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29 giugno 2010

Alarico Fest - Cosenza 2010



In un pomeriggio cosentino Daniele entrando in camera ci dice che a Roma ha visto x caso il concerto di un cantante eccezionale ... tale Mannarino... ci chiede se vogliamo aiutarlo ad organizzare un concerto, anzi una tre giorni di musica... con Mannarino fra gli artisti ovviamente.


Signore e signori è così che è nato l'Alarico fest.


Da un'idea di Daniele proprio come scritto nella "brusciur". Tira un amico da qua e un paio di sorelle da la ed ecco un gruppo pronto a perdere sonno, tempo, pasienza e soldi x organizzare il tutto. Pronti a fare i conti con sponsor che alla fine si sono rivelati in parte finti causando di molto il calo del budget, con la location da trovare e gli eventi da organizzare...


Si perché l'Alarico fest nn sarebbe stato solo musica ma anche altro, e allora vai di degustazioni, convegni, mostre e dj set. E Mannarino in tutto questo? Mannarino alla fine non può esserci, è in sicilia, già impegnato. Delusione a parte si va avanti con la ricerca degli altri artisti. Sapendo della reunion propongo i Bee Hive ma l'idea vine scartata. Si va avanti, manifesti, locandine, poster, tutto fermo... mancano ancora gli artisti.


Ma Daniele è un treno... nu pocu sauritu ... ma nu trenu. Alla fine Mannarino riemerge e viene confermato. Con lui Peppe Voltarelli che gioca in casa, Erica Mou e Pino Marino. E allora si stampi tutto signori, vai di Facebook, televisione, radio, passaparola e visite a casa che neanche i testimoni di Geova.






In pochi giorni si apre la diga dell'informazione e si allaga l'etere dell'Alarico pensiero, del sogno di Daniele, della grafica di Fede, degli sforzi di Valeria e della moleskine di Daniele "l'altro" carica di appunti per coordinare il tutto. E di tante altre persone unitesi al treno in corsa.


Giovedi 10 si inizia con Voltarelli.. Io lo perdo, sono a Reggio e salirò il venerdi a Cusenza. Lo perdo ma tutti mi dicono che è stato un grande e che si è commosso mettendosi a piangere dedicando una canzone alla madre (presente tra il pubblico in splendida forma)


Arriva il venerdi e assieme a me salgono anke i nostri omonimi, fans di Pino Marino. Apre la serata Erica Mou, sola, chitarra e campionatore a intrattenere un pubblico non molto folto purtroppo ma ke si rivela attento ed entusiasta della performance. Erica ha una voce eccezionale, chiara, limpida forte come poche se ne sentono  e quando scopro ke ha solo vent'anni resto incredulo... è giovanissima ed è anche autrice dei suoi pezzi... davvero bravissima, straordinaria. Compro due cd (per me e Fede) e ovviamente ce li facciamo autografare.


Dopo Erica tocca a Pino Marino, sul palco assieme ad una bottiglia di vino intrattiene il pubblico, ci scherza come si fa con dei vecchi amici e suona il piano accompagnando i suoi versi.


Ad un certo punto chiede chi fra la gente presente sappia suonare il piano, dal semplice suonare si passa allo strimpellare e invita qualcuno a fargli da spalla. Domenico, il mio omonimo nonché compagno di viaggio si prende di coraggio e sale sul palco, sarà stato il troppo vino o l'entusiasmo per la serata ma si mette al piano e comincia suonare la chitarra. No, scherzo, si mette a suonare un brano lento e su queste note Pino Marino seduto su di un divanetto declama dei versi.






La serata finisce bene e si va tutti assieme a mangiare alla "Buca dei Vini" di Mauro, gentilissimo proprietario che ci ha viziati per 3 giorni (a me solo due) con leccornìe di ogni tipo (un ringraziamento speciale alle cameriere che ci hanno dovuto sopportare fino a tardi ogni sera). 


Se Pino Marino resta solo per un brindisi (con delusione amara di molti) Erica Mou invece rimane fino alla fine ad allietare quella già di per sé allegra comitiva, si ride si beve e si scherza fino a notte tarda; con chi sta progettando un matrimonio, con chi (e di chi) ha un maglione di un colore improponibile e con chi passerà la notte sul divano quella sera per aver dimenticato che chi comanda in casa è sempre la moglie. 








Ci diamo appuntamento per il giorno dopo con Erica e Marco (il manager) per fare colazione assieme e ci andiamo a coricare che sono le 3 e mezza passate.


Il giorno seguente un giretto nel centro storico di Cosenza assieme a Dome e Fede e poi colazione con Erica e Marco in un bar del corso di Cosenza. Appurato che non conoscono granite e brioche per la prima colazione ci accontentiamo di altro e passiamo così la tarda mattinata di sabato in splendida compagnia.


Scopro che Erica è appassionata di Criminal Minds (nessuno prima di lei aveva etichettato uno pseudo ladro di tavolini come S.I. in mia presenza) che ha vent'anni appunto e studia al secondo anno di una facoltà della quale non ricordo più il nome. (ah Erica... si dice "un Dio di macchina"... per questo è "il BMW")


Poco prima dell'una accompagniamo Dome e Fede alla stazione e li salutiamo. Loro diretti a Reggio Calabria e noi pronti per la terza e ultima serata dell'Alarico Fest.


La sera di sabato alle sette siamo già al Chiostro di S. Domenico, la location che ci ha ospitati per tre giorni, alle sette c'è già Mannarino che fa il Check Sound, io inizio a fare foto sfruttando l'ultima luce che il giorno mi regala, ne faccio davvero tante che credo di avere rincoglionito sia lui che i suoi musicisti a forza di muovermi attorno al palco.


Per intrattenere la gente nell'attesa Patrizia fa partire il suo dj set, il chiostro a poco alla volta si riempie e incontro anche un amico che non vedevo da dieci anni. Scopro allora che Mannarino è conosciuto perché ospite fisso della trasmissione della Dandini "Parla con me" .






Due chiacchiere, due bicchieri di vino ed è giunta l'ora di iniziare.


Mannarino ha una voce possente, roca, particolare, sale sul palco ed è subito amato da tutti. Erano anni che non mi gustavo della buona musica così, Alessandro è un cantastorie come il primissimo Ligabue, quello di "Bar Mario" o di "Bambolina e Barracuda", canta di amori, di clown di soldi e di pianti.  Ride e scherza, gioca con la musica, parla e canta racconti per la gioia di tutti i presenti. 


Suona e intrattiene per più di due ore e dopo il concerto si presta a far foto e firmare autografi con tutti, ma proprio tutti, anche con le piante grasse dell'allestimento (vabbè ho esagerato).


Dopo il concerto ci mettiamo a far foto di gruppo e poi via verso la nuova cena preparata da Mauro. Al tavolo scopriamo che Alessandro ha origini calabre, il padre è di un paese li vicino (ed è li a cena con noi visto che ha usato l'occasione del concerto per far visita al paese natio).
Il fonico è siciliano, Alessandro (chitarra) è pugliese e Michele (fisarmonica) è calabrese pure lui... un gruppo terrone praticamente e come qualcuno mi fa notare si dice appunto che "Roma è la più grande città della Calabria"





La serata è stata un trionfo, ci siamo divertiti tantissimo e sono rimasto molto contendo di vedere il sorriso sulle labbra di tutti, Daniele in primis.


Ho fatto miliardi di foto e qui ne posto qualcuna, ho già fatto una propaganda a tappeto pro  Mannarino/Erica Mou, dai colleghi dell'ufficio agli amici sto rincoglionendo un po' tutti sicuro del fatto che ne valga sicuramente la pena.


Ci vediamo al prossimo concerto e buona fortuna a tutti.




Ps. Dimenticavo... Mannarino ha citato Chuck Norris... mitico Chuck :P

11 giugno 2010

Il grigio

Dopo aver riportato un pezzetto del racconto sui topi di Buzzati la Fede (amica) mi ha gentilmente prestato un libricino (45 pagine scarse) di Giorgio Gaber, che io conoscevo per tutto fuorché per la sua abilità nello scrivere.


Il libro si legge in pochissimo tempo (previa conclusione delle scuole elementari) ed è simpatico, il racconto parla di questo topino soprannominato "Il Grigio" che tiene compagnia all'autore nella sua casa di campagna. In alcuni tratti viene voglia di lanciare il piccolo volume dalla finestra a causa di un uso eccessivo e spropositato dei puntini di sospensione, un uso criminoso che ... rende ... la lettura... un singhiozzo... di parole... vocali... consonanti e chi più ne ha... più ne metta!!

Due passaggi in particolare mi sono piaciuti e voglio riportare:
... l'amore non sarà mai... materia, terra, cosa... sarà sempre qualcosa che vola: una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza.
L'altro passaggio è molto legato alla mia casa di questi ultimi giorni, al caos e al disordine che mi sta facendo compagnia (assieme ai topi in soffitta ovviamente):
D'altronde è noto che non è l'ordine esteriore che mette in pace le coscienze. Una casa pulita e perfetta quasi sempre tende a celare una sottile forma di sporcizia del proprietario. L'importante è l'ordine interiore. L'importante è far chiarezza nella propria vita. E io l'ho fatto. E ora dormo bene. E' chiaro. Mai stare in bilico. Bisogna vivere sempre come... su una comoda poltrona. Devi aver messo a posto tutte le tue cose.
E dopo aver visto mia nipote Alice dormire beatamente sul divano oggi all'ora di pranzo non posso che pensare alle parole sopracitate e invidiarle il sonno. 

 
2 giugno 2010

La cena in famiglia



Vivendo solo, i momenti che ho per passare con la mia famiglia sono davvero pochi, quando posso chiamo a casa dei miei e mi invito a pranzo o cena ( a volte pranzo così  abbondantemente che faccio entrambe le cose in un colpo solo)


Stasera mi è andata di lusso, una riunione con parenti e amici spuntata all'improvviso ci ha fatto ritrovare in 16 attorno ad una tavola piena di pizza, salumi e quant'altro può far aumentare le mie già abbondanti maniglie dell'amore.


Prima di cena sono passato a trovare "u Prufissuri" il professore Sofi, ovvero mio nonno Vincenzo, novantenne ex maestro delle elementari, una mente fresca e un grande spirito di ricerca (e a quell'età è una cosa eccezionale).


Parlando parlando siamo finiti a chiacchierare di libri:
"nonnino ma l'hai mai letto Dumas? Il conte di Montecristo è il mio libro preferito, secondo me ti piacerebbe"
"no, non l'ho mai letto"
"se vuoi te lo presto, è un po' grosso ma è davvero bello"
"nipote e tu l'hai mai letto Hugo? I Miserabili?"
"no mai, facciamo così, io ti presto Dumas e tu mi presti Hugo"
E così facendo ci siamo fatti uno scambio culturale, anche se lui mi ha fregato di poco più di un centinaio di pagine, 840 di Montecriso contro le 980 dei Miserabili.


La cena è andata bene e a metà della serata mia madre ha tirato fuori l'argomento jolly:


"mio figlio a casa ha Roomba, il robottino per pulire i pavimenti"
e così, dopo una breve introduzione tecnica del prodotto ho fatto come un rappresentante sotto l'effetto di funghi allucinogeni (parecchi funghi allucinogeni), mi sono messo a parlare di roomba facendo anche vedere un filmato sullo smartphone. Se guadagnassi qualcosa per ogni volta che parlo bene di quel nano bianco e grigio a quest'ora sarei ricco, alla fine tutte le donne (tranne una in realtà) erano pronte a fare l'acquisto.

Ormai sono quasi un casalingo perfetto, in realtà un po' questa cosa mi preoccupa, non tanto per roomba quanto per il fatto che adesso su google cerco il rimedio per cacciare i cattivi odori dal frigo (un bicchiere di bicarbonato è stato il tentativo della serata) e a cena ho anche chiesto come lavare correttamente la tovaglia macchiata (omino bianco, pare, la risposta).

E adesso fisso la finestra con sguardo catatonico chiedendomi che tipo di tendine potranno mai abbinarsi all'arredamento ... e mi faccio paura da solo!


*Nella foto mio nonno il giorno del novantesimo compleanno assieme a mia sorella Alessandra

Cratere in centro America

Sono parecchio sconvolto per il dramma che si sta consumando in questi giorni in centro America, la tempesta Agatha* ha fatto danni per migliaia di dollari e centinaia fra morti e dispersi.


Sconvolgenti sono le foto del cratere che ha inghiottito un palazzo di tre piani.
Un buco perfettamente circolare e profondo tanto che non se ne vede la fine.


Guardare per credere








 * mi chiedo perché tutte le catastrofi hanno nomi femminili ... mah!?
31 maggio 2010

Gambarie

Due settimane fa avevo espresso il desiderio di fare una passeggiata in montagna, così, solo per staccare dalla città e rilassarmi un po'. 


Venerdì il mio desiderio è stato esaudito, e nel migliore dei modi tra l'altro, ovvero sono stato inviato dall'agenzia per la quale lavoro a fare delle foto ad un evento che abbiamo curato a livello grafico e organizzativo.


Quindi ho passato la mattina e parte del pomeriggio a fare foto in Aspromonte, in un giorno lavorativo per giunta :) Erano 5 anni che non mettevo piede a Gambarie, dal giorno del mio Shakubuku ed è stato bellissimo tornarci :)


Posto due scatti della giornata 









27 maggio 2010

I topi di Buzzati

Spero di non finire anche io così. 
Da lunedì priorità al massacro del roditore.

I topi:



Che ne è degli amici Corio? Che sta accadendo nella loro vecchia villa di campagna, detta la Doganella? Da tempo immemorabile ogni estate mi invitavano per qualche settimana. Quest'anno per la prima volta no. Giovanni mi ha scritto poche righe per scusarsi. Una lettera curiosa, che allude in forma vaga a difficoltà o a dispiaceri familiari; e che non spiega niente.

Quanti giorni lieti ho vissuto in casa loro, nella solitudine dei boschi. Dai vecchi ricordi oggi per la prima volta affiorano dei piccoli fatti che allora mi parvero banali o indifferenti. E all'improvviso si rivelano.

Per esempio, da un'estate lontanissima, parecchio prima della guerra - era la seconda volta che andavo ospite dei Corio - torna a mente la seguente scena: Mi ero già ritirato nella camera d'angolo al secondo piano, che dava sul giardino - anche gli anni successivi ho dormito sempre là - e stavo andando a letto. Quando udii un piccolo rumore, un grattamento alla base della porta. Andai ad aprire. Un minuscolo topo sgusciò tra le mie gambe, attraversò la camera e andò a nascondersi sotto il cassettone. Correva in modo goffo, avrei fatto in tempo benissimo a schiacciarlo. Ma era così grazioso e fragile.

Per caso, il mattino dopo, ne parlai a Giovanni. " Ah, sì " fece lui distratto " ogni tanto qualche topo gira per la casa. " " Era un sorcio piccolissimo... non ho avuto neanche il coraggio di... " " Sì, me lo immagino. Ma non ci fare caso... " Cambiò argomento, pareva che il mio discorso gli spiacesse.
L'anno dopo. Una sera si giocava a carte, sarà stata mezzanotte e mezzo, dalla stanza vicina - il salotto dove a quell'ora le luci erano spente - giunse un clac, suono metallico come di una molla.
" Cos'è? " domando io. " Non ho sentito niente " fa Giovanni evasivo. " Tu Elena hai sentito qualche cosa? " " Io no " gli risponde la moglie, facendosi un po' rossa. " Perché? " Io dico: " Mi sembrava che di là in salotto... un rumore metallico... ". Notai un velo di imbarazzo. " Bene, tocca a me fare le carte? "
Neanche dieci minuti dopo, un altro clac, dal corridoio questa volta, e accompagnato da un sottile strido, come di bestia. " Dimmi, Giovanni " io chiedo " avete messo delle trappole per topi? " " Che io sappia, no. Vero, Elena? Sono state messe delle trappole? " Lei: " E che vi salta in mente? Per i pochi topi che ci sono! ".
Passa un anno. Appena entro nella villa, noto due gatti magnifici, dotati di straordinaria animazione: razza soriana, muscolatura atletica, pelo di seta come hanno i gatti che si nutrono di topi. Dico a Giovanni: " Ah, dunque vi siete decisi finalmente. Chissà che spaventose scorpacciate fanno. Di topi qui non ci sarà penuria ".
" Anzi " fa lui " solo di quando in quando... Se dovessero vivere solo di topi... "" Però li vedo belli grassi, questi mici. " " Già, stanno bene, la faccia della salute non gli manca. Sai, in cucina trovano ogni ben di Dio. "
Passa un altro anno e come io arrivo in villa per le mie solite vacanze, ecco che ricompaiono i due gatti. Ma non sembrano più quelli non vigorosi e alacri, bensì cascanti, smorti, magri. Non guizzano più da una stanza all'altra celermente. Al contrario, sempre tra i piedi dei padroni, sonnolenti, privi di qualsiasi iniziativa. Io chiedo: " Sono malati? Come mai così sparuti? Forse non hanno più topi da mangiare? ".
" L'hai detto " risponde Giovanni Corio vivamente. " Sono i più stupidi gatti che abbia visto. Hanno messo il muso da quando in casa non esistono più topi... Neanche il seme ci è rimasto! " E soddisfatto fa una gran risata.
Più tardi Giorgio, il figlio più grandicello, mi chiama in disparte con aria di complotto: " Sai il motivo qual è? Hanno paura! ". " Chi ha paura? "
E lui: " I gatti, hanno paura. Papà non vuole mai che se ne parli, è una cosa che gli dà fastidio. Ma è positivo che i gatti hanno paura ".
" Paura di chi? " " Bravo! Dei topi! In un anno, da dieci che erano, quelle bestiacce sono diventate cento... E altro che i sorcettini d'una volta! Sembrano delle tigri. Più grandi di una talpa, il pelo ispido e di colore nero. Insomma i gatti non osano attaccarli. " " E voi non fate niente? " " Mah, qualcosa si dovrà pur fare, ma il papà non si decide mai. Non capisco il perché, ma è un argomento che è meglio non toccare, lui diventa subito nervoso... "
E l'anno dopo, fin dalla prima notte, un grande strepito sopra la mia camera come di gente che corresse. Patatrùm, patatrùm. Eppure so benissimo che sopra non ci può essere nessuno, soltanto la inabitabile soffitta, piena di mobili vecchi, casse e simili. "Accidenti che cavalleria" mi dico "devono essere ben grossi questi topi." Un tal rumore che stento a addormentarmi.
Il giorno dopo, a tavola, domando: " Ma non prendete nessun provvedimento contro i topi? In soffitta c'era la sarabanda, questa notte ". Vedo Giovanni che si scurisce in volto: " I topi? Di che topi parli? In casa grazie a Dio non ce n'è più ".
Anche i suoi vecchi genitori insorgono: " Macché topi d'Egitto. Ti sarai sognato, caro mio ". " Eppure " dico " vi garantisco che c'era il quarantotto, e non esagero. In certi momenti ho visto il soffitto che tremava. " Giovanni s'è fatto pensieroso: " Sai che cosa può essere? Non te n'ho mai parlato perché c'è chi si impressiona, ma in questa casa ci sono degli spiriti. Anch'io li sento spesso... E certe notti hanno il demonio in corpo! ".
Io rido: " Non mi prenderai mica per un ragazzetto, spero! Altro che spiriti. Quelli erano topi, garantito, topacci, ratti, pantegane!... E a proposito, dove sono andati a finire i due famosi gatti? ".
" Li abbiamo dati via, se vuoi sapere... Ma coi topi hai la fissazione! Possibile che tu non parli d'altro!... Dopo tutto, questa è una casa di campagna, non puoi mica pretendere che... "
Io lo guardo sbalordito: ma perché si arrabbia tanto? Lui, di solito così gentile e mite.
Più tardi è ancora Giorgio, il primogenito, a farmi il quadro della situazione. " Non credere a papà " mi dice. " Quelli che hai sentito erano proprio topi, alle volte anche noi non riusciamo a prender sonno. Tu li vedessi, sono dei mostri, sono; neri come il carbone, con delle setole che sembran degli stecchi... E i due gatti, se vuoi sapere, sono stati loro a farli fuori... è successo di notte. Si dormiva già da un paio d'ore e dei terribili miagolii ci hanno svegliato. In salotto c'era il putiferio. Allora siamo saltati giù dal letto, ma dei gatti non si è trovata traccia... Solo dei ciuffi di pelo... delle macchie di sangue qua e là. "
" Ma non provvedete? Trappole? Veleni? Non capisco come tuo papà non si preoccupi... " " Come no? Il suo assillo, è diventato. Ma anche lui adesso ha paura, dice che è meglio non provocarli, che sarebbe peggio. Dice che, tanto, non servirebbe a niente, che ormai sono diventati troppi... Dice che l'unica sarebbe dar fuoco alla casa... E poi, poi sai cosa dice? è ridicolo a pensarci. Dice che non conviene mettersi decisamente contro."
" Contro chi? "
" Contro di loro, i topi. Dice che un giorno, quando saranno ancora di più, potrebbero anche vendicarsi... Alle volte mi domando se papà non stia diventando un poco matto. Lo sai che una sera l'ho sorpreso mentre buttava una salsiccia giù in cantina? Il bocconcino per i cari animaletti! Li odia ma li teme. E li vuol tenere buoni. "
Così per anni. Finché l'estate scorsa aspettai invano che sopra la mia camera si scatenasse il solito tumulto. Silenzio, finalmente. Una gran pace. Solo la voce dei grilli dal giardino,
Al mattino, sulle scale incontro Giorgio: " Complimenti " gli dico " ma mi sai dire come siete riusciti a far piazza pulita? Questa notte non c'era un topolino in tutta la soffitta ". Giorgio mi guarda con un sorriso incerto. Poi: " Vieni vieni " risponde " vieni un po' a vedere".
Mi conduce in cantina, là dove c'è una botola chiusa da un portello: " Sono laggiù adesso " mi sussurra. " Da qualche mese si sono tutti riuniti qui sotto, nella fogna Per la casa non ne girano che pochi. Sono qui sotto... ascolta... "
Tacque. E attraverso il pavimento giunse un suono difficilmente descrivibile: un brusìo, un cupo fremito, un rombo sordo come di materia inquieta e viva che fermenti; e frammezzo pure delle voci, piccole grida acute, fischi, sussurri.
" Ma quanti sono? " chiesi con un brivido. " Chissà. Milioni forse... Adesso guarda, ma fa presto. " Accese un fiammifero e, sollevato il coperchéo della botola, lo lasciò cadere giù nel buco. Per un attimo io vidi: in una specie di caverna, un frenetico brulichio di forme nere, accavallantisi in smaniosi vortici. E c'era in quel laido tumulto una potenza, una vitalità infernale, che nessuno avrebbe più fermato. I topi! Vidi anche un luccicare di pupille, migliaia e migliaia, rivolte in su, che mi fissavano cattive. Ma Giorgio chiuse il coperchio con un tonfo.
E adesso? Perché Giovanni ha scritto di non potere più invitarmi? Cosa è successo? Avrei la tentazione di fargli una visita, pochi minuti basterebbero, tanto per sapere. Ma confesso che non ne ho il coraggio. Da varie fonti mi sono giunte strane voci. Talmente strane che la gente le ripete come favole, e ne ride. Ma io non rido.
Dicono per esempio che i due vecchi genitori Corio siano morti. Dicono che nessuno esca più dalla villa e che i viveri glieli porti un uomo del paese, lasciando il pacco al limite del bosco. Dicono che nella villa nessuno possa entrare; che enormi topi l'abbiano occupata e che i Corio ne siano gli schiavi.
Un contadino che si è avvicinato - ma non molto perché sulla soglia della villa stava una dozzina di bestiacce in atteggiamento minaccioso - dice di aver intravisto la signora Elena Corio, la moglie del mio amico, quella dolce e amabile creatura. Era in cucina, accanto al fuoco, vestita come una pezzente; e rimestava in un immenso calderone, mentre intorno grappoli fetidi di topi la incitavano, avidi di cibo. Sembrava stanchissima ed afflitta. Come scorse l'uomo che guardava, gli fece con le mani un gesto sconsolato, quasi volesse dire: " Non datevi pensiero, è troppo tardi. Per noi non ci sono più speranze ". 

La crisi



Oggi voglio riportare un post preso dal blog di Marco Travaglio. 
Perché lo faccio? perché mia madre è un'insegnante, mio padre un pensionato, io sono un dipendente che, a seconda del mercato, guadagna il proprio stupido stipendio e motivo ultimo ma non per importanza, ancora vivo in Italia.


L'argomento è la crisi, e i tagli che quel nano di presidente del consiglio e tutta la sua cricca di leccaculo ci vogliono imporre.


Qui spiegato come superarla senza ammazzare ancora di più l'economia italiana, buona lettura:



Adesso che il peggio è finalmente arrivato tutto torna a essere una questione di soldi. Tanti soldi. Per arginare un po’ la crisi e mettere una pezza ai conti dello Stato servono almeno 24 miliardi di euro. Il governo, per bocca del sottosegretario Gianni Letta, promette tagli e sacrifici per tutti. Pagheranno gli insegnanti e i genitori. Pagheranno i dipendenti pubblici. Alcuni stipendi saranno persino ridotti del 5 o del 10 per cento, mentre molti tra quelli che contavano di andare in pensione nei prossimi mesi non lo potranno fare. E così, anche se il premier Silvio Berlusconi assicura che non ci sarà “macelleria sociale”, sul tavolo restano i dati che crudamente indicano l’esatto contrario. Il sogno è finito. Il futuro degli italiani d’ora in poi è fatto solo di lacrime e sangue. Anche perchè il buco da ripianare, secondo molti osservatori, potrebbe presto ingrossarsi per toccare la cifra record di 50 miliardi di euro. Esiste un'alternativa a questo massacro? Si può evitare di andare a colpire ancora una volta quelli che il loro dovere col fisco lo hanno sempre fatto? Sì, si può. L’alternativa esiste. Ed è ilcontributo di solidarietà. Un contributo da richiedere ai più ricchi (e spesso più furbi) che nel giro di poche settimane permetterebbe all'erario di raccogliere 15 miliardi, senza modificare significativamente il tenore di vita di chi si ritroverà a pagare.



I conti sono presto fatti. L'ultimo scudo fiscale ha permesso a migliaia di evasori di regolarizzare anonimamente le loro posizioni versando allo Stato il 5 per cento dei patrimoni nascosti all'estero (100 miliardi). Così nel 2009 in cassa sono entrati circa 5 miliardi di euro. Visto che le cose vanno male e che tutti, dice Gianni Letta, sono chiamati a fare sacrifici perché, dunque, non rivolgersi a chi ha scudato i propri capitali chiedendo loro di versare un altro cinque per cento? Conosciamo le obiezioni. Ma come? La legge lo impedisce: lo Stato si è impegnato in un condono tombale, come può dopo soli pochi mesi rimangiarsi la parola? Semplice, lo fa. Esattamente come lo farà con gli insegnanti, i dipendenti pubblici, gli enti locali e tutti coloro i quali fino a ieri pensavano di aver maturato dei diritti che invece oggi, per far fronte alla crisi, verranno loro negati. Benché segreti gli elenchi nominativi degli evasori infatti esistono. Per ricostruirli, spiega al Fatto Quotidiano una fonte qualificata di Banca d'Italia, basta rivolgersi agli istituti di credito utilizzati per scudare i patrimoni. In questo modo il contributo di solidarietà porterà a recuperare 5 miliardi. 

E gli altri 10? Anche qui la soluzione (se solo la si volesse adottare) c'è. E si chiama contributo di solidarietà sui grandi patrimoni familiari. A lanciare l'idea (con nessuna fortuna) era stato più di un anno fa, Giulio Santagata, l'ex ministro per l'Attuazione del programma del governo Prodi. Adesso però quella proposta va riesaminata con attenzione, visto che questa sorta di tassa patrimoniale una tantum non vuol dire prelevare denaro dalle tasche di tutti i cittadini, o colpire i semplici proprietari di un appartamento o di un pezzo di terra. Ma solo chiedere, come già accade in altri Paesi, a chi è più ricco di dare una piccola mano a chi sta peggio. 
Vediamo come: in Italia la ricchezza delle famiglie ammonta, secondo Banca d'Italia, a 8000 miliardi di euro. Il 10 per cento di esse ha però in mano il 50 per cento del tesoro (oltre 4000 miliardi). È lì che bisogna andare a trovare i soldi. Ovviamente non dovranno essere tassati i beni produttivi, non si pagheranno cioè imposte sulla proprietà delle imprese. A essere tassato sarà invece il resto. E, visto che solo l'8 per cento di quei 4000 miliardi è ricollegabile all'attività d'impresa, la base imponibile (cioè il pezzo di tesoro sul quale il fisco può intervenire) toccherebbe i 3500 miliardi. Non tutti i proprietari comunque dovrebbero mettere mano al portafogli. L'idea è che il prelievo scatti solo a carico di chi possiede immobili, terreni, liquidi e titoli per più di 5 milioni di euro.
Fatti due conti si scopre così che basterebbe un intervento del 3 per mille per farincamerare allo Stato 10 miliardi. Sarebbe impopolare un contributo di solidarietà del genere? No, perché riguarderebbe solo un parte minima della popolazione. Che, oltretutto, non verrebbe particolarmente vessata. Il 3 per mille di 5 milioni (pari a quattro grandi appartamenti nel centro di Milano o Roma) equivale infatti a 15 mila euro. Per questo alleopposizioni spetta ora il compito di spiegare che un’alternativa alla macelleria sociale esiste. Mentre il centro-destra dovrebbe cominciare a riflettere su un punto: la sua base elettorale è ormai vastissima. Non comprende solo i super-ricchi e gli evasori. La stragrande maggioranza dei supporter del Cavaliere (e della Lega) è formata da persone comuni, con redditi e stili di vita normali. Tutta gente che adesso si sta risvegliando dal sogno. Per ritrovarsi in un incubo in cui, prima o poi, finirà per trascinare anche il governo. 




25 maggio 2010

L'Italia



Mentre mi rendo conto che studiare in italia ha costi esorbitanti molto differenti da quelli che ricordavo ai tempi della mia laurea, costi resi maggiormente carichi di tristezza dal fatto che ormai lo sbocco universitario non è più un trampolino di lancio ma piuttosto il bordo di un burrone mi affaccio sul web, nell'attesa di finire un lavoro, e leggo due notizie che mi lasciano perplessobarrabasitobarraincazzato:

La prima è che berlusconi (il minuscolo è fortemente voluto) vuole più poteri:
 «Così non riesco più a operare»   l'altra notizia riguarda la gregoracci, neo sposa di briatore (che con berlusconi ha molto in comune, in primis i soldi poco chiari arrivati ad "inizio carriera") la settimana passata è stata sfrattata dallo jacht dalla guardia di finanza e oggi dichiara che:  «Fuori dal nostro yacht Nathan Falco non è più sereno» (Nathan Falco è il figlio della coppia)




Davvero, resto basito nel vedere in che razza di Italia viviamo, un paese dove un povero vecchio viene maltrattato e lasciato senza un potere speciale che ne so io, tipo volare o sparare ragnatele dal culo, e dove una povera casalinga si dispera perché al figlioletto gli hanno levato lo yacht (solo perché il babbo è stato bricconcello e ha, diciamo cosi tanto per dire, lucrato qualcosa come 4 milioni di euro solo attraverso l'uso del suddetto mezzo, tra multe e imposte arretrate.)

Che italia è questa se uno non può tenere ormeggiata una barcarola per far dormire il proprio figlio? (ho amici che proprio in questo momento stanno acquistando barche, traghetti e pedalò per i loro figli visto che il metodo, dicono, funziona e il pargolo dorme meglio cullato dalle onde),

Davvero mi viene voglia di emigrare, prendere il largo per così dire.

L'ironia in tutta questa storia è che berlusconi vorrebbe "superpoteri" e il figlio di briatore è l'incrocio fra Nathan Never e Ken Falco. Si sono trovati tutti e due.

E allora non dispero perché: « Il suo nome è Ken, Ken Falco, non lo batteranno mai, quello che fa Ken, Ken Falco, tu da grande lo farai... »

E vaffanculo và!!



Domenica ti porterò sul lago...

... ma anche al mercatino dell'usato va bene ugualmente :)


Ieri, dopo un invito/suggerimento degli amici, Domenico e Federica... siamo andati al mercatino dell'usato che ogni domenica viene ospitato in una piccola pineta nella via marina della nostra città.


Il mercatino non offriva molte chicche (capita a volte) ma la mattinata è stata piacevole ugualmente, era da molto che non staccavo la spina dal lavoro e la piccola pineta è diventata, per qualche ora, una oasi di pace.


Molte persone, tanto sole e qualche scatto hanno condito il tutto, ne posto qualcuno della mattinata e qualche altro del pranzo


Il menù??
Salsicce di pollo e tacchino, insalata verde, fagiolini, cous cous e patate al forno, tutto rigorosamente al microonde, e per non farmi mancare niente ho preparato il budino.

















Il Pranzo












Cous Cous prima ... 




... e dopo la cura






Il budino


22 maggio 2010

Aggiornamento



La situazione web non è cambiata nonostante i consigli dei tecnici della Vodafone, e in più sono rimasto senza corrente fino a due minuti fa - sono le 17.30 - da questa notte all'una (un guasto alla rete a quanto detto).


Anche la vodafon key non funziona.


Ottimo weekend