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22 febbraio 2012

Mandami una cartolina



Ho preso casa un anno fa circa in quel di Stockwell, ridente quartiere nella zona sud di Londra, poco sotto Victoria Station. In realtà non è molto ridente, direi molto poco ridente. Sdentata dai, uno sdentatissimo quartiere a sud di lontra.




Qui vicino c'è Clapham, una zona ricca di negozi e vita notturna. 


Clapham ha un parco enorme che, nelle giornate di sole, ospita gente per picnic e partitelle di calcio. È un quartiere davvero molto bello, cosi bello che, quando uno si sposta poco poco e arriva nella zona di Brixton, il contrasto cosi forte, fra il bello e l'osceno, amplifica la bruttezza di Brixton. Si passa dal paradiso all'inferno senza la fortuna di un passaggio in purgatorio


Tanto per farvi capire di cosa parlo, gli scontri di Londra dell'estate scorsa, sono iniziati a Brixton.


Brixton e Clapham formano con Stockwell i tre vertici di un triangolo, e io vivo a metà strada fra l'inferno e il paradiso ... più verso l'inferno a dirla tutta.


L'altro pomeriggio stavo rientrando a casa dopo aver partecipato ad un incontro a tema: 
"La parmigiana. Meglio con la melanzana fritta o grigliata?"
Ero li, sovrappensiero, sovrappeso, pensavo alle melanzane calabresi con una lacrimuccia di nostalgia e nel frattempo tornavo verso casa mandando messaggi a destra e a manca.


Sono ad un centinaio di metri da casa, c'è un bel sole che filtra attraverso i rami degli alberi e la via è desolata e tranquilla come sempre. Mi affaccio al bordo del marciapiede pronto per attraversare, guardo in entrambe le direzioni, all'orizzonte c'è solo un ragazzino di colore che sta arrivando con la sua bici. Decido che ce la faccio e comincio ad attraversare.


Arrivo a mezzo metro dal marciapiede opposto e succede il fattaccio. Il ciclista che stava arrivando mi taglia la strada a gran velocità.


Di istinto mi blocco sulle punte dei piedi, come al bordo di un cornicione, cavolo mi stava quasi per investire, tiro su le mani per bilanciarmi ed evitare di cadergli contro, tutto questo in meno di mezzo secondo, giusto il tempo necessario affinché il piccolo biker, allungando una mano ossuta, mi strappi dalle dita il telefono.


È stato un battito di ciglia, un attimo prima avevo il telefono in mano, quello dopo il palmo era vuoto e il piccolo infame mi guardava, pedalando e infilandoselo in tasca.


Da qui in poi tutte le azioni si sono svolte al rallentatore, in questo piano sequenza:


Ci sono io che mi accorgo che mi hanno scippato, io che comincio a correre, il piccolo bastardo che si alza sui pedali e si allontana in tutta fretta, io che respiro affannosamente mentre cerco di afferrarlo, io che non ci riesco, io che vorrei essere Bolt l'altleta, io che mi rendo conto che sono più Bolt il detersivo, io che grido cose assurde in una lingua che sembra inglese ma che ha le tonalità di un richiamo per anatre e che fa guaire i cani del vicinato, il ragazzo che è arrivato ormai in culonia, io che rallento e poi mi fermo ormai stremato, respirando avidamente aria con la bocca spalancata, io che urlo come un pazzo, testa in dietro e braccia alzate come Stallone nella scena della scalinata nel primo Roky!


Sono praticamente di fronte al portone di casa, entro lasciando aperta la porta, mi libero del cappotto, meno i pugni contro il tavolo continuando a gridare per la rabbia, devo muovermi, fare qualcosa, devo chiamare la polizia ma non ho un altro telefono per farlo, salgo dal mio padrone di casa, gli spiego l'accaduto, lui comincia a telefonare e fa due cose, mi blocca la scheda e avverte gli sbirri.


Nel frattempo cerco di rintracciare lo smartphone usando uno dei programmi che avevo installato in caso di smarrimento, ma non l'avevo mai configurato a dovere e, ovviamente, il programma non fa il suo lavoro.


Decido di cambiare le password delle mie caselle di posta e dei vari account social.


Saranno passati 15 minuti dal furto, e solo 10 dalla telefonata alla polizia. Sono li che mi dico stupido e mi meno la testa contro il tavolo quando il mio landlord mi avvisa che è arrivata la polizia


Cioè, mi hanno rubato il telefono, non ho scoperto un cadavere nel frigo, e dopo soli 10 minuti c'è già una pattuglia, in borghese, alla mia porta.


Esco e una signora poliziotto mi chiede se voglio andare a fare un giro con loro in macchina, per vedere se becchiamo il piccolo infame. Afferro il cappotto e mi infilo in questa macchina anonima, tutta nera e senza sigilli o altri segni distintivi che la possano far passare per una pattuglia della polizia inglese.


Mentre giriamo per il quartiere la tizia mi riempie di domande: "corporatura? vestiti? colore del cappotto? età approssimativa? tipo di bici? porta gli occhiali? e TOM???"
Mi sembra di essere ad una partita di "Indovina Chi", una partita che sto abbondantemente perdendo.


Rispondo cercando di ricordare dettagli, ma con scarso successo, sia per la velocità dell'accaduto e sia perché il piccolo infame lo faceva sicuramente di mestiere, vista la nonchalance con la quale aveva commesso il fattaccio e considerato il fatto che non aveva nulla che potesse farlo riconoscere, tipo un cappello viola. Era più scuro di una carrettata di buchi di culo*, tutto vestito di nero, con una bici nera, scarpe nere e cappotto nero, un ninja praticamente.


Quindi sono in giro, in quel triangolo fatto da questi tre quartiere, cosi vicini ma anche cosi diversi, sono in questa macchina e penso: "ma che diavolo, per un telefono perso questi si stanno impegnando cosi tanto, mi parlano di telecamere da controllare, si confrontano con altre pattuglie, anonime come la loro, stanno sprecando benzina e tempo per un furto di telefono, incredibile, in italia la polizia mi avrebbe mandato a cagare, altro che precipitarsi sotto casa."


Sono li che penso a tutte queste cose, guardando le strade del mercato di Brixton, e decido che è ora di tornare a casa,  ringrazio i due bobby e gli dico che per me possiamo anche smettere la ricerca, tanto quello non lo ribecchiamo di sicuro, ormai il telefono e smontato, morto, andato, trapassato!


Vengo riaccompagnato a casa, la signora-agente mi lascia il suo bigliettino con il suo numero di cellulare personale, con la raccomandazione di chiamare per qualsiasi problema. 


E mentre mi domando se i piedi doloranti per l'inseguimento possano rientrare nella categoria dei problemi, sorrido e ringraziando di cuore scendo dalla macchina. Ormai mi sento come dentro un film, dove gli agenti danno il proprio bigliettino alla vittima di un aggressione o, come nel mio caso, di un furto.


Saluto e torno a casa.


Alla fine non è stato il danno materiale in se a farmi arrabbiare, ma quanto sapere che, sulla micro-sd del  telefono, c'erano foto personali, ricordi, musica, cose che quel piccolo bastardo adesso può, volendo, vedere. Mi consola sapere che ho tutto salvato sul computer, alla fine non ho perso nulla, ma con il prossimo telefono farò maggiore attenzione, crittografando i dati sulla micro-sd e installando e testando i programmi contro lo smarrimento e il furto.


Anche girare armati può avere un senso, ma forse mi basterà prestare maggiore attenzione e soprattutto attraversare la strada con il telefono ben custodito in tasca.


Vorrei però aggiungere un messaggio personale per lui, per il piccolo ladruncolo da quattro soldi che mi ha derubato. A te, piccolo sacchetto fumante di merda, voglio solo dire una parola: Karma. 
Tutto torna, è matematico, e io spero tanto che il furto che hai fatto torni, nella tua misera vita, sotto forma di grappolo di emorroidi, ma un grappolo da due chili, e che ti venga proprio il giorno in cui i tuoi amici siano in vena di fare un torneo di calci in culo che abbia te come unico protagonista.


E mandami una cartolina dell'ospedale, stronzo!


Ps. La smart ricoperta con un finto prato inglese è stata l'ultima foto scattata dal mio Htc HD2 e caricata in automatico su Google +


*Questa l'ho fregata a George V. Higgins, scusami George





11 settembre 2011

Il party all'inglese


Il padrone di casa mi ha coinvolto per tutta la settimana nelle operazioni per ripulire il suo giardino da erbacce, erba secca, canneti e dai topi morti tolti dalle canalette dell'acqua. Tutto questo per il grande party del sabato sera.

Dopo una settimana di duro lavoro sabato mattina abbiamo finalmente finito e io, libero dagli impegni, mi sono concesso un pomeriggio al centro con un amico.

Sono tornato a casa giusto in tempo per l'inizio della festa.

Ovviamente, avendo io pulito il giardino come non accadeva da anni in codesta famiglia, ero ansioso di vedere l'effetto scenico della cosa, con le luci accese, le candele e la gente sul prato rasato di fresco, ma con mia somma sorpresa all'arrivo a casa ho trovato tutti chiusi in cucina, e le luci nel giardino spente.

Dovevo aspettarmelo. Il mio più grave errore è, ed è sempre stato, pensare agli inglesi come a gente normale.

In un party italiano, tempo permettendo e avendo a disposizione un giardino enorme come quello del mio padrone di casa, si sarebbe fatto un barbecue con almeno una tonnellata di legna da ardere e una tanica di benzina, e sul fuoco vivo si sarebbe arrostito un maiale vivo e mezzo capretto, il tutto cucinato ad una temperatura impossibile da un cuoco vestito interamente con lastre di Eternit e con i guanti da fabbro di quelli in uso nei cantieri delle Ferrovie dello Stato. E per sgrassare lo stomaco insalata fresca e secchiate di vino rosso di quello forte, così forte da poter sverniciare una paratia di nave traghetto e con il potere di stordimento secondo solo alla morfina adoperata nelle cliniche per malati terminali.

E invece al mio arrivo a cena l'unico prodotto salato che ha fatto da piatto unico è stato una specie di tortina di zucchine, grande quanto una pizza margherita e altrettanto spessa.

Come altra alternativa salata c'erano carote tagliate a listelli da intingere nell'humus, cracker e diversi formaggi. C'era anche il gatto, e l'avrei azzannarlo pure se il bastardo non si fosse prontamente nascosto sotto il forno.

Non avendo molta scelta e volendo comunque restare con loro per sciogliere un po' il mio inglese ho fatto buon viso a cattivo gioco e mi sono semplicemente abbuffato di champagne, fino a rasentare il coma etilico e l'incoscienza tipica di chi fa cure a base di oppiacei.

La serata stava proseguendo allegramente, stavo tenendo conversazione con una vecchia che aveva dei baffi alla Tom Selleck e che mi raccontava di quando aveva bendato Tutankhamon per la sepoltura nelle piramidi della Valle dei Re in Egitto.

Alle dieci stavo morendo di fame e quindi feci l'unica cosa sensata che una persona digiuna e con solo alcol in corpo poteva fare, ovvero continuare a bere champagne. Alle dieci e mezza davo pacche sulle spalle a vecchietti causando ematomi e incrinando vertebre e parlavo italiano con tutti.

Qualcuno mi capiva pure, c'erano due o tre persone che parlavano un discreto italiano.

Ma a quel punto la domanda del "perché sei venuto a londra?" mi suonava più come una domanda del tipo "ma perché sei qui in questo momento storico e non in galera? ubriacone che non sei altro?"

Comunque, proprio mentre stavo amabilmente conversando di meccanica quantistica (da quel che mi ricordo io, ma poteva tranquillamente essere altro, tipo le similitudini fra la merda di piccione e il correttore liquido) la padrona di casa ha fatto l'entrata ad effetto portando il dolce.

Dolce composto da biscottini e frutti di bosco mischiati ad una tonnellata di panna montata. Un dolce mai visto prima e con un nome che ho, ovviamente, dimenticato praticamente subito. Lo stesso dolce che, posato in un angolo del piano cucina, il gatto si stava leccando neanche mezz'ora prima. Lo stesso gatto che tempo addietro aveva squartato e mangiato in giardino un piccolo piccione. Lo stesso piccione che ... no basta.

Ma probabilmente ero stato l'unico a vederlo (anche se ho i miei dubbi) o forse era per la gran fame, ma fatto sta che tutti gli ospiti si sono fiondati (e sì che c'era gente con protesi all'anca) a raccogliere piatti e cucchiaini per poter assaggiare cotanta bontà dispersa in panna, peli e saliva di gatto.

E a quel punto la mia serata è finita, ho rifiutato il dolce "no è che sono pieno, ho mangiato troppo humus, ma grazie eh" e sono andato via.

Mezz'ora dopo calavo la pasta... spaghettata di mezzanotte, evvaiiii!!