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13 dicembre 2010

Arte contemporanea - parte prima



Alzi la mano chi, di fronte ad un opera di arte contemporanea, non ha mai pensato:
"Sta cosa la potevo fare pure io"






Stasera leggo e leggendo sorrido:
"Scambiano l'arte per spazzatura e buttano l'opera nell'inceneritore"
Scambiano un'opera d'arte contemporanea per spazzatura e la buttano nel compattatore. Sfortunata sorte quella di «Legg-io», un opera d'arte povera di Isabella Facco scambiata dai netturbini dell'Aps per un rifiuto da portare all'inceneritore.


Il confine che separa l'arte contemporanea dalla spazzatura è sottilissimo, reso possibile a volte quasi unicamente dallo spazio espositivo in cui si trova l'opera. E come spesso accade la frase maggiormente ascoltata in un museo di arte contemporanea e maggiormente pronunciata resta appunto l'interrogativo: "questa cosa la potevo fare meglio io??".


Il più delle volte dietro un opera c'è uno studio profondo e serio del messaggio che si vuole veicolare, del come colpire lo spettatore, con quale tecnica artistica e con quale materiale. Approfondendo la visione di una singola opera apparentemente assurda si può comprendere la spinta artistica ed emozionale che ha permesso all'artista di arrivare ad una soluzione il più delle volte estrema.


Altre volte magari è solo spazzatura, e la differenza la fa chi spinge il pezzo, il critico che parla dietro compenso e altri fattori più o meno influenti.


Resta il fatto che il fine ultimo dell'arte sia quello di colpire ed emozionare, purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista) non è più l'epoca della tecnica o della bravura artistica intesa come capacità di generare il bello, a fare di un opera un pezzo d'arte o un accozzaglia di metallo e legno.


Adesso tutto può essere o non essere arte, dipende dallo sguardo del fruitore. E se l'osservatore ha sguardo buono la prima cosa che dovrà osservare in un museo di arte contemporanea sarà la targhetta con il nome dell'opera, e poi l'opera stessa, per non incappare nel tragico errore di fissare un estintore per venti minuti credendolo concetto estremo di arte fiamminga.


Per non confondere l'anziana che si riposa su una seggiola per un installazione post moderna.


Non avendo molto in simpatia l'arte contemporanea e reputandola in parte sopravalutata sorrido leggendo questa notizia perché a volte, proprio per uno sbaglio del genere, si può arrivare agli onori della cronaca magari senza meritalo. Un errore del genere mi fa illudere che si possa ridimensionare per un attimo un settore che a volte troppo si prende sul serio, e troppo poco si diverte


Ovviamente è solo il mio pensiero, il mio modo di vedere la cosa, mi spiace per l'artista coinvolta nel "dramma" ma soprattutto per i netturbini che immagino saranno stati additati come "ignoranti" da questo e da quell'altro "esperto del settore".


Nel video Guzzanti valuta l'arte

1 commenti:

  1. ragazzi, qui non si sta parlando di un'opera qualsiasi, si sta parlando del LEGG-IO, non so se rendo l'idea. Vi invito a guardarne una foto per capire quale ignoranza devono avere quei netturbini per scambiare per spazzatura questo capolavoro.

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