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26 luglio 2011

Hard Rock



Domenica sono andato a Camden Town ed Amy Winehouse è morta.
Le due cose non sono strettamente correlate, ma la cosa può dare da pensare.






La settimana passata mia madre è venuta a trovarmi, un weekend lungo assieme ad un amica e alla di lei figlioletta. Volendole portare in un posto tranquillo e sobrio ho scelto Camden. L'impatto non è stato malaccio, abbiamo percorso buona parte del quartiere senza problemi, con mia madre attaccata alla sua videocamera manco fosse Spielberg.


Pensavo potesse avere problemi con la lingua, non parlando una parola di inglese ma la cosa non le ha creato nessun problema, ha tranquillamente conversato in italiano con tutti, senza scomporsi.


Nel pomeriggio ci siamo spostati verso il centro perché la ragazzina che era con noi aveva desiderio di vedere l'Hard Rock Cafè. Arrivati a destinazione scopriamo che una fila chilometrica ci aspetta per poter andare a vedere lo shop e per comprare qualche souvenir, ci facciamo coraggio e ci mettiamo in fila dietro un gruppetto di spagnoli.


Dopo una decina di minuti siamo già arrivati quasi all'ingresso dello shop, ed in quel preciso momento succede quello che segue. 


Una ragazza italiana mi si avvicina e mi chiede:
"Scusa, ma questa è la fila per entrare all'Hard Rock?"
"si è la fila, ma per lo shop non per il ristorante, il ristorante è dall'altra parte della strada"
"mamma mia ma è lunghissima!!"


ed io, usando il tono più ironico che avessi a disposizione, aggiungo:
"si ma non ti preoccupare, un paio di ore d'attesa e te la cavi"


Detto questo la giovane mi ringrazia e se ne va. Ma forse il mio tono ironico non era poi così tanto ironico come credevo, o la ragazza era ironico-lesa come Sheldon Cooper, perché tornata al gruppo di amici che aspettavano poco distante comincia a dire a tutti che ci sono due ore di attesa.


Io sono quasi pronto per richiamarla per dirle che stavo scherzando, che al massimo in dieci minuti sarebbero stati dentro, stavo per parlare quando inizio a sentire tutti gli amici  che cominciano a ripetere la parola "due ore?!?!" scocciati e arrabbiati. A quel punto cambio idea, ormai il danno è fatto, incontrollabile, e non posso dire nulla senza rischiare un pestaggio di massa.


Quindi sto zitto, mentre il gruppetto imprecando se ne va.


Mi sono sentito in colpa per i successivi tre minuti, ovvero per il tempo che ho atteso per entrare dentro il negozio, poi ho cancellato il senso di colpa e ho sono andato avanti.


E allora mi rivolgo direttamente a voi, se un giorno finirete mai su questa pagina, magari cercando la parola chiave "Hard Rock Cafè Londra + fila chilometrica" sappiate che un po' mi è dispiaciuto, ma solo un po', perché ammettetelo, non ci voleva un genio per vedere che una fila come quella non poteva essere lunga tanto da giustificare due ore di attesa, e perché ho fatto una battuta sorridendo come un coglione (che sono) e non l'avete colta.


Alla fine vedetela sotto questo punto di vista, vi ho fatto risparmiare soldi, che tanto chi ama il rock non và a comprare all'Hard Rock, ma ruba direttamente in casa dell'artista :D.


E quindi un saluto a voi, ed un saluto ad "Emilia Vino di Casa", che si è rovinata tanto da morirne, mandando in malora un talento eccezionale e lasciando noi fans con una manciata di canzoni e, personalmente, un vaffanculo fra i denti





10 luglio 2011

Chupa Chups

Ieri sera siamo andati a Brixton a vedere un concerto.



Brixton è un ridente quartiere con forti influenze giamaicane poco distante da casa nostra, un quartierino pieno di locali, banche e soprattutto con un ampio mercato pieno zeppo di qualsiasi cosa possa servire ad una casalinga disperata, dal cibo agli elettrodomestici passando per bambini cinesi da adottare.

L'ultima volta che ci sono stato e per sbaglio ho urtato un tizio per strada, al mio "Sorry" di cortesia ho avuto per risposta uno sgambetto (fortunatamente sono rimasto dritto).

Un posticino tranquillo insomma.

Comunque, ieri sera siamo andati a vedere sto concerto, orario di inizio, come solito da queste parti, 7.30 del pomeriggio... puntuali.

Il locale si chiama Plan B e per l'evento ospita tre gruppi, i Future Islands + Friendo + Cold Pumas 
ingresso 8 pound, noi alle 8 siamo li, paghiamo e ci ritroviamo in un enorme sala dove una palla a specchi in stile Tony Manero fa da padrona lanciando ovunque scintille di luce, l'ambiente tutto sommato sembra bellino, nonostante sia a Brixton. Su qualche tavolino ci sono dischi di vinile dei gruppi che suoneranno, e un lato del quadrato è chiuso dal bancone del bar. 

Fatto un primo giro decidiamo di bere qualcosina, qui sorge il primo problema della serata, perché a londra, fino ad ora, ho solo trovato birre schifose (per me) nei pub. Per uno abituato a bere Tennent's Super ordinare e bere una Stella Artois è un incubo, praticamente è come bere acqua gassata da una bottiglia rimasta troppo a lungo aperta.

Quindi mi oriento su qualcosa in bottiglia, sperando di azzeccare una birra decente. Ne vedo una in una bottiglia ambrata e, sperando di centrare una doppio malto, la ordino.

Bene, al tatto la bottiglia è fresca al punto giusto, mi lecco le labbra pronto a testare codesta scelta, tiro la prima sorsata e bestemmio, non è birra... la porcheria che ho comprato per la modica cifra di 4 pound è sidro, ovvero una bevanda ottenuta dalla fermentazione della frutta, mmm bello schifo, ma ormai ho pagato e me la faccio piacere.

Intanto il concerto inizia e il primo gruppo ha seri problemi con le chitarre, ne cambiano 3 mentre suonano, nel complesso mi sono piaciuti, bel sound ma il cantante è intonato quanto un forno a microonde che cuoce alluminio... peccato.

Parte il secondo gruppo e con esso arriva la mia prima birra "vera" ... bevo e mi ascolto questi Friendo, carini ma nulla di che, e mentre la cantante con un taglio cesario al posto delle labbra cerca di cantare senza stonare, a me viene il bisogno di andare al bagno (non diretta conseguenza del gruppo, solo fisiologica necessità)

Lo trovo nel seminterrato e li ho la sorpresa della serata. Ad attendermi dentro al cesso c'è un negro enorme. Ok so che detta così non suona benissimo, ma è quello che è, dentro il bagno c'è un inserviente di colore enorme, grande quanto grande mi immaginavo John Coffey leggendo il Miglio Verde (se non avete tempo guardate il film).

In questo bagno, troppo piccolo per contenere più di tre persone, questo armadio di ebano occupa metà spazio e come se non bastasse un angolo della parete è occupata da una piccola scaffalatura con sopra una decina di profumi per uomo diversi, pronti per una spruzzata al volo a seconda dei gusti della clientela, una montagnola di gomme da masticare e il supporto dei Chupa Chups che solitamente si vedono nei bar o negli autogrill.

Mi metto a fare quello che devo nell'orinatoio a parete, un attrezzo di alluminio pieno di naftalina, e mentre penso che forse hanno paura che le tarme possano aggredire gli ospiti del locale, di fianco a me arriva un altro tizio. Evidentemente va di fretta perché finisce la sua minzione in un batter d'occhio, poi si getta con impeto in quel gesto proprio del sesso maschile che solitamente e volgarmente viene chiamato "sgrullata", si richiude la bottega e, senza neanche lavarsi le mani, da un'enorme pacca al nero enorme e esce fischiettando.

Ottimo, spero solo non sia il cuoco del locale.

A quel punto ho finito pure io, mi dirigo verso il lavandino e comincio a lavarmi le mani. Lo faccio e con un occhio guardo a sinistra in direzione dell'amico armadio di cui sopra, lui intanto ha preso due salviette e le tiene in mano aspettando con pazienza che io finisca l'operazione di risciacquo. Intanto nell'aria la musica del gruppo spalla è coperta da un reggae jamaicano, che nella mia ignoranza attribuisco a Bob Marley, che esce da una radiolina buttata vicino a quella che io credo sia crema idratante (gli usi alternativi li lascio immaginare a voi) e di fianco un piattino con qualche pound a mò di mancia.

Finisco e accetto con gentilezza le salviette. Non volendo proprio dare una mancia chiedo quanto costino i lecca lecca, "1 pound mate"  sti cazzi, io pensavo di prenderne 4 con un pound, ma fa nulla, ne prendo uno a caso dal mucchio, sgancio la vecchia regina Elisabetta nel palmo enorme dell'amico di Bob Marley e prendo la porta per uscire.

Sopra il secondo gruppo ha ceduto il posto a quello finale, i Future Island.

Nonostante il pubblico sia visibilmente in estasi a me non mi piacciono per nulla, anzi mi fanno venire voglia di tornare al cesso. Ma mi trattengo, mi siedo in un divanetto a fondo sala e mentre questa specie di orco ubriaco fa il suo show mi controllo la posta, sparo cazzate su twitter e ripenso all'amico del Miglio Verde, per una sera tramutatosi nella mia testa malata, in orco buono in un cesso di Brixton.




23 giugno 2011

Cibo... questo sconosciuto

A volte il mio vicino di casa mi chiede se posso andare a prendere la figlioletta a scuola, un favore che mi scala dall'affitto e che quindi, quando posso, faccio con piacere.






La piccola peste studia vicino Sloane Square, a Chelsea, un quartiere non proprio per poveracci. La piccola fortunatamente è simpatica e con la scusa parlo l'inglese e sparo cazzate senza dovermi preoccupare più di tanto.


Ormai i "bidelli" della sua scuola mi conoscono e quando mi vedono all'entrata gridano il nome della bambina per farla uscire dalla classe. L'altra volta me la sono persa (in realtà era andata a prenderla la madre e avendo il telefono scassato non avevo letto il messaggio nel quale mi avvisava della cosa) e nella disperazione ho fatto chiamare le varie maestre per chiedere con chi fosse andata via la piccola.


Al telefono sono stato descritto come "the Nanny" ... e mi sono sentito un po' Tata Francesca


Oggi l'ho, appunto, presa da scuola, arrivati a casa la lascio con la sorella diciottenne in cucina e vado a casa mia. Dopo pochi minuti mi bussano alla porta, era lei che voleva una mano di aiuto in cucina, voleva che le versassi dell'acqua bollente dal bollitore a dentro una tazza (la sorella intanto era sparita nel nulla come un Ninja).


Vado a guardare e indovinate cosa c'era dentro la tazza? 

Una manciata di Tortellini

Si i tortellini, quelli che noi facciamo al brodo o con burro e salvia. Praticamente l'usanza barbara è questa. Mettono i tortellini in una tazza (non quella grande da cereale, ma quella che si usa per il tea) ci versano dentro acqua bollente, poi ci aggiungono pesto freddo preso direttamente dal barattolo con un cucchiaino, e parmigiano grattugiato 

La vedo che fa sta schifezza e comincio a simulare conati di vomito, le dico:
"ma che diavolo stai facendo???" 
e lei fa:
“vuoi provare? è buona”
“ma sei pazza”
“ma perché?”
“perché quella non è pasta, è una schifezza”
“ma mia sorella la mangia sempre cosi”
“e tua sorella non sa cosa vuol dire pasta” (in mente mia ho aggiunto parole poco pulite)

Ma lei per tutta risposta ha continuato a mangiare contenta. Fra l’altro grattugiava il formaggio direttamente sul piano di marmo e poi con le dita lo prendeva e lo metteva nella tazza. Ho provato a spiegarle la filosofia del buon cibo, ma sarà stato il mio cattivo inglese, sarà stato il suo pessimo italiano, fatto sta che ha finito il pasto, ha ruttato, ed è andata a suonare un po' il pianoforte.

Sicuramente sono tante le cose positive qui, ma quando si parla di cibo, "nothing tripe for cats"



16 giugno 2011

Il letto nuovo

Per due mesi nella nostra casa di Londra abbiamo dormito su un divano letto. Un divano-letto di tutto rispetto devo ammettere, italiano (a detta del padrone di casa) duro come la mano di un metalmeccanico vicino alla pensione e molto, molto confortevole.






Ma per ospitare persone, amici, parenti, gente varia e variopinta in casa, però, ci siamo dovuti munire di un letto reale, e declassare il divano-letto a semplice divano, da aprire solamente con gli ospiti.


Quindi, armati di buona pazienza ma soprattutto di una massiccia dose di culo, abbiamo trovato il letto per noi, modello Malm di Ikea, letto e materasso preso da un amico a poco, pochissimo prezzo, due al prezzo di uno, insomma "du gust is meglio che uan".


Il problema si è posto subito però, come fare per portarlo a casa? 


Chiediamo la macchina al padrone di casa che, elegantemente, ci manda a cagare, dicendo che nella sua Multipla (si, ha una Fiat Multipla, questo dice tutto no?) un letto non ci entra.
Io che sono italiano e che in caso di necessità riuscirei a far entrare anche una Multipla dentro una Multipla, insisto un po', ma quando capisco che la cosa non può che finire con me in mezzo alla strada, desisto. A quel punto, come ad Archimede Pitagorico, ci si accende una lampadina sopra la testa e ci ricordiamo di un servizio che, a poco prezzo, affitta macchine e furgoni.


Il servizio si chiama Streeatcar, ci si registra pagando circa 20 pound annue e poi si può affittare, ad ore o per periodi, quello che si vuole, dalla piccola macchina al furgone. Mi registro e dopo un minuto mi chiamano per farmi l'interview. Ovviamente capisco poco o nulla di quello che mi viene detto, ad un certo punto sono quasi sicuro di aver prenotato un vecchio carro armato sovietico, ma invece, non so come, riesco a prenotare un furgone per il pomeriggio stesso, due ore per andare a prendere il letto e tornare, il tutto pagato con carta di credito in anticipo.


Mi viene mandata una mail di conferma con il luogo dove posso andare a prendere il furgone, il modello e la targa dello stesso. Con mezz'ora di ritardo vado all'appuntamento, pensando di trovare una concessionaria con vari modelli di mezzi parcheggiati d'avanti. Invece quello che trovo è un furgone, sperduto, parcheggiato in una anonima via di Brixton Road.


Non c'è nessuno ad aspettarmi, cazzo forse il mio ritardo ha fatto andar via l'addetto alla consegna. Ok io sono in ritardo, ma neanche una telefonata per chiedere se stavo arrivando?? Telefono all'agenzia per protestare e chiedere spiegazioni (che non avrei comunque capito ovviamente). Ripeto chi sono, il numero della prenotazione e la via dove mi trovo. Il tizio al telefono mi fa qualche domanda e poi mi dice di andare vicino al parabrezza del mezzo. 


Lì intravedo, attraverso il vetro, una scatoletta grigia con tre led colorati che, mentre parlo con l'amico cambiano di colore passando da rosso fino a diventare verde e a quel punto sento le portiere che si aprono. Altro che addetto con le chiavi ad aspettarmi, mi hanno aperto il furgone via satellite. Entro in un furgone nuovissimo, pulitissimo, splendentissimo e l'amico al telefono mi dice di guardare dentro al cruscotto. Io faccio castelli in aria immaginando di  trovarci una pistola, come in un film giallo di tutto rispetto, e invece ci trovo una specie di tastiera con alla base una chiave, digito il Pin che mi viene fornito per telefono e la chiave si sgancia. È fatta, cazzo ho il furgone, adesso l'unico problema è trovare la strada giusta e guidare a sinistra, fesserie direi.


In tutto questo con me c'è Daniele, che mi ha prestato il telefono per chiamare l'assistenza, e che non l'avrebbe fatto se avesse saputo che ci stavo attaccato per venti minuti. Cerco l'indirizzo di destinazione sul telefono con gugol map  e accendo il furgone... si parteeeeeeeee


Nel tragitto ho spento il Van una decina di volte (partire di seconda è da evitare), ho rischiato di ammazzare sei ciclisti e fatto il pelo ad una macchina ad un incrocio particolarmente difficile (Daniele ha perso dieci anni di vita a sto giro).


Tutto sommato è andata bene, nessun danno al furgone, ne a noi ne tanto meno al letto che abbiamo preso e portato a casa. Per riconsegnare il furgone mi sono riportato nella stessa via di partenza, ho reinserito la chiave nella tastiera dentro il cruscotto e chiuso. Via satellite hanno bloccato nuovamente il mezzo, e tanti saluti. Avendo fatto un bel po di ritardo nella consegna l'affitto mi è costato più di 8£ all'ora... uff, ma in compenso è stato un'affare, non dover scomodare nessuno per una macchina in prestito, ne doversi buttare un sacco di soldi per una ditta di traslochi.


Il servizio è eccezionale e funziona anche con le macchine a noleggio ad un prezzo ridicolo, che sia per andare a fare una spesa "grossa" al supermercato o per uscire la sera, è comodissimo. Si prende la macchina vicino a casa propria e si riporta nello stesso posto.


Niente assicurazione, bollo o benzina da fare, è tutto compreso. Alla fine ho montato il letto che era mezzanotte, e devo ammettere che Ikea ha un po' cagato questo modello di letto. Le stecche ortopediche (a modo loro) si sganciano da sole una volta si e una pure, sarò costretto a mettere una doppia sbarra di legno per sostenerle maggiormente. 


A parte questo tutto il resto è perfetto, e adesso abbiamo anche il divano-letto per ospitare amici pronti per venire a trovarci, armati di dolci e bottiglie di Amaro del Capo :P


A buon intenditor... 



22 maggio 2011

Trova le similitudini e vinci un iPad2*



Era da tempo che volevo scriverne, avevo la bozza salvata in archivio dal 1980 ma il mio pc all'epoca non esisteva e quindi ho rimandato fino ad oggi.






Del mondo Mac, la cosa che sicuramente ha fatto la differenza nelle vendite, oltre ad un sistema operativo creato per criceti che non sanno prendere decisioni, è il design.


I prodotti Mac dobbiamo ammetterlo sono fighi, cool, smart, spaccano culi, uno vede un iPad e si sente già più bello, lo compra ed è sicuro di poter conquistare il mondo, poi lo usa e si rende conto che fa cagare.


Comunque, non sono qui per criticare i prodotti di casa Cupertino, non lo faccio mai perché iniziare oggi?


Sono qui per parlare di Dieter Rams.
Chi è costui vi chiederete voi, con gli occhi a punto interrogativo e un ditino pronto a cercare su Google, vi rispondo subito.
Dieter Rams è un designer che ha fatto la fortuna dei prodotti della Braun, è un genio che dagli anni 60 crea oggetti futuristici, bellissimi, cazzo direi perfetti.


Ma no solo, è anche colui dal quale Jonathan Ive ha preso ispirazione, ispirazione, io dire dal quale ha scopiazzato a destra e a manca, ma è un mio parere eh!


Chi è Jonathan Ive vi starete chiedendo adesso?? Ma allora non sapete proprio un cazzo eh?! Jonathan Ive è il designer di casa Mac, è colui che ha progettato iMac, iPod, iPhone e altre cianfrusaglie per quello smilzo di Steve Jobs


Capiamoci, Ive è un ottimo designer, molto capace, ma ha sicuramente fatto carriera prendendo un po' troppo spunto dal lavoro di Rams. Ive ha creato oggetti che sono sparsi per il globo, sicuramente qualcuno sta anche leggendo questo post con un prodotto disegnato da lui (maledetti, compratevi un piccì). I prodotti disegnati da Dieter Rams oltre ad aver fatto la storia del design ed essere entrati nella case di mezzo mondo, sono anche esposti al MoMa di New York e in altri musei sparsi per il globo... mica cazzi eh!!!


Quindi quando qualcuno vi prende per il culo facendovi notare quanto sia figo il suo MacBook Air, rispondetegli che è una copia, che il designer che l'ha progettato ha scopiazzato un genio, che sta usando un falso, insomma menatelo. E dall'altra parte, quindi, quando vi andrà di vantarvi per il vostro bel prodotto Mac ricordatevi che è il prodotto di un furto, è una copia, insomma vergognatevi un po' cazzo! 


Di base l'Ive pensiero è sempre stato quello di progettare usando un design "onesto", e guarda caso è anche uno dei punti fondamentali del pensiero di Rams.

  • Un buon design deve essere innovativo.
  • Un buon design deve rendere il prodotto utile.
  • Un buon design deve essere dotato di estetica.
  • Un buon design deve aiutare a capire il prodotto.
  • Un buon design non deve essere invasivo, mancare di riservatezza.
  • Un buon design deve essere onesto.
  • Un buon design deve essere durevole.
  • Un buon design è la conseguenza dell’ultimo dettaglio.
  • Un buon design si deve preoccupare dell’ambiente.
  • Un buon design deve contenere il minor design possibile.

Se questo non bastasse, beh passiamo ai fatti e andiamo a vedere le similitudini.
Chi ne troverà più di dieci vincerà un *iPad2 disegnato da me sul cartone della pizza.


Partendo dalle copie software, qui sotto l'interfaccia della calcolatrice dell'iPhone e la calcolatrice Braun ET66.






Continuando con un orologio della Braun e con la sveglia dell'iPhone




E andando avanti con gli altri prodotti hardware (Radio T1000 di Braun e un PowerMac G5/Mac Pro)






Radio tascabile Braun  T3 e il primo iPod Apple




Sistema audio  Braun L60 e Apple iPod Hi-Fi





Dettaglio di un prodotto Braun e a destra uno Apple che utilizza lo stesso tipo di alluminio perforato.






Insomma, questo è quanto. Online troverete sicuramente molti altri di articoli che trattano l'argomento, ma non è mai abbastanza a parer mio.


Buona giornata e, mi raccomando, diffondete il verbo.

19 maggio 2011

Il barbecue

Il tempo a Londra fa schifo, è un dato di fatto innegabile, non si può venire qui e lamentarsi del tempo, si sà che fa cagare, fa tanto cagare che secondo me ci sono viaggi low cost per gente stitica, viaggi caratterizzati da aerei senza cessi a bordo.




Quindi lamentarsi del tempo è una cosa fastidiosa, ancora di più sentire qualcuno che lo fa. Se volevo il sole me ne stavo in italia a guardare berlusconi in televisione, il problema è che fa cagare più del tempo di Londra, quindi tanto vale stare qui.


Ma di che volevo parlare che mi sono perso?? Ah si, della mia giornata di domenica.


Domenica Stephan ha fatto il compleanno.(per gentilezza non ho chiesto quanti anni abbia compiuto e spero che al mio compleanno lui ricambi il favore.) Per festeggiare ci ha invitati a casa sua per un barbecue, con l'invito, molto British, di portare qualcosa da mangiare o da bere (ho optato per due bottiglie di vino). La giornata non era delle migliori, il cielo era coperto e tirava una brezza fresca al punto giusto, per usare un termine tecnico, una brezza scassacazzo. Eravamo una quindicina su un ampia terrazza, misti fra italiani e inglesi. In un angolo capeggiava un tavolo con salatini e bottiglie di bevande analcoliche, subito sotto una cesta piena di ghiaccio e birra e dalla parte opposta del terrazzo il barbecue con due "baldi" giovani, dalle natiche mezze scoperte, intenti a bruciare salsicce e hamburger.


Per mangiare bastava andare li con un panino aperto e metterci dentro quel cazzo che ti pareva, salsiccia, involtini, cipolle e migliaia di salse e salsette. C'era anche pasta fredda condita in vario modo, ma mi sono tenuto alla larga da un piatto di pasta cucinato da uno straniero (e a volte anche cucinata da un italiano la pasta fa schifo).


Mangiando un hamburger bruciato qui, e bevendo una birra lì, ci siamo messi a chiacchierare con tutti, ma soprattutto, era inevitabile, con alcuni italiani. Continuava a fare un freddo da banco frigo e senza quasi accorgercene ci siamo ritrovati, gira che ti rigira, tutti vicini al barbecue, a parlare di qualunque cazzata.


Fino a quando ad un certo punto ci siamo voltati e ritrovati noi, italiani, tutti imbacuccati, con le mani stese a sulla brace ormai spenta alla ricerca di tracce di calore, e dall'altra parte gli inglesi, a parlare come se nulla fosse, praticamente in canottiera e infradito.


Vi voglio vedere a sessant'anni vi voglio!!!

11 aprile 2011

La famiglia inglese

L'appartamento che abbiamo affittato in quel di Londra si trova in una zona molto carina racchiusa in una zona più ampia molto brutta racchiusa in una zona ancora più ampia molto molto bella assaissimo, e quindi, sommando il bello e sottraendo il brutto, la zona in cui viviamo è bella bella.






Avete già lasciato il mio blog mandandomi a cagare e scegliendo di visitare il blog di VIttorio Sgarbi? Tornerete presto, Sgarbi non ha un blog, al massimo vi potete comprare una sua splendida maglietta, cosi, se ancora nessuno vi aveva insultato per strada, lo farà ben presto.


Ho divagato mi sa... tornando a noi, la casa in cui siamo si trova praticamente sotto casa dei proprietari, quindi abbiamo dovuto abbandonare la nostra usanza di suonare tamburi di pelle, nudi, al chiaro di luna, e diventare dei vicini modello.


Il nostro vicino/padrone di casa ha accesso diretto al nostro appartamento, e viceversa, da una porta noi accediamo direttamente alla loro cucina. Visto che per le prime settimane siamo stati senza gas nella cucina per un problema tecnico, abbiamo adoperato la loro, conoscendo tuta la famiglia e le fantastiche usanze di questo meraviglioso popolo privo di quel piccolo lavabo, detto bidet, che noi italiani usiamo per lavarci la parte bassa della schiena, dai più conosciuta come culo. 


E cosi siamo entrati in simbiosi con la famiglia che ci da un tetto, e che ha deciso di renderci partecipi della loro meravigliosa giornata inglese. Questo ci ha fatto vedere come davvero si comportano gli inglesi a casa loro. Il tutto si potrebbe sintetizzare con un unica parola: sporcizia


Il fatto che non usino tovaglia lo si sapeva, ma vedere la donna delle pulizie passare l'aspirapolvere sul pavimento, e subito dopo con lo stesso aspirapolvere "pulire" il tavolo e il piano cucina, non è stato il massimo.


Oltre a non usare tovaglia scarseggiano anche nell'uso dei tovaglioli, preferiscono il più sonoro e caratteristico succhiotto alle dita, ovvero si leccano e succhiano una per una le dita della mano, un po' come farebbe un bambino sporco di gelato, questo, per loro, è pulirsi le mani a tavola.


I nostri eroi non usano sciacquare i piatti prima di metterli in lavastoviglie, ma anzi li prendono cosi come sono e li piazzano nella macchina, cosi che quando si finisce di caricarla ci si trova con una paio di etti di resti di cibo sparsi su tutta la superficie interna della lavastoviglie, uno spettacolino niente male direi.


Il mangiare senza sale serve per salvaguardare la salute, ma poi, dopo pranzo, è loro abitudine farcirsi panini con burro e zucchero di canna.


Non è un problema se il gatto lecca il piatto o le posate sulla tavola appena apparecchiata, né tanto meno ciò comporta la sostituzione del pezzo leccato dal docile felino, il tutto si usa... che male fa?


Ma la cosa che più mi sta facendo uscire il sangue dal naso è questa: l'amico anglosassone ha una famiglia numerosa che ha il dono/vizio di suonare uno o più strumenti musicali, quindi abbiamo un orchestra sopra le nostre teste composta da: piano, viola, violoncello, violino e flauto traverso.


La nostra camera da letto sta proprio sotto la loro camera della musica, quindi ogni piccolo rumore, complice anche una struttura fatta con le carte del Mercante in Fiera al posto dei mattoni, noi lo sentiamo benissimo.


Durante il giorno non è un problema, loro suonano, noi ci facciamo i cazzi nostri, male non fa. Il problema si è posto qualche notte fa, quando la figlia maggiore, diciotto anni appena, ha avuto la brillante idea di suonare il suo strumento per un'oretta, da mezzanotte all'una.


Io adoro il violino, lo ascolterei per ore, ma sentire una violinista (o presunta tale) che esegue i suoi esercizi non è come assistere ad un concerto, perché il pezzo è sempre il medesimo, ripetuto più e più volte fino ad ottenere la soddisfazione del musicista, e  il sanguinamento copioso, da ogni orifizio disponibile, del sottoscritto.


Ma dico io, hai diciotto anni, perché non vai a drogarti e a dare via il tuo corpo come tutte le ragazze della tua età? No, devi stare in casa e suonare fino allo stordimento?


Stanotte la sinfonia si è ripetuta, forse non si rendono conto che la nostra camera è cosi a portata di scoreggia (nel senso che anche un peto si sentirebbe forte quanto un colpo di pistola sparato dentro una stanza vuota), di sicuro dovremo parale per risolvere il problema.


Nel frattempo dormo con il lettore mp3 vicino, nel caso si dovesse ripresentare il problema, almeno sceglierò io la musica da ascoltare per restare sveglio


Ps. Ovviamente il tutto si riferisce alla mia esperienza, magari è un caso isolato... ma magari no.
2 aprile 2011

Lattuga di cartapesta

Nel mio post precedente ho dato chiara visione di come il cibo anglosassone possa causare disturbi anche in esseri che, come me, mangiano e digeriscono le pietre.


Ieri ho acquistato una lattuga che aveva le foglie spesse come cartoncini Fabriano, quelli che usavo alle medie per disegnare con righelli e compasso!!!


Parlando con una amica inglese ho scoperto che è usanza comune piantare frutta e verdura nei giardini e nei vasi dentro casa, quindi la settimana passata siamo andati in un supermercato e abbiamo comprato il kit per il piccolo agricoltore, per pomodori pachino e lattuga (almeno, si spera)


Il kit è composto da una scatola di plastica che funge da recipiente, un sacchetto di compost e una bustina di semi. La preparazione è semplice, si mette il compost nel vaso, si piantano i semi, si versa un po' di acqua e poi si copre con il coperchio di plastica trasparente


Nella sequenza potete ammirare la preparazione:








Dopo una settimana le piccole serre si presentavano cosi, piene di condenza, e dentro i piccoli germogli in crescita







Nelle istruzioni non c'è scritto fra quanto dovrò cambiare il vaso a favore di uno più grande, ma credo a breve, brevissimo.


Poi magari qualche amico a caso, laureato in Agraria e con vari master e dottorati, passando da queste parti mi potrà confermare la cosa, o magari semplicemente mi dirà che in realtà, quello che sto coltivando non sono pomodori e lattuga ma una specie rara di Arbre Magique :-)





22 marzo 2011

Prima settimana



Eccoci qua, più atteso del secondo episodio della saga de "Il signore degli Anelli", più spettacolare dell'affondamento del "Titanic", sicuramente più interessante di "Uomini e Donne", ecco il secondo episodio di quella che è la mia avventura londinese.






Una settimana fa la partenza da Bari, volo tranquillo, atterraggio pulito con venti minuti di anticipo e solito applauso ridicolo dei soliti italioti.


Avevamo prenotato un albergobarraresidence vicino la stazione di Clocester Road, lo troviamo con l'aiuto di un Taxi, perché il residence è sprovvisto di insegna, citofono, targa, insomma è un cazzo di portone anonimo.


Il fatto è che, più che residence, è una palazzo privato gestito da un Egiziano, quindi niente carta per pagare, ricevute a mano e pulizie una volta alla settimana (anche se noi, in 8 giorni, non abbiamo visto nessuno.


Ottimo è il presso, basso, bassissimo per la zona centrale, 59 sterline al giorno per la doppia, la stanza ha il bagno in camera e una piccola cucina (lavandino, microonde, macchina per il caffè/the, e frigorifero) la cosa buona è che la cucina ci ha permesso di risparmiare sul cibo (abbiamo mangiato sempre in hotel, ed è pienissimo di supermercati a basso prezzo), ma se vi capita di venirci comprate, assieme al cibo, spugna e detersivo per lavare i piatti.


La stanza non ha connessione free, bisogna pagare 15£ per computer, quindi per noi son volati 30£, ma valgono per tutto il periodo di permanenza. La fregatura è che la connessione è limitatissima, Skype funziona a bestemmie, gtalk proprio non funziona e non provate a vedere film in streaming, è il suicidio.


La zona è stupenda, ogni palazzo o quasi ha di fronte una Ferrari o una Maserati (per le donne, sono automobili di un certo valore), si può stare fuori quanto si vuole, c'è solo l'imbarazzo della scelta, è pieno di locali sempre aperti.


La prima settimana l'abbiamo passata a cercare casa. Eravamo decisi a trovare uno Studio Flat con bagno e cucina, ma ci siamo resi conto che il mercato londinese offre poco per la coppia con queste caratteristiche.


Gli appartamenti con professionisti per quanto offrano letti matrimoniali sono disposti ad affittare solo a singoli, e il bagno privato è un sogno.


In un barlume di speranza avevamo trovato una stanza doppia poco lontana da questa zona, ad un prezzo di poco inferiore alle 200£ a settimana spese incluse. La stanza era in effetti come descritta nelle foto, ampia, luminosa, calda, peccato che il bagno era nel corridoio, attaccato alla "cucina" (le virgolette sono d'obbligo) ed entrambe avevano le pareti marroni per l'umidità e la sporcizia, oltre ad essere grandi, unite, due metri per uno.


Londra non è proprio piccola, cercavamo qualcosa in zona due massimo, per non dover spendere miliardi di mezzi, ma ci siamo resi conto che anche una casa in zona due può voler dire metro e bus per arrivarci.


A metà settimana avevamo esaurito due schede telefoniche e fatto i chilometri. Ci stavamo per dirigere su case in zona tre, ma alla fine è arrivata lei, la casa perfetta.


L'abbiamo vista in un tardo pomeriggio, bellissima, vicinissima alla fermata della metro. Una camera enorme con altre due (il bagno e la cucina) grandi per come dovrebbero essere cucina e bagno e ingresso autonomo, proprio sotto casa dei nostri padroni di casa, un medico e la sua famiglia.


Il prezzo è quello giusto, la famiglia che sta sopra di noi domenica ci ha invitati a pranzo e, in cambio di una cucinata all'italiana ogni tanto tutti assieme, e a qualche lavoretto in casa o nel giardino, è disposto anche a farci lo sconto sull'affitto.


In più è ad una fermata di metro dal Centro Culturale Buddista di Brixton :-)


La cosa buona è che non ci ha chiesto deposito o anticipo (di solito chiedono una mensilità in anticipo più un altro mese) e che se mi viene un infarto per il cibo di merda che sto mangiando, c'ho già il medico per il primo soccorso :D


Comunque, giovedì ci trasferiremo, nel frattempo è partita la seconda fase del piano, ovvero la ricerca di lavoro, ho iniziato a inviare CV solo oggi perché, senza un indirizzo londinese, prima non potevo farlo.


Domani si continua, altro step da affrontare assolutamente è un corso di inglese, perché stì mangia patate parlano velocissimamente, quindi per quanto "studiato" senza un buon corso capisco cazzi.


Per chi ci diceva "a londra fa freddo, il tempo è bruttissmo" sappiate che, a parte un giorno di pioggia, per il resto il tempo è stato splendido, io sto uscendo con la giacca e sotto la maglietta, in tutti i posti chiusi si schiatta di caldo, i maglioni sono chiusi in valigia.


E adesso vado a cercare di digerire lo sformato di cipolla che ho avuto la brillante idea di magiare per cena.


Burp :D


Nella foto: veduta dalla camera del residence