Copyright © Topi in soffitta
Design by Dzignine
18 novembre 2011

È Venerdì gente ...


... quando tutto manca ... facciamoci almeno due risate :)


Buon video






13 novembre 2011

È stato bello


Da un post di Marco Travaglio, per festeggiare la splendida giornata di ieri, volentieri posto e condivido

Non entrerò mai in politica. Scendo in campo. Il Paese che amo. Per un nuovo miracolo italiano. L’Italia come il Milan. Basta ladri di Stato. La rivoluzione liberale.

Il Polo delle Libertà. Il decreto Biondi. Vendo le mie tv. Golpe giudiziario. Giuro sulla testa dei miei figli. Lasciatemi lavorare. Sono l’unto del Signore. Ribaltone. Scalfaro è comunista. Con Bossi mai più nemmeno un caffè. Mai detto che sono l’Unto del Signore. Dini è comunista. Il popolo è con me. Prodi utile idiota dei comunisti. Visco Dracula. Toghe rosse. D’Alema è comunista. L’amico Massimo. La Costituzione è comunista. La grande riforma della Costituzione.

La Casa delle Libertà. Il premier non ha poteri. La grande riforma della giustizia. L’amico Vladimir. L’amico George. L’amico Muammar. Gheddafi leader di libertà. Nessun condono. Concordato fiscale. Scudo fiscale. Condono fiscale ed edilizio. Letta è una benedizione di Dio. Romolo e Remolo.

All Iberian mai sentita. Mills mai conosciuto. La proporrò per il ruolo di kapò. Turisti della democrazia. L’Islam civiltà inferiore. Meno tasse per tutti. Tutta colpa dell’euro. La mafia, poche centinaia di persone. Grandi opere. Sono stato frainteso. Tutta colpa delle torri gemelle. Lei è meglio di Cacciari, le presenterò mia moglie.

Il circuito mediatico-giudiziario. Fede è un quasi eroe. L’amico Bossi. Uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti. L’amico Pollari. Le rogatorie. La Piovra rovina l’Italia all’estero. L’amico Pompa. Il falso in bilancio. Mangano si comportava bene, prendeva la comunione nella cappella di Arcore. La legge Cirami. Dell’Utri è perseguitato. Legittimo sospetto. Previti è perseguitato. Il lodo Maccanico. Il Ponte sullo Stretto. Il lodo Schifani. Tutti sono uguali di fronte alla legge, ma io sono un po’ più uguale degli altri.

Ciampi è comunista. Il decreto salva-Rete 4. I poteri forti. La legge Gasparri. L’Economist è comunista. Che ne direbbe di una ciulatina? I direttori dei giornali devono cambiare mestiere. Bertolaso uomo della Provvidenza. La legge Cirielli. Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, anzi mandava la gente in vacanza al confino. Sempre stato assolto. La stampa estera copia da Unità e Repubblica. Napolitano è comunista.

Giustizia a orologeria. L’amico Minzo. I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Telekom Serbia è tutta una tangente. I brogli di Prodi. La commissione Mitrokhin. La giusta amnistia. I comunisti cinesi bollivano i bambini per farne concime. Farò sparire la spazzatura da Napoli in tre giorni. Ho 109 processi. Sarkozy ha imparato da me. Chi scrive di mafia lo strangolerei con le mie mani.

Il Popolo delle Libertà. Obama abbronzato. Il miracolo della ricostruzione dell’Aquila. Evadere è un diritto naturale che è nel cuore degli uomini. Ai giudici noi insidiamo le mogli, siamo dei tombeur de femmes. Il Family Day. Che fate, ragazze, mi toccate il culo? Mille giudici si occupano di me. Agostino, trova una parte ad Antonella: è impazzita, racconta cose in giro. Lodo Alfano. La Consulta è comunista. Legittimo impedimento. Partito dell’Amore e sinistra dell’odio. Il padre di Noemi autista di Craxi. Prescrizione breve.

Mai frequentato minorenni. Le mani nelle tasche degli italiani. La signora Lario mente. Processo breve. Vedi, Patrizia, tu devi toccarti. La privacy. Processo lungo. Candido Lampedusa al Nobel per la Pace. Caro dottor Fede, cioè volevo dire Vespa. Ruby nipote

di Mubarak. Non chiamo Gheddafi per non disturbarlo. La legge anticorruzione. La mia fidanzatina. Siamo tutti intercettati. Solo cene eleganti. Riformare le intercettazioni. Pagavo Ruby perchè non si prostituisse.

La rapina Mondadori. L’amico Lavitola. Me ne vado da questo Paese di merda. Il miglior premier degli ultimi 150 anni. Culona inchiavabile. L’amico Gianpi. Faccio il premier a tempo perso. La maggioranza è coesa. Ho i numeri alla Camera. Traditori. Mi dimetto.
Sic transit gloria immundi

3 novembre 2011

Ho incontrato Gwyneth Paltrow


Una paio di sabati fa siamo andati a fare una passeggiata in zona Liverpool Street. 
Ci siamo fermati a mangiare in una gioielleria mascherata da pub (visti i prezzi) e dopo aver cenato e digerito, saranno state le 19.45, ci siamo avviati verso la stazione della metro.



La temperatura era fresca, per non dire che faceva un cazzo di freddo, si camminava fianco a fianco cercando di trattenere il calore quando ad un certo punto...


Attori principali:


  • Io
  • Fede
  • Alessia detta Valentina
  • Davide
  • Gwyneth Paltrow

Visto che l'aria era gelida io camminavo fianco a fianco alle due giovani donne mentre Davide, più abituato alle temperature londinesi, camminava qualche passo d'avanti a noi. Ad un certo punto, proprio di fronte ad un portone, veniamo investiti da un getto di aria calda proveniente da chissà dove. Poteva anche essere l'aria calda espulsa dal cesso di un carcere minorile, per quello che ne potevamo sapere, fatto sta che ci siamo immediatamente bloccati per goderci il dolce tepore, come dei barboni attorno ad un barile incendiato.


Il tutto si è svolto in 10 secondi. Noi tre ci blocchiamo, Davide che già stava qualche metro d'avanti a noi si blocca, gira di 180° sui tacchi e torna verso di noi dicendoci:
"Ma l'avete vista chi era?"
e noi in coro come Qui Quò e Quà: "No chi era?"
"Era Gwyneth Paltrow"
"Gwyneth Paltrow????!!!!"  


Neanche il tempo di dirlo e lei ci supera, in compagnia di un tizio, e si dirige verso un locale in  fondo alla strada. Il panico ci assale, siamo tentati, vogliamo seguirla ma non vogliamo fare la parte degli invadenti.


Poi il buon senso prende e se ne parte per la tangente e noi entriamo in una spirale di delirio. Cominciamo a seguirla come dei maniaci, quattro persone alla caccia di una bionda spilungona.
Arriviamo di fronte al locale e, prendendo il coraggio a due mani, entriamo.


Il posto è figo, un enorme bancone circolare occupa il centro della sala e tutto attorno tavolini e salottini.


Dietro una sfilza di barman cominciano a chiederci cosa desideriamo, se ci serve un tavolo o vogliamo qualcosa da bere. Ma noi non rispondiamo neanche, siamo attratti dalla Guinet come le falene d'avanti una lampadina, intenti a capire se è davvero lei o una sosia parecchio sosia.
La Guinet si ferma al bancone e noi a tre metri di distanza facciamo versi squittendo come un gruppo di topi da laboratorio che hanno aspirato dell'elio:


"ma è lei?"
"ma si che è lei"
"ma mi sembra troppo giovane"
"ma no che è lei"
"dai Dò, vai al cesso e passale d'avanti"


E io, assumendo l'aria di chi deve pisciare e se la sta tenendo da ore, mi incammino verso la stangona bionda.

Avete presento come vi guardano certi cani? Occhi fissi e testa inclinata leggermente di lato? Ecco, io avevo lo stesso atteggiamento, la fisso e continuo a fissarla per tutto il tragitto dal bancone al cesso, le passo a circa mezzo metro di distanza e continuo a guardarla attentamente... se fossi stato superman l'avrei incendiata col mio sguardo laser tanto strizzavo gli occhi.


La supero e vado al cesso.


Qui per non perdere l'allenamento continuo a fissare tutti come un maniaco sessuale.


Resto cinque minuti nel bagno e poi torno fuori, faccio il percorso inverso e Guinet è sparita, seduta in un salottino con degli amici, e anche la mia comitiva di maniaci personale è sparita.


Faccio il giro del locale, cerco nei salottini, guardo sotto ai tavoli, fisso la gente, ormai fisso tutti, il barman mi parla e io lo fisso, fisso i quadri e quelli fuori che fumano, giro come una trottola ma non trovo più nessuno.


Esco dal locale, il buttafuori mi fissa e io ricambio tanto per non perdere l'abitudine. Provo a chiamare ma il telefono resta muto, e io ovviamente lo fisso per 5 minuti pensando al da fare.


Sono stato abbandonato in un locale, con il dubbio atroce di aver molestato Guinet Paltrov nel migliore dei casi, o una sconosciuta nel peggiore.


E mentre sono li che cerco di capire cosa fare la mia comitiva di maniaci spunta dal bagno e mi si avvicina facendomi cenno di scappare.


Cosi scopro che mentre ero alla "tualet" loro si erano prodigati in manovre degne di spie russe per riuscire a capire la reale identità della vera sosia di Guinetta, con Alessia detta Valentina pronta, col braccio teso e telefonino alla mano, a rubare uno scatto dell'amata.


Siamo stati fortunati, potevano denunciarci e poi menarci, non necessariamente in quest'ordine.


Alla fine non so se ho visto o meno Guinet Paltrow, ma so che lei ha visto me, un altro Guinetto Paltrovo©.


Cheers Guinet




©A.Orlandoja

15 ottobre 2011

Lo abbracceresti quest'orso?



Quando Fabian viaggia in autobus il posto di fianco a lui resta sempre vuoto.
Perché Fabian è handicappato, e sedersi di fianco a chi è diversamente abile sembra sia ancora un problema per qualcuno.






Ed è per questo che la Pro Infirmis ha voluto condurre questo esperimento che, più che spiegare a parole (non sono capace lo sapete) vi faccio direttamente vedere. 


Buona visione








Un grazie a Julius design che ha condiviso il post su Twitter





10 ottobre 2011

Se Steve fosse nato in provincia di Napoli


Dopo la morte di Steve Jobs ne ho lette e sentite di tutti i colori, minchiate per lo più, devo ammetterlo. Ma non voglio star qui a scrivere il mio punto di vista, non ero fan di Jobs né del suo impero, ma mi spiace per la morte prematura di un essere umano, cosi come mi spiace per tutte le persone che muoiono ogni giorno per le cause più disparate.

Fra i tanti articoli che ho trovato girando per la rete me n'è piaciuto moltissimo uno di Antonio Menna, un giovane scrittore/giornalista che vi riporto per filo e per segno. A me ha fatto ridere, ma soprattutto pensare.

E a voi?

Eccolo:

"Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più."



14 settembre 2011

Sei mesi londrici

Oggi sono sei mesi di Londra, non è moltissimo anche se in effetti non mi sembra di essere qui da sei mesi, ma qualcosa di meno, tipo da cinque mesi e tre quarti.


Visto che oggi è stata una giornata favorevole sotto molti punti di vista e considerato il fatto che la cosa si sia verificata in concomitanza con questo evento mi faccio e vi faccio i miei più cari saluti con una cartolina che l'altro giorno, vuoi un leggero esaurimento psicosomatico, ho buttato giù.


Quindi saluti da Londra, o come preferisco io, saluti da Lontra









11 settembre 2011

Il party all'inglese


Il padrone di casa mi ha coinvolto per tutta la settimana nelle operazioni per ripulire il suo giardino da erbacce, erba secca, canneti e dai topi morti tolti dalle canalette dell'acqua. Tutto questo per il grande party del sabato sera.

Dopo una settimana di duro lavoro sabato mattina abbiamo finalmente finito e io, libero dagli impegni, mi sono concesso un pomeriggio al centro con un amico.

Sono tornato a casa giusto in tempo per l'inizio della festa.

Ovviamente, avendo io pulito il giardino come non accadeva da anni in codesta famiglia, ero ansioso di vedere l'effetto scenico della cosa, con le luci accese, le candele e la gente sul prato rasato di fresco, ma con mia somma sorpresa all'arrivo a casa ho trovato tutti chiusi in cucina, e le luci nel giardino spente.

Dovevo aspettarmelo. Il mio più grave errore è, ed è sempre stato, pensare agli inglesi come a gente normale.

In un party italiano, tempo permettendo e avendo a disposizione un giardino enorme come quello del mio padrone di casa, si sarebbe fatto un barbecue con almeno una tonnellata di legna da ardere e una tanica di benzina, e sul fuoco vivo si sarebbe arrostito un maiale vivo e mezzo capretto, il tutto cucinato ad una temperatura impossibile da un cuoco vestito interamente con lastre di Eternit e con i guanti da fabbro di quelli in uso nei cantieri delle Ferrovie dello Stato. E per sgrassare lo stomaco insalata fresca e secchiate di vino rosso di quello forte, così forte da poter sverniciare una paratia di nave traghetto e con il potere di stordimento secondo solo alla morfina adoperata nelle cliniche per malati terminali.

E invece al mio arrivo a cena l'unico prodotto salato che ha fatto da piatto unico è stato una specie di tortina di zucchine, grande quanto una pizza margherita e altrettanto spessa.

Come altra alternativa salata c'erano carote tagliate a listelli da intingere nell'humus, cracker e diversi formaggi. C'era anche il gatto, e l'avrei azzannarlo pure se il bastardo non si fosse prontamente nascosto sotto il forno.

Non avendo molta scelta e volendo comunque restare con loro per sciogliere un po' il mio inglese ho fatto buon viso a cattivo gioco e mi sono semplicemente abbuffato di champagne, fino a rasentare il coma etilico e l'incoscienza tipica di chi fa cure a base di oppiacei.

La serata stava proseguendo allegramente, stavo tenendo conversazione con una vecchia che aveva dei baffi alla Tom Selleck e che mi raccontava di quando aveva bendato Tutankhamon per la sepoltura nelle piramidi della Valle dei Re in Egitto.

Alle dieci stavo morendo di fame e quindi feci l'unica cosa sensata che una persona digiuna e con solo alcol in corpo poteva fare, ovvero continuare a bere champagne. Alle dieci e mezza davo pacche sulle spalle a vecchietti causando ematomi e incrinando vertebre e parlavo italiano con tutti.

Qualcuno mi capiva pure, c'erano due o tre persone che parlavano un discreto italiano.

Ma a quel punto la domanda del "perché sei venuto a londra?" mi suonava più come una domanda del tipo "ma perché sei qui in questo momento storico e non in galera? ubriacone che non sei altro?"

Comunque, proprio mentre stavo amabilmente conversando di meccanica quantistica (da quel che mi ricordo io, ma poteva tranquillamente essere altro, tipo le similitudini fra la merda di piccione e il correttore liquido) la padrona di casa ha fatto l'entrata ad effetto portando il dolce.

Dolce composto da biscottini e frutti di bosco mischiati ad una tonnellata di panna montata. Un dolce mai visto prima e con un nome che ho, ovviamente, dimenticato praticamente subito. Lo stesso dolce che, posato in un angolo del piano cucina, il gatto si stava leccando neanche mezz'ora prima. Lo stesso gatto che tempo addietro aveva squartato e mangiato in giardino un piccolo piccione. Lo stesso piccione che ... no basta.

Ma probabilmente ero stato l'unico a vederlo (anche se ho i miei dubbi) o forse era per la gran fame, ma fatto sta che tutti gli ospiti si sono fiondati (e sì che c'era gente con protesi all'anca) a raccogliere piatti e cucchiaini per poter assaggiare cotanta bontà dispersa in panna, peli e saliva di gatto.

E a quel punto la mia serata è finita, ho rifiutato il dolce "no è che sono pieno, ho mangiato troppo humus, ma grazie eh" e sono andato via.

Mezz'ora dopo calavo la pasta... spaghettata di mezzanotte, evvaiiii!!




8 settembre 2011

Piccole pesti crescono



Forse è perché sono lontano da troppo tempo, o forse solo perché sono i miei nipoti, ma guardando queste due foto mi sono commosso e riempito di gioia. 


Questo post non è per voi ma per loro, per fargli sapere che mi mancano ogni giorno, e che non vedo l'ora di tornare per potermeli strapazzare di coccole (e con la grande sarà una lotta, conoscendo il tipetto).


Lo zio Dome :)







2 settembre 2011

Gloria Gaynor



È da un po' di tempo che non scrivo nulla sul blog, il fatto è che sono parecchio impegnato, il tempo a mia disposizione è poco e di solito quello che ho lo dedico a dormire, o mangiare. Stasera si è manifestata la condizione ideale per scrivere, cioè sono fortunatamente libero e sbronzo, e allora ne approfitto per tediarvi un po' con le mie scorribande londinesi (scorribande? ma come scrivo?)

In questo periodo vedo gente, faccio cose, mi muovo e perdo tempo per la city cercando di concretizzare un lavoro, perfezionare l'inglese e non morire per autocombustione chiuso a casa.

Proprio l'altra sera ero con degli amici fuori a bere in un gay bar, c'era uno spettacolo di drag queen e non se lo volevano perdere, quindi mi sono fatto convincere ad andare pure io, tentato da una birra gratis e da una palla a specchi appiccicata al soffitto (io amo le palle a specchi, mi ricordano quando ero bambino).

La giornata non era stata malaccio, per essere un venerdì mi ero dato il mio bel da fare, avevo fatto qualche lavoro per me e poi mi ero messo a disposizione del landlord (il padrone di casa) che mi aveva fatto ridipingere camera della figlioletta.

La serata stava proseguendo nel migliore dei modi, il bar era pieno di uomini che si baciavano fra di loro e le poche donne che c'erano erano in canottiera e avevano un palmo di pelo che gli usciva da sotto le ascelle.

Strano a dirsi lo so, ma ancora più strano a vedersi.

Comunque, eravamo li che parlavamo mezzo in italiano e mezzo in inglese del più del meno, e vuoi o non vuoi il discorso è finito sulla mia ricerca di lavoro e sulla situazione attuale del mercato londinese.

Ovviamente eravamo brilli, quindi il tutto si è tramutato in un discorso allucinante sulla rivolta di londra e sul suo impatto nella coltivazione della patata dolce (aveva un senso lo so per certo, ma qui da quasi sobrio non mi viene di replicare la cosa, scusatemi)

Ad un certo punto, mentre in un angolo due uomini si scambiavano metri di lingua, siamo scesi nel dettaglio della rivolta. E cosi ho scoperto che i miei due amici hanno partecipato ai primi scontri a Brixton, ridente quartiere giamaicano di londra. Onestamente non me lo sarei mai aspettato da due persone calme come Ghandi e pacifiche come una vacca indù, e invece così è stato.

"Scusate ma quindi fatemi capire, voi avete sfondato vetrine, lanciato sassi contro poliziotti e distrutto macchine?"

"Beh non proprio"

"In che senso non proprio? io ho visto gente uscire da negozi con monitor al plasma, impianti HiFi, casse di vino, voi che diavolo avete fatto?"

"Guarda noi abbiamo sfondato solo una vetrina"

E cosi mi hanno raccontato tutto. Erano in strada a Brixton, la folla stava demolendo Foot Locker in cerca di scarpe, loro erano dall'altra parte della strada, il fumo li stava rendendo neri carbone, il caldo stava seccando le loro pelli vellutate e la gente sembrava impazzita. E allora hanno fatto quello che chiunque sano di mente avrebbe fatto in quella situazione, hanno preso un sasso e l'hanno scagliato contro la vetrina di Body Shop.

"Perché proprio Body Shop?"

"Io la TV al plasma ce l'avevo già a casa, mi serviva una crema corpo e lui voleva un balsamo per i capelli secchi e qualcosa per le doppie punte"

"Capisco"

Ma purtroppo la vetrina era blindata, il sasso è rimbalzato ed è finito contro il culo di un punk enorme. Fortuna ha voluto che l'amico era troppo preso dalla distruzione per prendersela con loro, o forse era solo troppo stupido, non lo sapremo mai, quello che sappiamo è che per vendicarsi della sassata il genio si è scagliato contro la vetrina di cui sopra, sbavando e imprecando in una lingua ai più sconosciuta, cercando e infine riuscendo a demolirla.

Il più era fatto. Con il favore della notte, il fumo e la gente per strada è stato facile entrare e saccheggiare il negozio. A compiere l'insano gesto c'erano loro due e quattro ragazze obese che cercavano fanghi contro la cellulite. Non si è capito come fossero entrate le quattro grassone, visto lo stretto passaggio nella vetrata sfondata, fatto sta che prima di uscire una di loro stava bevendo il bagno schiuma profumato al cioccolato (scambiandolo per Nesquick evidentemente).

E mentre le Drag Queen agghindate come la mia professoressa di anatomia del liceo rispolveravano tutto il repertorio di Gloria Gaynor, da "Never can say goodbye" a  
"Can't Take My Eyes Off of You" il racconto volgeva al termine, con i miei due amici in fuga verso casa, con flaconi di prodotti infilati nelle mutande e la faccia nero fumo per gli incendi.

"Scusate ma alla fine, ne è valsa la pena?"
"Beh ma tu li hai mai visti i prezzi del Body Shop?"


Come dargli torto?

3 agosto 2011

I vecchi



L'altro giorno per poco non ho ucciso un vecchietto!



I vecchietti a Londra sono dei tipetti molto carucci, li si vede andare in giro sopra delle carrozzine motorizzate, e non ho ancora capito se le usano per necessità o perché semplicemente si rompono le palle a camminare a piedi.

Spesso, quando sono per strada con le buste della spesa pesanti che mi tagliano le mani in due, mi viene voglia di scalciare un vecchio lontano del suo carretto per fregarglielo e correre via, ma ho sempre paura di venire menato col bastone di legno e quindi evito.

Quando io ero ragazzino non c'erano sti carretti, quando ero ragazzino io eravamo noi piccole pesti i carretti degli anziani.
All'epoca l'estate durava tre mesi, i tre mesi più belli dell'anno, si usciva da casa la mattina e si ritornava la sera, con una piccola pausa in mezzo per il pranzo/pennichella (la pennichella non per tutti ovviamente).

Nel paesino dove sono cresciuto io, Piale, il pomeriggio si giocava a pallone in piazzetta, che poi di piazzetta non si trattava, essendo più una strada che una piazza vera e propria, ma visto che vicino c'era una chiesa per noi era la Piazza della chiesa. Segnavamo le porte con dei grossi sassi poggiati a terra, e giocavamo a calcio per ore. A me non e' mai piaciuto particolarmente il calcio, ma all'epoca ancora non avevo deciso e quindi ci giocavo con convinzione, accumulando cadute sudore e scarpe sfondate dai "tiri di punta".


Le partite erano bellissime e duravano fino alla noia o fino a quando un evento eccezionale non le interrompeva.


Non c'erano primo e secondo tempo, ma solo delle pause dettate da motivi di forza maggiore. Il passaggio di una macchina era il più frequente, bisognava liberare la strada evitando di dare pallonate volanti alla carrozzeria di turno (è successo parecchie volte) e cercando di far camminare la macchina in modo tale da non farle pestare i sassi delle porte.

Durante il passaggio auto i più veloci di noi correvano alla vicina fontanella a bere dell'acqua fresca. All'epoca ancora l'acqua si poteva bere, le persone venivano da ogni dove a riempire taniche e bottiglie e non era ancora stata contaminata dagli scavi per l'ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria che oggi ha ridotto il vecchio borgo di Piale ad un paese semi abbandonato.


Comunque, seconda alla pausa macchina c'era il "richiamo della famiglia", che è come il richiamo della foresta ma in questo caso a gridarci di andare a casa per la merenda o qualcosa di simile erano le nostre madri, dai punti più disparati del paese: finestre, balconi, angoli di strada, qualcuna mandava un fratello minore/maggiore a fare da corriere. A quel punto era pausa per tutti e si andava a mangiare qualcosa.


Altro motivo di pausa era la Santa Messa. Non che a noi fregasse qualcosa della messa, quella era solo per la Domenica o per i giorni speciali, ma a i nostri vecchi zii e nonni si, importava parecchio. Mezz'ora prima della messa le campane suonavano per richiamare i fedeli, e dalle case sbucavano, come zombie da dietro gli angoli, tutti i vecchietti del paese. Essendo tutti bene o male "propietari di un anziano parente" a turno ci toccava una vecchia zia claudicante da accompagnare fino alla vicina chiesa.


La cosa di fatto, a ripensarci adesso, non credo mi abbia mai portato dispiacere. Accompagnavo mia zia tenendola a braccetto, e parlando del più e del meno, ascoltando la sua voce leggera e il profumo tipico che hanno le persone ad una certa età. A seconda del parente si poteva viaggiare a diverse velocità, nessuna sufficientemente elevata per noi ragazzi, ma visto che a turno ci capitava una cosa del genere raramente ci si scherzava su, prima poi sarebbe capitato a tutti.


Comunque, tutto sto po' po' di parole per dire che a me, i vecchi, stanno simpatici e mi fanno tenerezza, e per spiegare che non volevo attentare alla vita del vecchio di cui sto per parlare e che ho mensionato all'inizio di questo lunchissimo post.


Da un paio di mesi ho iniziato un corso di Inglese vicino casa, devo fare una decina di minuti a piedi e sono arrivato, comodo e indolore. Sulla via per la scuola ci sono diversi negozi e spesso e volentieri ci fermiamo a fare la spesa di ritorno dal corso.


La settimana passata ci fermiamo al solito supermercato gestito da indiani e, dietro la porta scorrevole, intravediamo un povero vecchietto che, con due bastoni di alluminio e una busta della spesa in una mano, cercava di tenere la porta scorrevole aperta per poter passare. Ma visto che si trovava direttamente sotto il sensore la porta non rimaneva aperta, ma si apriva e chiudeva in continuazione impedendogli di passare.


Ad un certo punto però la porta sembra essersi bloccata, lui prende il coraggio a due mani e si lancia in avanti. Ed in quel momento succedono due cose: la porta si chiude, e io mi lancio, come un provetto superman, per impedirlo.


Purtroppo non avevo calcolato un piccolo particolare.
D'avanti alla porta c'era una rampa per disabili fatta in casa, in legno grezzo ricoperto da una guaina di plastica. La suddetta rampa aveva un bordo alto una decina di centimetri, ed è proprio su quel bordo che sono inciampato nella foga del gesto atletico.


Riepilogando, la porta si sta per chiudere con il vecchio in mezzo,
io lo vedo con il mio sguardo da super eroe e mi lancio per bloccarla, la pedana mi fa inciampare e io comincio il decollo con destinazione "vecchioland", fortuna vuole che nello stesso momento un signore più vicino a me ha la prontezza di bloccare la porta, e fortunissima ha voluto che Fede mi abbia sorretto facendomi evitare l'omicidio/suicidio.


Mi sono preso uno spavendo del diavolo, il signore non si è accorto di nulla e per fortuna tutto è finito bene.

Non so se c'è qualcosa da imparare da questa storia, forse mi devo solo fare i fatti miei, ma non ci riesco, il super eroe che c'è in me cerca sempre di emergere per salvare gli umani dalle porte scorrevoli.

Oppure la soluzione è più semplice, ho solo da capire che se Superman aveva la Criptonite come "Tallone d'Achille" io ho le rampe per disabili.


Provate a smentirmi se potete :)