quelli che si sono persi per strada. Ho conosciuto gente che si è autodefinita "art director" cosi, tanto per sport, e gente che ha mantenuto grande umiltà e professionalità anche dopo anni di lavoro duro.

In questo percorso ho sempre sognato un metodo di lavoro che contemplasse una grande voglia di fare, libertà di sperimentazione, alta tecnologia, guadagni equi e libertà di espressione. Tutte cose che, in un modo o nell'altro, sono sempre state castrate sul nascere.

Fino a qualche mese fa.

Fino a quando assieme a tre pazzi non abbiamo deciso che era tempo di investire su noi stessi, rischiare, dare il cento per cento per un progetto che ci potesse finalmente dare quello che avevamo sempre sognato a livello professionale.

A novembre è ufficialmente nata Evermind, e nella foto seguente potete ammirare (parolone, lo so) il team al completo che brinda dopo la firma dal notaio.

La cosa strana è che due dei membri li ho conosciuti dal vero proprio il giorno della firma dal notaio. Mi sono fatto il mio viaggietto da londra per abbracciare fisicamente le persone con le quali, attraverso skype, facevo riunioni su riunioni da mesi.

È stato emozionante, è stato bello, è stato un parto ma senza la noia del cesario e del bambino.

Il progetto è grande ed ambizioso ... ed è aperto a tutti.

Restate sintonizzati ;)



2 settembre 2011

Gloria Gaynor



È da un po' di tempo che non scrivo nulla sul blog, il fatto è che sono parecchio impegnato, il tempo a mia disposizione è poco e di solito quello che ho lo dedico a dormire, o mangiare. Stasera si è manifestata la condizione ideale per scrivere, cioè sono fortunatamente libero e sbronzo, e allora ne approfitto per tediarvi un po' con le mie scorribande londinesi (scorribande? ma come scrivo?)

In questo periodo vedo gente, faccio cose, mi muovo e perdo tempo per la city cercando di concretizzare un lavoro, perfezionare l'inglese e non morire per autocombustione chiuso a casa.

Proprio l'altra sera ero con degli amici fuori a bere in un gay bar, c'era uno spettacolo di drag queen e non se lo volevano perdere, quindi mi sono fatto convincere ad andare pure io, tentato da una birra gratis e da una palla a specchi appiccicata al soffitto (io amo le palle a specchi, mi ricordano quando ero bambino).

La giornata non era stata malaccio, per essere un venerdì mi ero dato il mio bel da fare, avevo fatto qualche lavoro per me e poi mi ero messo a disposizione del landlord (il padrone di casa) che mi aveva fatto ridipingere camera della figlioletta.

La serata stava proseguendo nel migliore dei modi, il bar era pieno di uomini che si baciavano fra di loro e le poche donne che c'erano erano in canottiera e avevano un palmo di pelo che gli usciva da sotto le ascelle.

Strano a dirsi lo so, ma ancora più strano a vedersi.

Comunque, eravamo li che parlavamo mezzo in italiano e mezzo in inglese del più del meno, e vuoi o non vuoi il discorso è finito sulla mia ricerca di lavoro e sulla situazione attuale del mercato londinese.

Ovviamente eravamo brilli, quindi il tutto si è tramutato in un discorso allucinante sulla rivolta di londra e sul suo impatto nella coltivazione della patata dolce (aveva un senso lo so per certo, ma qui da quasi sobrio non mi viene di replicare la cosa, scusatemi)

Ad un certo punto, mentre in un angolo due uomini si scambiavano metri di lingua, siamo scesi nel dettaglio della rivolta. E cosi ho scoperto che i miei due amici hanno partecipato ai primi scontri a Brixton, ridente quartiere giamaicano di londra. Onestamente non me lo sarei mai aspettato da due persone calme come Ghandi e pacifiche come una vacca indù, e invece così è stato.

"Scusate ma quindi fatemi capire, voi avete sfondato vetrine, lanciato sassi contro poliziotti e distrutto macchine?"

"Beh non proprio"

"In che senso non proprio? io ho visto gente uscire da negozi con monitor al plasma, impianti HiFi, casse di vino, voi che diavolo avete fatto?"

"Guarda noi abbiamo sfondato solo una vetrina"

E cosi mi hanno raccontato tutto. Erano in strada a Brixton, la folla stava demolendo Foot Locker in cerca di scarpe, loro erano dall'altra parte della strada, il fumo li stava rendendo neri carbone, il caldo stava seccando le loro pelli vellutate e la gente sembrava impazzita. E allora hanno fatto quello che chiunque sano di mente avrebbe fatto in quella situazione, hanno preso un sasso e l'hanno scagliato contro la vetrina di Body Shop.

"Perché proprio Body Shop?"

"Io la TV al plasma ce l'avevo già a casa, mi serviva una crema corpo e lui voleva un balsamo per i capelli secchi e qualcosa per le doppie punte"

"Capisco"

Ma purtroppo la vetrina era blindata, il sasso è rimbalzato ed è finito contro il culo di un punk enorme. Fortuna ha voluto che l'amico era troppo preso dalla distruzione per prendersela con loro, o forse era solo troppo stupido, non lo sapremo mai, quello che sappiamo è che per vendicarsi della sassata il genio si è scagliato contro la vetrina di cui sopra, sbavando e imprecando in una lingua ai più sconosciuta, cercando e infine riuscendo a demolirla.

Il più era fatto. Con il favore della notte, il fumo e la gente per strada è stato facile entrare e saccheggiare il negozio. A compiere l'insano gesto c'erano loro due e quattro ragazze obese che cercavano fanghi contro la cellulite. Non si è capito come fossero entrate le quattro grassone, visto lo stretto passaggio nella vetrata sfondata, fatto sta che prima di uscire una di loro stava bevendo il bagno schiuma profumato al cioccolato (scambiandolo per Nesquick evidentemente).

E mentre le Drag Queen agghindate come la mia professoressa di anatomia del liceo rispolveravano tutto il repertorio di Gloria Gaynor, da "Never can say goodbye" a  
"Can't Take My Eyes Off of You" il racconto volgeva al termine, con i miei due amici in fuga verso casa, con flaconi di prodotti infilati nelle mutande e la faccia nero fumo per gli incendi.

"Scusate ma alla fine, ne è valsa la pena?"
"Beh ma tu li hai mai visti i prezzi del Body Shop?"


Come dargli torto?

28 febbraio 2011

Quattro anni fa

Dopo quattro anni di, più o meno, onorata carriera, oggi ho detto addio al mio posto di lavoro.






Fra circa due settimane scriverò le mie minchiate da una comoda (si spera) poltrona nel centro di Londra.


Oggi ho pulito il mio pc, ho fatto il backup di tutti i lavori e levato le mie cartelle personali (siti porno per la maggiore, ovviamente). Ho portato una bottiglia di spumante per salutare i miei colleghi e, poco fa, ho spento la luce uscendo da quella stanza per l'ultima volta.


La decisione di partire per Londra faceva parte di un sogno vecchio di qualche anno, quest'anno mi sono detto:
"ma sai che c'è? perché altri si e tu no? cosa ti può fermare dal lasciare tutto e partire?"
e visto che ero solo mi sono risposto che nulla mi fermava se non me stesso, che se volevo potevo decidere di partire e provare ad avere fortuna, anzi no, crearmi la mia fortuna in quel di Londra.


E cosi, armati di determinazione, assieme a Fede abbiamo deciso una scadenza, fine Febbraio.
Il giorno dopo sono andato a comprarmi un bidet da mettere in valigia (come prima cosa da portare, mi sembra logico no?) e qualche libro di inglese per cercare di non parlare come Totò e Peppino nella Malafemmina "noi volevan savuar... l'indiriss"


E adesso ci siamo, oggi è stato il mio ultimo giorno di lavoro.
Ma non mi reputo un "cervello in fuga", sia perché il mio cervello è quello che è, sia perché io, in realtà, non sto fuggendo da nulla.


A differenza della stragrande maggioranza delle persone che mollano, io qui avevo un lavoro con contratto a tempo indeterminato, una casa di proprietà (piena di topi ma son di proprietà pure quelli, e ormai hanno il pedigree) e tanto altro ancora.


Quindi la mia non è stata una decisione dettata dalla pochezza di quello che avevo, ma dalla voglia di vivere in una città come Londra, una città ricca di opportunità e cose da fare, una città dove il Design e l'Arte trovano la massima espressione e dove la meritocrazia e il valore contano davvero.


E poi una nazione che non ha berlusconi non attira un po' tutti??


Quattro anni di lavoro mi hanno cambiato, credo in qualcosa di "più migliore assai" di quando sono entrato in agenzia.


Ho avuto colleghi straordinari (ovviamente loro lo sanno che lo dico solo perché potrebbero leggere e quindi, meglio parlare bene :D ), mi sono divertito ogni giorno passato li dentro, condividendo momenti di ogni tipo, con i colleghi e con chi, a turno, ha ruotato attorno all'agenzia (fatta eccezione per rari, rarissimi casi di gente che se stava altrove era meglio).


Un agenzia con tre teste diverse ma unite, ed uniche, nella loro grande umanità.
Gli unici "capi", incontrati in dieci anni di lavoro nel territorio, con i quali ho bevuto amaro del capo e grappa a fine giornata, o con i quali ho potuto parlare dei miei problemi sapendo di essere ascoltato.


Alla fine non ho lasciato un posto di lavoro, no, ho lasciato una famiglia con la quale ho condiviso tantissimo e che, in un modo o nell'altro, mi porterò in questo mio viaggio.


Giovedì i ragazzi mi hanno portato a cena fuori, offrendomi, fra l'altro, una buonissima torta (nella foto). Li ringrazio di cuore tutti, perché se questi quattro anni sono stati speciali lo devo, soprattutto, ad ognuno di loro.


Grazie :-)


Ps. Per non finire nel buonismo ecco cosa non mi mancherà:
  • Il report a fine giornata e le schede qualità
  • Il condizionatore chiuso d'estate e chiuso pure di inverno
  • Non mi mancheranno le paranoie di qualcuno, e le telefonate a raffica di qualcun'altro
  • L'orario ballerino, e il fare tardi per minchiate inutili
  • E più di tutti non mi mancherà il programmatore dell'agenzia, una capra incapace, porco cazzo!!

2 settembre 2010

La cicogna




Lotta contro le fiere e affronta tempeste per noi e questa è la ricompensa??
Meglio esprimere il nostro potenziale!



Buona visione