Non capisco perché in italia ci sia l'usanza barbara di cambiare i nomi ai film stranieri, a volte con nomi che non centrano una mazza con il titolo originale.
E così: "Lost in translation" diventa "L'amore tradotto", "Home Alone" è "Mamma ho perso l'aereo", "101 Dalmatians" diventa "la carica dei 101", "Frankie and Johnny" cambia in "Paura d’amare", "Runaway Bride" si trasforma in "Se scappi ti sposo".
Si potrebbe continuare per giorni, ma fra poco è capodanno e devo andare a comprare qualcosa di rosso da indossare.
Chissà perché, anche se in effetti alcuni titoli fanno cagare in inglese, ci sia questa abitudine. La cosa pazzesca è che i titoli tradotti di solito sono titoli che un italiano potrebbe pronunciare senza farsi uscire il sangue dal naso. Pronunciare "the break up" non è poi cosi difficile, perché tradurlo in "Ti odio, ti lascio, ti…"??
Se fosse solo per aiutare noi poveri italiani a pronunciare meglio il titolo sarebbe già una motivazione quasi plausibile, ma invece... la cosa bella è che molti titoli che invece meriterebbero di essere tradotti vengono lasciati originali: "Ocean's eleven" che ha anche il genitivo sassone viene lasciato originale, e ho sentito gente dire "vado a vedermi Ocieans ileven" che sembra un film su undici delfini.
Per non parlare di "The Inception", che avrebbero potuto far diventare "quello che sogna e più sogna più gli gira la girandola" ma invece l'hanno lasciato cosi com'era, e nelle sale la gente diceva "mi da due biglietti per... ehm... quello con Di Caprio??"
Comunque, tutto sto popò di giri di parole per dire che il giorno di Natale siamo andati al cinema a vedere un film che in origine si chiamava "Away we go" ma che sono stati capaci di trasformare in, genialata delle genialate, American Life cioè un altro titolo in inglese.
Il paradosso è che il film è diretto da Sam Mendes, stesso regista di "American Beauty", e uno ci pensa e dice "ma questo fantasia per i nomi zero??' American biuti adesso american laif.. maddai" e invece no caro il mio amico sprovveduto, siamo noi italiani i coglioni di turno che cambiano i nomi ai film, peggiorandoli.
Farlo per "Eyes Wide Shut" no vero??
Anyway, il giorno di natale mi aspettavo di trovare casino all'ingresso, gente accalcata in fila, caldo feroce, puzza di popcorn e patatine a terra come se crescessero direttamente dalla moquette, e invece, con mia somma sorpresa il cinema era praticamente vuoto, saremo stati 15 in tutta la sala, meglio cosi (per noi, non per la produzione)
Forse avrebbero dovuto tradurlo in "quelli che girano per l'america cercando casa... e aspettando un figlio..." oppure mi viene il dubbio sia per il cattivo gusto di tanta gente che ormai da anni va solo a riempire le tasche dei soliti registi e attori da cinepanettone, snobbando pellicole semplici ma bellissime e cariche di sentimento e ironia
Fatto sta che il film è davvero BELLISSIMO!!!! L'ho già consigliato a tutto il mondo, è davvero una pellicola da non perdere. Alla faccia di tutte le porcherie che ci propinano sotto natale, in 2 e 3 dimensioni, questo è un film davvero ben fatto, bella storia, ottimi dialoghi, fotografia della Madonna (non nel senso che l'hanno fotografata, nel senso ottima fotografia) un film che mi ha davvero commosso, e io ho il cuore più duro di "Cuordipietra Famedoro"
Fra le tante cose spettacolari del film c'è la colonna sonora, quasi interamente realizzata da Alexi Murdoch, giovane artista londinede.
Allego un brano tratto dal film, precisamente il brano di chiusura che va con i titoli di coda.
Buona visione :)
Ps. Ovviamente l'ho dovuto vedere a Cosenza, perché a reggio calabria i cinema sono gestiti con il culo e passano solo le cagate più cagate del mondo
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22 dicembre 2010
Il MACRO - Arte contemporanea parte seconda
Fede mi ha portato a visitare il Macro di Roma, il Museo di Arte Contemporanea della capitale (quello vicino Porta Pia per intenderci).
Fra i tanti potete vedere quelli relativi alla stanza delle farfalle. L'installazione vincitrice del premio Enel Contemporanea 2010 "Are you really sure that a floor can’t also be a ceiling?" del duo olandese Bik Van der Pol.
Se vi trovate a zonzo nella capitale non fatevi scappare una visita al museo.
Fra l'altro ha uno splendido bookshop :)
Buona visione
Altre opere esposte
13 dicembre 2010
Arte contemporanea - parte prima
Alzi la mano chi, di fronte ad un opera di arte contemporanea, non ha mai pensato:
"Sta cosa la potevo fare pure io"
Stasera leggo e leggendo sorrido:
"Scambiano l'arte per spazzatura e buttano l'opera nell'inceneritore"
Scambiano un'opera d'arte contemporanea per spazzatura e la buttano nel compattatore. Sfortunata sorte quella di «Legg-io», un opera d'arte povera di Isabella Facco scambiata dai netturbini dell'Aps per un rifiuto da portare all'inceneritore.
Il confine che separa l'arte contemporanea dalla spazzatura è sottilissimo, reso possibile a volte quasi unicamente dallo spazio espositivo in cui si trova l'opera. E come spesso accade la frase maggiormente ascoltata in un museo di arte contemporanea e maggiormente pronunciata resta appunto l'interrogativo: "questa cosa la potevo fare meglio io??".
Il più delle volte dietro un opera c'è uno studio profondo e serio del messaggio che si vuole veicolare, del come colpire lo spettatore, con quale tecnica artistica e con quale materiale. Approfondendo la visione di una singola opera apparentemente assurda si può comprendere la spinta artistica ed emozionale che ha permesso all'artista di arrivare ad una soluzione il più delle volte estrema.
Altre volte magari è solo spazzatura, e la differenza la fa chi spinge il pezzo, il critico che parla dietro compenso e altri fattori più o meno influenti.
Resta il fatto che il fine ultimo dell'arte sia quello di colpire ed emozionare, purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista) non è più l'epoca della tecnica o della bravura artistica intesa come capacità di generare il bello, a fare di un opera un pezzo d'arte o un accozzaglia di metallo e legno.
Adesso tutto può essere o non essere arte, dipende dallo sguardo del fruitore. E se l'osservatore ha sguardo buono la prima cosa che dovrà osservare in un museo di arte contemporanea sarà la targhetta con il nome dell'opera, e poi l'opera stessa, per non incappare nel tragico errore di fissare un estintore per venti minuti credendolo concetto estremo di arte fiamminga.
Per non confondere l'anziana che si riposa su una seggiola per un installazione post moderna.
Non avendo molto in simpatia l'arte contemporanea e reputandola in parte sopravalutata sorrido leggendo questa notizia perché a volte, proprio per uno sbaglio del genere, si può arrivare agli onori della cronaca magari senza meritalo. Un errore del genere mi fa illudere che si possa ridimensionare per un attimo un settore che a volte troppo si prende sul serio, e troppo poco si diverte
Ovviamente è solo il mio pensiero, il mio modo di vedere la cosa, mi spiace per l'artista coinvolta nel "dramma" ma soprattutto per i netturbini che immagino saranno stati additati come "ignoranti" da questo e da quell'altro "esperto del settore".
Nel video Guzzanti valuta l'arte
Author:
Guineja
Label:
arte














