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18 maggio 2013

L'elemosina al tempo della moneta elettronica




Bambina rom mi si avvicina mentre sistemo la spesa in auto, mi guarda e mi fa:

"dare moneta per favore?"
" non ne ho monete"
"dai, una sola moneta, anche come questa"
e mi mostra 5 centesimi

E io, mentre sto per salire in auto
"giuro, non ho una lira in tasca"
"non ci credo" mi fa lei un po' indispettita

Decido di rivoltarmi le tasche e le faccio vedere che non ho neanche una monetina.

"e come hai pagato tua spesa?"
"conosci la carta di credito?"
"carta cosa?"
Tiro fuori la carta di credito e le spiego cos'è, dicendole che è per questo che non ho soldi in tasca, e lei, con una nuova luce negli occhi: 
"ma ci puoi comprare tutto quello che vuoi?"
"si, certo, tutto quello che vuoi, basta strisciare la carta, e il gioco è fatto"
"bellissima, ne voglio una pure io"

E se ne va saltellando allegramente.

Mi sa che ho fatto una cazzata... la prossima volta mi aspetterà col Pos!
10 marzo 2013

Kiretto

Il mio rientro da Londra è coinciso con un cambio di vita quasi radicale.

Ho cambiato città, cambiato casa, cambiato telefono, trovato l'amore e, con esso, una bassottina di nome Camilla.

Poco dopo aver fatto la conoscenza di Camilla è arrivato, nella mia vita, Kiro.
Regalo di una coppia di cari amici, Kiro è un bassotto tedesco a pelo corto che, all'epoca dell'arrivo in famiglia, aveva circa 8 mesi.

Lo potete ammirare in questo scatto nella sua posa da Robert de Kiro





13 dicembre 2012

Assange e il futuro del mondo


"Julian Assange, il 15 giugno 2012 capisce che per lui è finita. Si trova a Londra.

Gli agenti inglesi l’arresteranno la settimana dopo, lo porteranno a Stoccolma, dove all’aereoporto non verrà prelevato dalle forze di polizia di Sua Maestà la regina di Svezia, bensì da due ufficiali della Cia, e un diplomatico statunitense, i quali avvalendosi di accordi formali tra le due nazioni farà prevalere il “diritto di opzione militare in caso di conflitto bellico dichiarato” sostenendo che Assange è “intervenuto attivamente” all’interno del conflitto Nato-Iraq mentre la guerra era in corso. 



Lo porteranno direttamente in Usa, nel Texas, dove verrà sottoposto a processo penale per attività terroristiche, chiedendo per lui l’applicazione della pena di morte sulla base del Patriot Act Law. Si consulta con il suo gruppo, fanno la scelta giusta dopo tre giorni di vorticosi scambi di informazioni in tutto il pianeta: “Vai all’ambasciata dell’Ecuador a piedi, con la metropolitana, stai lì”. Alle 9 del mattino del 19 giugno entra nell’ambasciata dell’Ecuador. Nessuna notizia, non lo sa nessuno. Il suo gruppo apre una trattativa con gli agenti inglesi a Londra, con gli svedesi a Stoccolma e con i diplomatici americani a Rio de Janeiro. Raggiungono un accordo: “Evitiamo rischio di attentati e facciamo passare le Olimpiadi, il 13 agosto se ne può andare in Sudamerica, facciamo tutto in silenzio, basta che non se ne parli”. I suoi accettano, ma allo stesso tempo non si fidano degli anglo-americani. Si danno da fare e mettono a segno due favolosi colpi. Il primo il 3 agosto, il secondo il 4.

Il 3 agosto, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, si presenta alla sede di Manhattan del FMI con il suo ministro dell’economia e il ministro degli esteri ecuadoregno Patino, in rappresentanza di “Alba” (acronimo che sta per Alianza Laburista Bolivariana America), l’unione economica tra Ecuador, Colombia e Venezuela. La Kirchner si fa fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostra un assegno di 12 miliardi di euro intestato al FMI con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino ha versato poche ore prima. “Con questa tranche, l'Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del FMI che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fossero l’unica strada. 

Noi abbiamo seguito una strada opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi e siamo in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del FMI e della Banca Mondiale sono idee errate, sbagliate. Lo erano allora, lo sono ancor di più oggi. Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale.”. Subito dopo la Kirchner ha presentato una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli Usa al WTO, coinvolgendo il FMI grazie ai file messi a disposizione da Wikileaks, cioè Assange. L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni. Con gli interessi composti. “Volevano questo, bene, l’hanno ottenuto. Adesso che paghino”. E’ una lotta tra la Kirchner e la Lagarde. Le due Cristine duellano da un anno impietosamente. 

Grazie ad Assange, dato che il suo gruppo ha tutte le trascrizioni di diverse conversazioni in diverse cancellerie del globo, che coinvolgono gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, la Germania, il Vaticano, dove l’economia la fa da padrone. Osama Bin Laden è stato mandato in soffitta e sostituito da John Maynard Keynes. Lui è diventato il nemico pubblico numero uno delle grandi potenze; in queste lunghe conversazioni si parla di come mettere in ginocchio le economie sudamericane, come portar via le loro risorse energetiche, come impedir loro di riprendersi e crescere, come impedire ai governi di far passare i piani economici keynesiani applicando invece i dettami del FMI il cui unico scopo consiste nel praticare una politica neo-colonialista a vantaggio soprattutto di Spagna, Italia e Germania, con capitali inglesi. Gran parte dei file sono già resi pubblici su internet. Gran parte dei file sono offerti da Assange all’ambasciatore in Gran Bretagna dell’Ecuador, la prima nazione del continente americano, e unica nazione nel mondo occidentale dal 1948, ad aver applicato il concetto di “debito immorale” ovvero “il rifiuto politico e tecnico di saldare alla comunità internazionale i debiti consolidati dello Stato perché ottenuti dai precedenti governi attraverso la corruzione, la violazione dello Stato di Diritto, la violazione di norme costituzionali”.

Il 12 dicembre del 2008, il neo presidente del governo dell’Ecuador Rafael Correa (Pil di 50 miliardi di euro, circa 30 volte meno dell’Italia) dichiara in diretta televisiva in tutto il continente americano (l’Europa non ha mai trasmesso neppure un fotogramma e difficilmente si trova nella rete europea materiale visivo) di “aver deciso di cancellare il debito nazionale considerandolo immondo, perché immorale; hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso. Hanno fatto credere che ciò chè è Legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in terra d’Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”. Cifra del debito: 11 miliardi di euro. Il FMI fa cancellare l’Ecuador dal nòvero delle nazioni civili: non avrà mai più aiuti di nessun genere da nessuno “Il paese va isolato” dichiaraDominique Strauss Kahn, allora segretario del FMI.


Il Paese è in ginocchio. Il giorno dopo, Hugo Chavez annuncia che darà il proprio contributo con petrolio e gas gratis all’Ecuador per dieci anni. Quattro ore più tardi, il presidente Lula annuncia in televisione che darà gratis 100 tonnellate al giorno di grano, riso, soya e frutta per nutrire la popolazione, finchè la nazione non si sarà ripresa. La sera, l’Argentina annuncia che darà il 3% della propria produzione di carne bovina di prima scelta gratis all’Ecuador per garantire la quantità di proteine per la popolazione. Il mattino dopo, in Bolivia, Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo. Tassa i produttori di foglie di coca e offre all’Ecuador un prestito di 5 miliardi di euro a tasso zero restituibile in dieci anni in 120 rate. Due giorni dopo, l’Ecuador denuncia la United Fruit Company e la Del Monte & Associates per “schiavismo e crimini contro l’umanità”, nazionalizza l’industria agricola delle banane (l’Ecuador è il primo produttore al mondo) e lancia un piano nazionale di investimento di agricoltura biologica ecologica pura. Dieci giorni dopo, i verdi bavaresi, i verdi dello Schleswig Holstein, in Italia la Conad, e in Danimarca la Haagen Daaz, si dichiarano disponibili a firmare subito contratti decennali di acquisto della produzione di banane attraverso regolari tratte finanziarie in euro che possono essere scontate subito alla borsa delle merci di Chicago.
Il 20 dicembre del 2008, facendosi carico della protesta della United Fruit Company, il presidente George Bush dichiara “nulla e criminale la decisione dell’Ecuador” annunciando la richiesta di espulsione del paese dall’Onu: “siamo pronti anche a una opzione militare per salvaguardare gli interessi statunitensi”. Il mattino dopo, il potente studio legale diNew York Goldberg & Goldberg presenta una memoria difensiva sostenendo che c’è un precedente legale. Sei ore dopo, gli Usa si arrendono e impongono alla comunità internazionale l’accettazione e la legittimità del concetto di “debito immorale”. La United Fruit company viene provata come “multinazionale che pratica sistematicamente la corruzione politica” e condannata a pagare danni per 6 miliardi di euro. Da notare che il “precedente legale” (tuttora ignoto a gran parte degli europei) è datato 4 gennaio 2003 a firma George Bush. E' accaduto in Iraq che in quel momento risultava “tecnicamente” possedimento americano in quanto occupato dai marines con governo provvisorio non ancora riconosciuto dall’Onu. Saddam Hussein aveva lasciato debiti per 250 miliardi di euro (di cui 40 miliardi di euro nei confronti dell’Italia grazie alle manovre di Taraq Aziz, vice di Hussein e uomo dell’Opus Dei fedele al Vaticano) che gli Usa cancellano applicando il concetto di “debito immorale” e aprendo la strada a un precedente storico. Gli avvocati newyorchesi dell’Ecuador offrono al governo americano una scelta: o accettano e stanno zitti oppure, se si annulla la decisione dell’Ecuador, allora si annulla anche quella dell’Iraq e il tesoro Usa deve pagare subito i 250 miliardi di euro a tutti compresi gli interessi composti per quattro anni. Obama, non ancora insediato, ma già eletto, impone a Bush di gettare la spugna. La solida parcella degli avvocati newyorchesi viene pagata dal governo brasiliano.


Nasce allora il Sudamerica moderno. E cresce e si diffonde il mito di Rafael Correa, presidente eletto dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nelle banche cattoliche di Quito e dirottarli in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il Vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”. Tutto ciò lo si può raccontare oggi, grazie alla bella pensata del Foreign Office, andato nel pallone. In tutto il pianeta si parla di Rafael Correa, dell’Ecuador, del debito immorale, del nuovo Sudamerica che ha detto no al colonialismo e alla servitù alle multinazionali europee e statunitensi. In Italia lo faccio io sperando di essere soltanto uno dei tanti. Questo, per spiegare “perché l’Ecuador”. 


Per 400 anni, da quando gli europei scoprirono le banane ricche di potassio, gli ecuadoregni hanno vissuto nella povertà, nello sfruttamento, nell’indigenza, mentre per centinaia di anni un gruppo di oligarchi si arricchiva alle loro spalle. Non lo sarà mai più. A meno che non finiscano per vincere Mitt Romney, Draghi, Monti, Cameron e l’oligarchia finanziaria. L’esempio dell’Ecuador è vivo, può essere replicato in ogni nazione africana o asiatica del mondo. Anche in Europa. Per questo JulianAssange ha scelto l’Ecuador. Il colpo decisivo viene dato da una notizia esplosiva resa pubblica (non a caso) il 4 agosto del 2012. “Julian Assange ha firmato il contratto di delega con il magistrato spagnolo Garzòn che ne rappresenta i diritti legali a tutti gli effetti in ogni nazione del globo”. Chi è Garzòn? E’ il nemico pubblico numero uno della criminalità organizzata. 


È il nemico pubblico numero uno dell’Opus Dei. E’ il più feroce nemico di Silvio Berlusconi. E’ in assoluto il nemico più pericoloso per il sistema bancario mondiale. Magistrato spagnolo con 35 anni di attività ed esperienza alle spalle, responsabile della Procura reale di Madrid, ha avuto tra le mani i più importanti processi spagnoli degli ultimi 25 anni. Esperto in “media & finanza” e soprattutto grande esperto in incroci azionari e finanziari, salì alla ribalta internazionale nel 1993 perché presentò all’Interpol una denuncia controSilvio Berlusconi e Fedele Confalonieri (chiedendone l’arresto) relativa a Telecinco, Pentafilm, Fininvest, Reteitalia e Le cinq da cui veniva fuori che la Pentafilm (Berlusconi e Cecchi Gori soci, cioè PD e PDL insieme) acquistava a 100$ i diritti di un film alla Columbia Pictures che rivendeva a 500$ alla Telecinco che li rivendeva a 1000$ a Rete Italia che poi in ultima istanza vendeva a 2000$ alla Rai, in ben 142 casi tre volte: li ha venduti sia a Rai1 che a Ra2 che a Rai3. Lo stesso film. Cioè la Rai ha pagato i diritti di un film 20 volte il valore di mercato e l’ha acquistato tre volte, così tutti i partiti erano presenti alla pari. Quando si arrivò al nocciolo definitivo della faccenda, Berlusconi era presidente del consiglio, quindi Garzòn venne fermato dalla UE. Ottenne una mezza vittoria. Chiuse la Telecinco e finirono in galera i manager spagnoli. Ma Berlusconi rientrò dalla finestra nel 2003 come Mediaset. Si riaprì la battaglia, Garzòn stava sempre lì. 

Nel 2006 pensava di avercela fatta, ma il governo italiano di allora (Prodi) aiutò Berlusconi a uscirne. Nel 2004 aprì un incartamento contro papa Woytila e contro il managament dello Ior in Spagna e in Argentina, in relazione al finanziamento e sostegno da parte del Vaticano delle giunte militari di Pinochet e Videla in Sudamerica. Nel 2010 Garzòn si dimise andando in pensione, ma aprì uno studio di diritto internazionale dedicato esclusivamente a “media & finanza” con sede all’Aja in Olanda. E’ il magistrato che è andato a mettere il naso negli affari più scottanti, in campo mediatico, dell’Europa, degli ultimi venti anni. In quanto legale ufficiale di Assange, il giudice Garzòn ha l’accesso ai 145.000 file ancora in possesso di Assange che non sono stati resi pubblici. Ha già fatto sapere che il suo studio è pronto a denunciare diversi capi di stato occidentali al tribunale dei diritti civili con sede all’Aja. L’accusa sarà “crimini contro l’umanità, crimini contro la dignità della persona”. La battaglia è dunque aperta. E sarà decisiva soprattutto per il futuro della libertà in Rete. In Usa non fanno mistero del fatto che lo vogliono morto. Anche gli inglesi. Ma hanno non pochi guai perché, nel frattempo, nonostante sia abbastanza paranoico (e ne ha ben donde) Assange ha provveduto a tirar su un gruppo planetario che si occupa di contro-informazione (vera non quella italiana). I suoi esponenti sono anonimi. Nessuno sa chi siano. Non hanno un sito identificato. Semplicemente immettono in rete dati, notizie, informazioni, eventi. Poi, chi vuole sapere sa dove cercare e chi vuole capire capisce. Quando la temperatura si alza, va da sé, il tutto viene in superficie. E allora si balla tutti. In Sudamerica, oggi, la chiamano “British dance”. Speriamo soltanto che non abbia seguiti dolorosi o sanguinosi.

Per questo Assange sta dentro l’ambasciata dell’Ecuador. Per questo Garzòn lo difende. Per questo la storia del Sudamerica, va raccontata. Per questo l’Impero Britannico ha perso la testa e lo vuole far fuori. Perché Assange ha accesso a materiale di fonte diretta. E il solo fatto di dirlo, e divulgarlo, scopre le carte a chi governa, e ricorda alla gente che siamo dentro una Guerra Invisibile Mediatica. Non sanno come fare a fermare la diffusione di informazioni su ciò che accade nel mondo. Finora gli è andata bene, rimbecillendo e addormentando l’umanità. Ma nel caso ci si risvegliasse, per il potere sarebbero dolori imbarazzanti. Wikileaks non va letto come gossip. C’è gente che per immettere una informazione da un anonimo internet point a Canberra, Bogotà o Saint Tropez rischia anche la pelle. Questi anonimi meritano il nostro rispetto. E ci ricordano anche che non potremo più dire, domani “ma noi non sapevamo”. Chi vuole sapere, oggi, è ben servito. Basta cercare. Se poi, con questo "Sapere" un internauta non ne fa nulla, è una sua scelta. Tradotto vuol dire: finchè non mandiamo a casa l’immonda classe politica che mal ci rappresenta, le chiacchiere rimarranno a zero. Perché ormai sappiamo tutti come stanno le cose. Altrimenti, non ci si può lamentare o sorprendersi che in Italia nessuno abbia mai parlato prima dell’Ecuador, di Rafael Correa, di ciò che accade in Sudamerica, dello scontro furibondo in atto tra la presidente argentina e brasiliana da una parte e Christine Lagarde e la Merkel dall’altra. Perché stupirsi, quindi, che gli inglesi vogliano invadere un’ambasciata straniera? Non era mai accaduto neppure nei momenti più bollenti della cosiddetta Guerra Fredda. Come dicono in Sudamerica quando si chiede “ma che fanno in Europa, che succede lì?” Ormai si risponde dovunque “In Europa dormono. Non sanno che la vita esiste”. "



Un testo di  Sergio Di Cori Modigliani, scrittore e blogger che mi ha lasciato a bocca aperta



7 dicembre 2012

Lavorare alla Giapponese

Leggendo l'ultimo Buddismo e Società (nr 155) ho scoperto che:


Il verbo giapponese che significa "Lavorare" (hata-raku) etimologicamente indica "dare sollievo" (raku) alle persone che ti circondano (hata).



Una grande differenza con quello che ha dato origine alla parola "lavoro" nella nostra lingua:

Il latino "labor" si rifà invece all'idea di lavoro come attività dura e penosa (da qui il francese "travail", lo spagnolo "trabajo", il portoghese "trabalho"), parole che derivano tutte da uno strumento di tortura, il "tripalium" (struttura fatta di tre pali incrociati usata per immobilizzare il condannato).

È inutile, per certe cose i giapponesi sono anni luce avanti a noi



19 novembre 2012

Tanto per essere chiari


Vorrei solo dire qualcosa a chiare lettere, tanto per non restare in silenzio di fronte a tutto quello che sta accadendo fra Israele e Palestina sulla Striscia di Gaza.


Vorrei solamente dire una cosa ai due premier in causa e a tutti i loro compari:

Siete delle MERDE!!!

I vostri eserciti sono delle Merde!

Quello che state facendo fa schifo e meritate di marcire in un posto buio e umido per il resto dei vostri giorni!!!

Stronzi!!!

22 ottobre 2012

Cubovision e la 20 mega


A fine settembre vengo contattato a casa da un gentile operatore Telecom.



L'amico mi informa, che nella mia zona di residenza, è attiva la connessione a 20 Mb e che se voglio per il mese di Ottobre la posso provare GRATIS senza impegno.
La connessione a Novembre tornerebbe alla velocità normale di 7Mb, a meno di una mia richiesta per mantenerla a 20Mb.

La cosa mi interessa, chiedo di provare il servizio e chiudo la conversazione.

La settimana scorsa mi arriva una lettera della Telecom che mi informa dell'avvenuta attivazione del servizio CUBOVISION.

Ma io non ho mai richiesto l'attivazione di Cubovision, non so manco cosa sia, gli unici cubi che vedo sono le mie scatole, che si stanno rompendo appresso alla Telecom Italia.

Stamattina chiamo e l'operatrice AP399 mi informa che, nel momento dell'attivazione della 20Mb in realtà è stato attivato un pacchetto che contiene sia la 20Mb che la Cubovision. 

Le spiego che l'operatore amico suo non mi aveva manco per il cazzo accennato alla Cubovision, ma che mi aveva detto che avrei avuto un mese gratis di prova per la venti mega, e che alla fine di Ottobre sarebbe decaduta a meno che non avessi confermato io il servizio.

L'amica con il 99 finale mi fa capire che, a meno che non si fosse messo il suo collega a richiamare di sua sponte, il servizio sarebbe rimasto attivo (ad un costo di 5€ più 4.90€ per la Cubovision).

Alla fine ho disattivato tutto, sia la 20 Mega che Cubovision, se vorrò la linea più veloce chiamerò io e sceglierò l'attivazione del servizio.

Quindi vi avviso: se anche voi siete stati contattati da questi simpatici burloni che detengono il potere telematico nel nostro paese, fate attenzione, molto probabilmente vi stanno sodomizzando senza manco chiedervi scusa.




17 settembre 2012

iPhone 5, la parodia

Il braccino mette il cippino, il braccino mette il cippino! :D
Godetevi il video











11 settembre 2012

Il cliente non ha sempre ragione

Le pubblicità in tivvu dove, con pochi click si fanno siti web professionali, dovrebbero rimuoverle.


Poi dovrebbero prendere i committenti delle suddette e pestarli di legnate, dopo di che acciuffare chi ha ideato le campagne e mazziare pure loro...perché poi, i clienti, vengono da me e mi dicono che non ci vuole un cazzo a fare un sito web, che il prezzo pattuito è troppo alto, che preferiscono farlo fare gratis al cugino del fratello del cognato del prete del paesello che una volta ha acceso un Commodore 64, ha scritto LOAD e gli è uscita la scritta PRESS PLAY ON THE TAPE

Perché non ci vuole un cazzo a fare una cosa bella! 
In Photoshop c'è proprio un pulsante apposito, è nascosto fra lo strumento Secchiello e la Gomma, se lo clicchi appare la scritta "Sito bellissimo subito, ora!!", ed ecco fatto un sito in 5 minuti!!!

Ti auguro che la cacarella ti colga prestissimo, in aereo, mentre entrambi i cessi sono occupati da poveracci con lo stesso problema.

Che ti colga con annesse flatulenze pestilenziali, rumorosissime e fetidissime, di quelle che ti scolorano l'intimo firmato, e che di lato a te ci sia Vittorio Sgarbi, che alla prima scoreggia ti inizi a chiamare "capra, capra, capra" sputandovi in faccia e ricoprendovi di vergogna, schifo e forfora.

Che appena libero il cesso ti capiti di cadere nel corridoio a pancia in giù, con violenza, facendoti cagare nei pantaloni fino all'ultima goccia di materiale molliccio e puzzolente... e che il tutto accada proprio di fronte ad Angelina Jolie, che per lo schifo ti vomiti addosso il pranzo servito in aereo, la colazione dell'hotel e pure la cena del giorno prima.
Che Brad Pitt , seduto li di lato, si incazzi come una bestia e ti spacchi gengive e zigomi come in Fight Club,

Ti auguro che l'aereo prenda vuoti d'aria violenti, che i tuoi stessi escrementi si spargano per tutta la cabina fino a pitturare di marrone le bianche pareti volanti, causando un ammaraggio di fortuna.

Che gli squali di attacchino, a frotte, ripetutamente, fino a non lasciare di te che un ditino molliccio, lo stesso ditino che ti sarebbe bastato per fare, con un click, tutto il mio fottutissimo e dannato lavoro!!!

E buona notte, stronzo!!



8 aprile 2012

Uno ci può anche sperare no?

Dopo il furto del mio HTC HD2 sono alla disperata ricerca di un nuovo device, perché il telefono che sto usando temporaneamente al massimo mi fa mandare sms e cosi non posso andare avanti.


Il buon Antonio mi ha suggerito un modo per vincere un nuovo telefono e quindi, preso dalla foga del momento, e con la speranza nel cuore di vincere un nuovo device, posto il link al contest ... non si sa mai.


I ragazzi del contest, letto il mio post sul furto del telefono, dovrebbero assegnarmi 50 punti extra solo per la sfiga e per solidarietà nei confronti si un compagno di sventura rimasto senza smartphone.


E annamo daje!!!


http://www.androidiani.com/il-meglio-della-settimana-android/vinci-un-htc-evo-3d-con-androidiani-com-94230




14 marzo 2012

Ma guarda tu sto piccoletto


Un anno fa a quest'ora un aereo partiva dall'Italia con destinazione Londra.

Un anno fa di questi tempi il mio nipotino cominciava la sua stupenda vita. Mentre aspettavo i bagagli all'aeroporto di Stansted mio nipote faceva i primi ruttini, le prime poppate e le prime facce buffe a favore del pubblico formato da tutti i parenti presenti al lieto evento.

È passato un anno esatto e mi ritrovo nuovamente in Italia.

La vita mi ha preso per le spalle, mi ha dato un paio di violenti scossoni e mi ha detto: "bello di casa sai che c'è? ti rivoglio in Italia, hai ancora molto da fare li, quindi fai le valigie e torna da dove sei partito"

E cosi è stato, sono tornato in patria, col piano di restarci... almeno per un po'

Lasciare Londra non è stato facile, non quanto decidere di andarci a vivere, è stata ed è tutt'ora una decisione che mi ha fatto parecchio soffrire, per svariati motivi che non sto qui ad elencare per non ammazzarvi di noia e farvi venire voglia di mangiare cocci di bottiglie rotte.

Sto a poco a poco ripristinando le cose che avevo lasciato in sospeso prima della mia partenza, e ne sto sommando qualcuna in più, è un processo lento e per certi versi doloroso che mi sta portando via molto tempo, ma so che a poco alla volta ce la farò. Sono molto fortunato, oserei dire estremamente fortunato, perché ho una famiglia e amici straordinari che mi stanno sostenendo quotidianamente, alcuni vicinissimi altri meno, ma tutti presenti e preziosi.

Stamattina ho addirittura sentito nuovamente rumori provenire dalla mia soffitta... i miei piccoli ospiti mi hanno dato il benvenuto (o un ladro maldestro si è rotto il collo e adesso giace morto sul mio tetto).

A pranzo sono andato a casa dei miei genitori, ero seduto a tavola e assieme a noi c'era anche il mio piccolo nipotino, di un anno più vecchio. Ero li che pensavo con malinconia alla mia partenza, ai sogni e alle speranze, quando mi sento fissare. Tenendo in mano una paletta per cucinare che agitava come un direttore di orchestra con una variante acuta della sindrome di Parkinson, mio nipote mi guardava incuriosito.

È lì e mi fissa, io ricambio lo sguardo, allungo la mano e busso tre volte sul tavolo senza un reale motivo apparente, visto che avevo già la sua piena attenzione.

Lui sorride, mostrandomi i dentini bianchi che madre natura gli ha sparato da poco in bocca, si allunga verso il tavolo tenendo il pugno paffuto chiuso, e batte tre volte sul piano in granito, cosi come mi aveva visto fare.

E allora rido di gusto, e i pensieri negativi e le malinconie si trasformano in gioia, affascinato da quel sorriso carico di bava che mi ridà, con un gesto piccolo e apparentemente semplice, un motivo in più per gioire del fatto di essere tornato a casa.
Perché Londra sarà sempre li, pronta ad accogliermi come lei sa fare, ogni volta che lo vorrò, ma la casa e le gioie più grandi le conservo qui.