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15 gennaio 2012

Babe maialino coraggioso



Giovedì ho cucinato il maiale al forno per il mio padrone di casa.






Come ogni tanto capita mi chiede di cucinare per lui e io, quando posso, lo faccio.


La cosa era facile, un rollé di maiale che ho fatto al forno con contorno di patate. Un pezzo di porco che se fosse stato vivo si sarebbe mangiato da solo tanto era buono.


Il giorno dopo, passando dalla sua cucina, noto che il piatto è stato gradito, visto che la teglia che il giorno prima ospitava il suino era sul piano cottura, con pochi resti dentro a far da compagnia a due patate secche. Ma tanto la donna delle pulizie non verrà prima di lunedì e quindi il maiale resterà, molto probabilmente, esposto fino a tale giorno, nessuno della famiglia pulirà, capita spesso, anzi è la norma.


Venerdì mi viene chiesto se è possibile fare delle Lasagne per alcuni ospiti che verranno a cena lunedì. 


Certo che è possibile, che problema c'è?


Stamattina, domenica quindi, di buon'ora vado nella loro cucina, faccio il controllo di quello che c'è e di quello che manca e mi metto al lavoro impastando uova e farina per stendere le sfoglie (si, le faccio a mano le lasagne, io!!!) 


Mentre sono intento ad impastare mi rendo conto che il signor porco è ancora li dove l'ho visto l'ultima volta, sul piano cottura, bello, secco come una prugna della Sunsweet e profumato come quando era in vita.


Faccio spallucce e vado avanti, tanto non è la mia cucina.


Dopo ore di preparativi sono pronto per comporre la lasagna, ma mi serve una teglia, la teglia col porco, per essere precisi.


La prendo cercando di non fare smorfie, visto che in quel momento la moglie del landlord è in cucina a farsi un caffè, e mentre sono li li per aprire il cassonetto del compost mi assale un dubbio, e allora chiedo:


"signora, che ci faccio col maiale?"
"ah si guarda, mettilo in un piatto"
"un piatto?" ripeto, credendo di aver capito male, anzi malissimo.
"si un piatto"
"signo' è porco, è fuori da tre giorni, è sicura che non faccia male"
"ma no dai"


E quindi, prendendo pezzetti di cotenna e di carne secca, libero la teglia e riempio un piatto (che ovviamente ho lasciato sul piano cucina, perché se lo mettevo in frigo si appestava sicuro tutto il cibo).


Speriamo almeno che la lasagna sia venuta buona
Gnamm



9 dicembre 2011

Posso esserle utile?



Quali pensieri animano la vostra testolina quando, per necessità, siete costretti ad andare al comune della vostra città? Quando la carta di identità scade, o vi serve un cambio di residenza?






Quanti litri di sangue perdete dal naso al solo pensiero della fila, degli sportelli chiusi, tre si uno no, con le giacche poggiate sugli schienali?


L'ultima volta che sono andato al comune, in Italia, era il giorno del mio compleanno e c'ho passato il pomeriggio! 
La storia che vi racconterò è basata su eventi reali. Tempistiche, situazioni, clima e colonna sonora sono frutto della realtà e non della mia mente deviata. 


Cominciamo.


Ultimamente mi sono visto costretto ad andare al comune del mio distretto, in quel di Brixton, zona sud di Londra. Il comune è relativamente vicino a casa mia, una passeggiata di una ventina di minuti attraverso una zona che sembra, a zone alterne, un po' il Bronx e un po' un mercato rionale napoletano. 


La passeggiata è piacevole, c'è un timido sole che cerca di riscaldare il mondo e in cuffia ho l'album migliore che gli Oasis abbiano mai scritto, (What's the Story) Morning Glory?.


Arrivo al comune e la prima cosa che incontro è, ovviamente, la fila. Due file in realtà, una per chi aveva prenotato prima e un'altra per il resto delle persone, ed entrambe le code finivano di fronte ad un bancone lungo circa quattro metri, dietro al quale stavano tre operosi addetti.


Abituato alle file italiane mi scoraggio da subito, ci passerò la mattinata in quel posto già lo so, sono sicuro!!! 


Nell'attesa mi guardo attorno, noto due file di pc messi li a disposizione delle persone, noto degli addetti in attesa di poter "essere utile" e dei monitor giganti con messaggi di pubblica utilità, dal: "raccogli la popò del tuo cane" a "il personale è al vostro servizio, ma non fategli girare i coglioni con comportamenti poco gradevoli che non è il caso" (ok questa l'ho sintetizzata ma il messaggio velato era quello).


Non faccio in tempo a finire la perlustrazione della sala che è già il mio turno, e saranno passati due minuti massimo.


La signora che mi serve mi chiede cosa devo fare, glielo dico, lei preme un pulsante e mi da un biglietto numerato 713, settecentotredici alle dieci del mattino??? Spero sia la continuazione del giorno precedente altrimenti sono fottuto!


Mi viene chiesto di accomodarmi in sala d'aspetto e io ubbidisco.


Per fortuna che ho il mio ebook, almeno posso leggere nell'attesa e farmi passare il tempo. Trovo un posto libero, mi metto il numero fra i denti mentre mi sfilo la borsa e il cappotto, afferro l'ebook da dentro la borsa e, prima ancora di sedermi, vedo su di un monitor che allo sportello numero 21 stanno aspettando il numero 713 ... cavoli è il mio numero, poso di nuovo il libro e mi fiondo verso lo sportello.


Lo sportello in realtà non è uno sportello come noi lo conosciamo, ma è una semplice scrivania, affiancata ad una che la precede e ad una che la segue per un totale di 31 scrivanie... tutte occupate, nessuna esclusa.


La signora che mi accoglie è straniera, parla un inglese con un forte accento indiano (come si riconosce un accento indiano? dall'alito), è diretta e va subito al sodo chiedendo come può essermi utile. Parliamo, le spiego cosa mi serve e le porgo dei documenti che avevo precedentemente scaricato dal loro sito e compilato a casa. Lei li prende assieme alla mia carta di identità della quale fa una fotocopia immediata con un piccolo scanner poggiato sulla sua scrivania, timbra quà,  firma la, domanda dettagli, mi porge dei fogli e fa firmare anche me.


Sono passati poco più di quindici minuti da quando mi sono seduto, venti da quando ho messo piede dentro il comune.


Mi dice che le devo portare ancora un ultimo documento, ma che per il momento abbiamo finito. Raccolgo la giacca e la borsa, saluto sprizzando gratitudine da ogni poro, e vado via, felice di non aver perso un'intera mattinata in inutili attese, e contento di sapere che c'è gente che ancora ama lavorare a questo mondo.


Visto che capitano spesso "botte di culo" di questo genere nella vita, non ho voluto scrivere subito questo post, ma aspettare altre 2 visite che avevo preventivato di dover fare al comune, per fare la "prova del nove" e per cacciarmi il dubbio.


Ebbene tutte le mie visite si sono svolte alla stessa maniera e con le stesse tempistiche. Il giorno che ho "perso" più tempo è stato quando ho dovuto aspettare che chiamassero il mio numero per qualcosa come 6 minuti ... nulla di più.


Se solo non friggessero pancetta per colazione ... li potrei anche amare 







1 dicembre 2011

Com'è profondo il mare



Sono sceso in calabria dopo mesi di Lontra, sono arrivato un venerdì sera e il giorno dopo ero già al mare.




Non mi era mai mancato il mare in questi mesi, avevo nostalgia degli affetti, degli affettati anche (qui il San Daniele non sanno cosa sia) e del sole, ma nostalgia del mare mai, la nostalgia del mare arriva quando lo rivedi, o perlomeno, a me è successo cosi.

Un sabato mattina di qualche settimana fa, quindi, sono sceso al mare da solo, mi sono levato le scarpe, arrotolato i pantaloni alla "zuava" e l'ho salutato nell'unico modo adatto per salutare il mare, entrandoci dentro.

Ho immerso i piedi in un'acqua fresca e limpidissima che ha iniziato a pungere come milioni di spilli prima di diventare calda e piacevole.

E così, come un vecchio amico, il mare ha ricambiato il saluto, avvolgendomi le gambe, schiumando attorno alle mie dita e trascinando sabbia sottile tutto attorno ai miei piedi.


Sono rimasto cosi, passeggiando sul bagnasciuga per circa un'ora. Mi sono goduto il sole e il rumore delle onde. In quell'istante ho capito le persone che, dopo un anno di città, tornano in Calabria e rivedono il mare. 


Ho capito i miei cugini romani, i parenti di Reggio Emilia, ho capito come possa mancare tanto il mare a chi, per un anno o più, vede solo palazzi e montagne.


Per portarmene un po' a casa l'ho filmato, eccone un pezzetto ...



Ps. La colonna sonora è di Damien Rice "Blower's Daughter" e quella in fondo è la Sicilia






25 novembre 2011

Ever mates


Solitamente non parlo del mio lavoro, anche perché sono convinto di essere bravo e se dovessi farlo ne parlerei sempre con aria di superiorità, con aria di tracotanza (mi piace come suona sta parola ma non so cosa voglia dire) con l'aria Denim, dell'uomo che non deve chiedere mai ... insomma con dell'aria ... il che fa capire molto di me



In 10 anni di onorata carriera ho lavorato, conosciuto e visto svariate agenzie di comunicazione, marketing, grafica o sviluppo software ... o pseudo tali.

Ho avuto "capi" di tutti i tipi, quelli che dormivano fino alle dieci del mattino e che un sito web era lavoro di sei mesi; quelli che non uscivano mai dall'ufficio... troppo intenti a leggere il "sole 24 ore" e a far la parte de: "sono un grande imprenditore" fino a quelli con cui sono andato volentieri a cena e che "un amaro del capo lo vuoi?" alle cinque del pomeriggio. 

Ovviamene ho anche avuto colleghi di ogni genere. Colleghi con cui ridere che sono diventati amici e quelli che si sono persi per strada. Ho conosciuto gente che si è autodefinita "art director" cosi, tanto per sport, e gente che ha mantenuto grande umiltà e professionalità anche dopo anni di lavoro duro.

In questo percorso ho sempre sognato un metodo di lavoro che contemplasse una grande voglia di fare, libertà di sperimentazione, alta tecnologia, guadagni equi e libertà di espressione. Tutte cose che, in un modo o nell'altro, sono sempre state castrate sul nascere.

Fino a qualche mese fa.

Fino a quando assieme a tre pazzi non abbiamo deciso che era tempo di investire su noi stessi, rischiare, dare il cento per cento per un progetto che ci potesse finalmente dare quello che avevamo sempre sognato a livello professionale.

A novembre è ufficialmente nata Evermind, e nella foto seguente potete ammirare (parolone, lo so) il team al completo che brinda dopo la firma dal notaio.

La cosa strana è che due dei membri li ho conosciuti dal vero proprio il giorno della firma dal notaio. Mi sono fatto il mio viaggietto da londra per abbracciare fisicamente le persone con le quali, attraverso skype, facevo riunioni su riunioni da mesi.

È stato emozionante, è stato bello, è stato un parto ma senza la noia del cesario e del bambino.

Il progetto è grande ed ambizioso ... ed è aperto a tutti.

Restate sintonizzati ;)



18 novembre 2011

È Venerdì gente ...


... quando tutto manca ... facciamoci almeno due risate :)


Buon video






13 novembre 2011

È stato bello


Da un post di Marco Travaglio, per festeggiare la splendida giornata di ieri, volentieri posto e condivido

Non entrerò mai in politica. Scendo in campo. Il Paese che amo. Per un nuovo miracolo italiano. L’Italia come il Milan. Basta ladri di Stato. La rivoluzione liberale.

Il Polo delle Libertà. Il decreto Biondi. Vendo le mie tv. Golpe giudiziario. Giuro sulla testa dei miei figli. Lasciatemi lavorare. Sono l’unto del Signore. Ribaltone. Scalfaro è comunista. Con Bossi mai più nemmeno un caffè. Mai detto che sono l’Unto del Signore. Dini è comunista. Il popolo è con me. Prodi utile idiota dei comunisti. Visco Dracula. Toghe rosse. D’Alema è comunista. L’amico Massimo. La Costituzione è comunista. La grande riforma della Costituzione.

La Casa delle Libertà. Il premier non ha poteri. La grande riforma della giustizia. L’amico Vladimir. L’amico George. L’amico Muammar. Gheddafi leader di libertà. Nessun condono. Concordato fiscale. Scudo fiscale. Condono fiscale ed edilizio. Letta è una benedizione di Dio. Romolo e Remolo.

All Iberian mai sentita. Mills mai conosciuto. La proporrò per il ruolo di kapò. Turisti della democrazia. L’Islam civiltà inferiore. Meno tasse per tutti. Tutta colpa dell’euro. La mafia, poche centinaia di persone. Grandi opere. Sono stato frainteso. Tutta colpa delle torri gemelle. Lei è meglio di Cacciari, le presenterò mia moglie.

Il circuito mediatico-giudiziario. Fede è un quasi eroe. L’amico Bossi. Uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti. L’amico Pollari. Le rogatorie. La Piovra rovina l’Italia all’estero. L’amico Pompa. Il falso in bilancio. Mangano si comportava bene, prendeva la comunione nella cappella di Arcore. La legge Cirami. Dell’Utri è perseguitato. Legittimo sospetto. Previti è perseguitato. Il lodo Maccanico. Il Ponte sullo Stretto. Il lodo Schifani. Tutti sono uguali di fronte alla legge, ma io sono un po’ più uguale degli altri.

Ciampi è comunista. Il decreto salva-Rete 4. I poteri forti. La legge Gasparri. L’Economist è comunista. Che ne direbbe di una ciulatina? I direttori dei giornali devono cambiare mestiere. Bertolaso uomo della Provvidenza. La legge Cirielli. Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, anzi mandava la gente in vacanza al confino. Sempre stato assolto. La stampa estera copia da Unità e Repubblica. Napolitano è comunista.

Giustizia a orologeria. L’amico Minzo. I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Telekom Serbia è tutta una tangente. I brogli di Prodi. La commissione Mitrokhin. La giusta amnistia. I comunisti cinesi bollivano i bambini per farne concime. Farò sparire la spazzatura da Napoli in tre giorni. Ho 109 processi. Sarkozy ha imparato da me. Chi scrive di mafia lo strangolerei con le mie mani.

Il Popolo delle Libertà. Obama abbronzato. Il miracolo della ricostruzione dell’Aquila. Evadere è un diritto naturale che è nel cuore degli uomini. Ai giudici noi insidiamo le mogli, siamo dei tombeur de femmes. Il Family Day. Che fate, ragazze, mi toccate il culo? Mille giudici si occupano di me. Agostino, trova una parte ad Antonella: è impazzita, racconta cose in giro. Lodo Alfano. La Consulta è comunista. Legittimo impedimento. Partito dell’Amore e sinistra dell’odio. Il padre di Noemi autista di Craxi. Prescrizione breve.

Mai frequentato minorenni. Le mani nelle tasche degli italiani. La signora Lario mente. Processo breve. Vedi, Patrizia, tu devi toccarti. La privacy. Processo lungo. Candido Lampedusa al Nobel per la Pace. Caro dottor Fede, cioè volevo dire Vespa. Ruby nipote

di Mubarak. Non chiamo Gheddafi per non disturbarlo. La legge anticorruzione. La mia fidanzatina. Siamo tutti intercettati. Solo cene eleganti. Riformare le intercettazioni. Pagavo Ruby perchè non si prostituisse.

La rapina Mondadori. L’amico Lavitola. Me ne vado da questo Paese di merda. Il miglior premier degli ultimi 150 anni. Culona inchiavabile. L’amico Gianpi. Faccio il premier a tempo perso. La maggioranza è coesa. Ho i numeri alla Camera. Traditori. Mi dimetto.
Sic transit gloria immundi

3 novembre 2011

Ho incontrato Gwyneth Paltrow


Una paio di sabati fa siamo andati a fare una passeggiata in zona Liverpool Street. 
Ci siamo fermati a mangiare in una gioielleria mascherata da pub (visti i prezzi) e dopo aver cenato e digerito, saranno state le 19.45, ci siamo avviati verso la stazione della metro.



La temperatura era fresca, per non dire che faceva un cazzo di freddo, si camminava fianco a fianco cercando di trattenere il calore quando ad un certo punto...


Attori principali:


  • Io
  • Fede
  • Alessia detta Valentina
  • Davide
  • Gwyneth Paltrow

Visto che l'aria era gelida io camminavo fianco a fianco alle due giovani donne mentre Davide, più abituato alle temperature londinesi, camminava qualche passo d'avanti a noi. Ad un certo punto, proprio di fronte ad un portone, veniamo investiti da un getto di aria calda proveniente da chissà dove. Poteva anche essere l'aria calda espulsa dal cesso di un carcere minorile, per quello che ne potevamo sapere, fatto sta che ci siamo immediatamente bloccati per goderci il dolce tepore, come dei barboni attorno ad un barile incendiato.


Il tutto si è svolto in 10 secondi. Noi tre ci blocchiamo, Davide che già stava qualche metro d'avanti a noi si blocca, gira di 180° sui tacchi e torna verso di noi dicendoci:
"Ma l'avete vista chi era?"
e noi in coro come Qui Quò e Quà: "No chi era?"
"Era Gwyneth Paltrow"
"Gwyneth Paltrow????!!!!"  


Neanche il tempo di dirlo e lei ci supera, in compagnia di un tizio, e si dirige verso un locale in  fondo alla strada. Il panico ci assale, siamo tentati, vogliamo seguirla ma non vogliamo fare la parte degli invadenti.


Poi il buon senso prende e se ne parte per la tangente e noi entriamo in una spirale di delirio. Cominciamo a seguirla come dei maniaci, quattro persone alla caccia di una bionda spilungona.
Arriviamo di fronte al locale e, prendendo il coraggio a due mani, entriamo.


Il posto è figo, un enorme bancone circolare occupa il centro della sala e tutto attorno tavolini e salottini.


Dietro una sfilza di barman cominciano a chiederci cosa desideriamo, se ci serve un tavolo o vogliamo qualcosa da bere. Ma noi non rispondiamo neanche, siamo attratti dalla Guinet come le falene d'avanti una lampadina, intenti a capire se è davvero lei o una sosia parecchio sosia.
La Guinet si ferma al bancone e noi a tre metri di distanza facciamo versi squittendo come un gruppo di topi da laboratorio che hanno aspirato dell'elio:


"ma è lei?"
"ma si che è lei"
"ma mi sembra troppo giovane"
"ma no che è lei"
"dai Dò, vai al cesso e passale d'avanti"


E io, assumendo l'aria di chi deve pisciare e se la sta tenendo da ore, mi incammino verso la stangona bionda.

Avete presento come vi guardano certi cani? Occhi fissi e testa inclinata leggermente di lato? Ecco, io avevo lo stesso atteggiamento, la fisso e continuo a fissarla per tutto il tragitto dal bancone al cesso, le passo a circa mezzo metro di distanza e continuo a guardarla attentamente... se fossi stato superman l'avrei incendiata col mio sguardo laser tanto strizzavo gli occhi.


La supero e vado al cesso.


Qui per non perdere l'allenamento continuo a fissare tutti come un maniaco sessuale.


Resto cinque minuti nel bagno e poi torno fuori, faccio il percorso inverso e Guinet è sparita, seduta in un salottino con degli amici, e anche la mia comitiva di maniaci personale è sparita.


Faccio il giro del locale, cerco nei salottini, guardo sotto ai tavoli, fisso la gente, ormai fisso tutti, il barman mi parla e io lo fisso, fisso i quadri e quelli fuori che fumano, giro come una trottola ma non trovo più nessuno.


Esco dal locale, il buttafuori mi fissa e io ricambio tanto per non perdere l'abitudine. Provo a chiamare ma il telefono resta muto, e io ovviamente lo fisso per 5 minuti pensando al da fare.


Sono stato abbandonato in un locale, con il dubbio atroce di aver molestato Guinet Paltrov nel migliore dei casi, o una sconosciuta nel peggiore.


E mentre sono li che cerco di capire cosa fare la mia comitiva di maniaci spunta dal bagno e mi si avvicina facendomi cenno di scappare.


Cosi scopro che mentre ero alla "tualet" loro si erano prodigati in manovre degne di spie russe per riuscire a capire la reale identità della vera sosia di Guinetta, con Alessia detta Valentina pronta, col braccio teso e telefonino alla mano, a rubare uno scatto dell'amata.


Siamo stati fortunati, potevano denunciarci e poi menarci, non necessariamente in quest'ordine.


Alla fine non so se ho visto o meno Guinet Paltrow, ma so che lei ha visto me, un altro Guinetto Paltrovo©.


Cheers Guinet




©A.Orlandoja

15 ottobre 2011

Lo abbracceresti quest'orso?



Quando Fabian viaggia in autobus il posto di fianco a lui resta sempre vuoto.
Perché Fabian è handicappato, e sedersi di fianco a chi è diversamente abile sembra sia ancora un problema per qualcuno.






Ed è per questo che la Pro Infirmis ha voluto condurre questo esperimento che, più che spiegare a parole (non sono capace lo sapete) vi faccio direttamente vedere. 


Buona visione








Un grazie a Julius design che ha condiviso il post su Twitter





10 ottobre 2011

Se Steve fosse nato in provincia di Napoli


Dopo la morte di Steve Jobs ne ho lette e sentite di tutti i colori, minchiate per lo più, devo ammetterlo. Ma non voglio star qui a scrivere il mio punto di vista, non ero fan di Jobs né del suo impero, ma mi spiace per la morte prematura di un essere umano, cosi come mi spiace per tutte le persone che muoiono ogni giorno per le cause più disparate.

Fra i tanti articoli che ho trovato girando per la rete me n'è piaciuto moltissimo uno di Antonio Menna, un giovane scrittore/giornalista che vi riporto per filo e per segno. A me ha fatto ridere, ma soprattutto pensare.

E a voi?

Eccolo:

"Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più."



14 settembre 2011

Sei mesi londrici

Oggi sono sei mesi di Londra, non è moltissimo anche se in effetti non mi sembra di essere qui da sei mesi, ma qualcosa di meno, tipo da cinque mesi e tre quarti.


Visto che oggi è stata una giornata favorevole sotto molti punti di vista e considerato il fatto che la cosa si sia verificata in concomitanza con questo evento mi faccio e vi faccio i miei più cari saluti con una cartolina che l'altro giorno, vuoi un leggero esaurimento psicosomatico, ho buttato giù.


Quindi saluti da Londra, o come preferisco io, saluti da Lontra